domenica 27 maggio 2018

Noi genitori: Esserci con tenerezza.

Quando incontrate una scuola possibile, vi prego, non abbiate paura di viverla. 
Se vi state chiedendo come poterla riconoscere, cosa è che la rende possibile, non preoccupatevi: è lei che riconoscerà voi, vi catturerà, e vi chiamerà per nome. Allora siate semplicemente pronti a rispondere, con una sola raccomandazione, però: fatelo sempre con...tenerezza. Si, avete capito bene. 
Con tenerezza. 
Quella forza delicata, gentile che ci fa prossimi al mondo, agli altri. Quella passione silenziosa che ci esorta a costruire insieme per un bene comune. Quello strumento necessario per comprendere e quando occorre intercettare in profondità, il senso e il valore delle cose. Quella volontà di ascoltare prima ancora di parlare, di conoscere prima ancora di giudicare, di osservare prima ancora di guardare, di sostare prima ancora di agire. Quel linguaggio fatto di gesti semplici, gratuiti. Quello sguardo che diventa incontro.
Ecco, sia questo il vostro sentimento verso la scuola possibile.
E allora, con questa tenerezza entrate a scuola, fatevi coinvolgere e coinvolgete. Partecipate e apritevi al dialogo e al confronto in una relazione diretta, sincera e continua. Offrite con generosità e rispetto. Cercate sempre di intuire il bisogno e di rispondere a quel bisogno con disponibilità vera, con la consapevolezza dei vostri talenti, dei vostri limiti e della vostra finitezza. Andate sempre oltre le apparenze che troppo spesso esauriscono la realtà. Non rinunciate a sognare, a volere impossibilmente il possibile. Non fermatevi mai davanti a un dubbio ma esprimetelo, perché esistono insegnanti capaci di accoglierlo e restituirvi certezza. Fidatevi e rinnovate questa fiducia tutte le volte che le aspettative impediscono di aprire prima il cuore. Cercate sempre di stupirvi e di meravigliarvi: la bellezza può essere guardata solo attraverso gli occhi dello stupore...Non date mai nulla per scontato, sappiate invece dire il vostro grazie. Ditelo come se fosse una carezza dell’anima. Una parola breve, ma infinitamente preziosa. 
Emozionatevi senza imbarazzo. Non nascondete le lacrime quando siete felici, e soprattutto non fatelo quando siete tristi. Mostratevi con sincerità. 
E sostenete un’idea con discrezione, con educata convinzione e sentite vostra l’idea dell’altro e insieme datele la forma per cui è stata pensata.  
In breve. Sentitevi parte.
Io l’ho fatto, ho risposto a quella chiamata. Sono entrata in classe tutta intera, con la mia timidezza, con la mia fortezza, con i miei talenti da porgere, tanti dei quali è stata la stessa scuola a farmeli scoprire. 
Mi sono tuffata nello splendido rumore dei bambini, ho giocato con loro, ho imparato con loro, ho lavorato con loro. Ho scelto che la scuola diventasse un pezzo indimenticabile della mia storia.
E questo accade quando incontri una maestra che sa accoglierti con quella stessa tenerezza, per ciò che semplicemente sei, che, come fa con i suoi bambini, dopo aver condiviso, dopo aver segnato insieme la strada da percorrere e individuato la meta da raggiungere, si sposta e lascia che sia tu a muoverti in serenità e in quella libertà necessaria per riuscire a dare. Completamente, incondizionatamente. 
Accade quando incontri una maestra che ti contagia con il suo entusiasmo, che si appassiona con te, che crede che solo insieme un sogno può diventare realtà...e una realtà trasformarsi in sogno…
E accade ancora quando una maestra non si trincera nel suo ruolo, non delimita il suo spazio, ma si apre, sapendo che l’altro, sia il bambino, il collega o il genitore, è risorsa preziosa, l'opportunità per avere una reale restituzione di sé.
E così io e quella maestra abbiamo camminato una a fianco all'altra, in uno scambio graduale e continuo e negli anni siamo diventate squadra. Ci siamo prestate gli occhi, ci siamo mosse per saperci ospitare, ci siamo avvicinate per guardarci meglio, ci siamo allontanate per avere entrambe una migliore prospettiva da restituire l'una all'altra, ci siamo ascoltate e consigliate con onestà. 
Abbiamo condiviso le scelte, le abbiamo riviste, le abbiamo riconfermate. Le abbiamo compiute. Spesso in solitudine, con coraggio, ma felici di sentirci sempre dentro a quelle scelte.
Abbiamo compreso che la scoperta non è rivelare il nuovo ma è far emergere quanto già esiste, ma che da solo, senza strumenti, non sa come sprigionarsi, rendersi visibile.
Sapete, in questo donarci, non so quanto davvero sono riuscita a offrire, sicuramente non quanto avrei desiderato. Ma so con certezza quanto sono riuscita a ricevere, in quella promessa che oggi posso dire con tanta gratitudine essere stata mantenuta. Ho ricevuto un figlio sempre più figlio ed io sono diventata ogni giorno una mamma…sempre più mamma proprio in quel figlio
Sapete, se la scuola ha saputo prendersi cura di Sebastian per presentarlo alla vita, formandolo, crescendolo, educandolo, mi ha insegnato che genitore essere, cosa conta davvero, quale ruolo oggi la scuola deve avere, davanti a un mondo dove la durezza sta prendendo il sopravvento sulla tenerezza.
E’ proprio vero...il cambiamento nasce da dentro...
Concludo e mi piace farlo ritornando per un momento al punto di partenza, quando aprendo questo blog ho trovato ad accogliermi le parole di Pennac. Parole che ho riletto tante volte in questi cinque anni. Fino a quando all'improvviso e magicamente mi sono ritrovata dentro quell'orchestra con il mio strumento tra le mani. Davanti a me il direttore d'orchestra, con lo sguardo attento rivolto a ogni musicista, con la sua bacchetta pronta a indicare gli attacchi e i tempi, alle volte semplici, altre più difficili ma sempre a misura di tutti e ciascuno. E in quella bacchetta, in quegli attacchi riconoscere quel movimento che precede l'istante in cui l'orchestra comincia a suonare
Quel movimento che si chiama, levare
Quello che tu, maestra Enrica hai sempre chiamato liberare
Dove nasce il sapere più grande e autentico.
Datemi un punto d'appoggio e solleverò il mondo.

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