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sabato 18 luglio 2020

Uno sguardo fra tanti

Post di Isabella Ongarelli, genitore

La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo. (Fernando Pessoa) ...E qualunque viaggio ha fine nel momento in cui ci restituisce chi siamo stati e siamo diventati. Solo allora possiamo ritenerlo veramente compiuto.
Mi sposto.
Questo tempo di confinamento è stato (e lo è ancora) un cammino singolare.
Ci ha confinati prima di tutto dentro noi stessi, a vivere una dimensione fatta di silenzio e rumore interiore. Ci ha fatto provare smarrimento di fronte all'inatteso. Ci ha invitato poi a sollevare lo sguardo mostrandocene, dove occorreva, uno diverso, alle volte anche uno nuovo rivelandosi così l’opportunità per andare al fondo delle cose, per dare un significato agli avvenimenti. Ci ha invitato ad aprirci a tante occasioni, a proteggerci da altre. Una cosa però ci ha chiesto con fermezza: di riordinare le priorità, rileggere e valorizzare quello che serve e lasciare andare tutto quello che va lasciato andare, che inutilmente affatica e non funziona.
Possiamo dirlo, è stato un tempo di scelte ma anche di non scelte.
Tante le considerazioni dette; la più ricorrente è che quanto accaduto non è arrivato a caso, una vera e propria chiamata a rivedere e a rivedersi e che nulla di quanto vissuto debba andare perduto, o essere dimenticato in fretta.   
Eppure, ora che il peggio è passato (confidiamo...) vedo già quello che temevo che accadesse: il pericolo di farci travolgere dall'ansia e dal timore di cosa ci riserverà il domani, accompagnato dalla fretta di capire cosa mettere in atto per poterlo affrontare e il bisogno - per quanto possibile -  di quelle certezze che possano garantirci un ritorno al più presto alla normalità. Sentimenti tutti che fanno perdere ciò che di buono ci ha consegnato questo viaggio impegnativo, che impediscono di trattenere e custodire gli insegnamenti offerti, di sostare per tematizzare gli eventi, di meditare sui valori scoperti o riscoperti, senza trascurare che poi, in verità, nulla potrà mai essere come prima...
Insomma, siamo già catapultati al dopo senza aver ancora vissuto e compreso completamente l'oggi. 
A questo punto penso: se qualcosa questo tempo ci ha davvero lasciato, perché la sola preoccupazione dovrebbe essere cosa fare e come ripartire invece di chiedermi prima di tutto cosa sono stato fino ad oggi? Cosa ho fatto per essere un leale viaggiatore?

sabato 4 luglio 2020

Noi genitori: Il nostro grazie

Su invito delle famiglie, condivido in questo spazio, che per noi è casa, la lettera che la Rappresentante di classe, a nome di tutti i genitori, ha letto all'incontro di chiusura dell'anno scolastico.
Da parte mia, l'emozione di custodire anche qui la bellezza di ciò che sono riuscite a leggere e a restituire.
Di cuore, grazie...

Iglesias,  23 giugno 2020

Vorremmo poter esprimere tutta la nostra gratitudine a te, Maestra Enrica, che in questi lunghi mesi di lontananza dalla scuola, dalle nostre abitudini, privati delle nostre libertà, nonostante la distanza, sei riuscita ad entrare in punta di piedi nelle nostre case.
Sei diventata parte fondamentale della nostra quotidianità, hai fatto sentire la tua vicinanza ai nostri bambini, senza mai abbandonarli, sempre pronta ad ascoltarli e ad aiutarli, senza mai risparmiarti.
Grazie per l’amore che hai dimostrato ai tuoi piccoli e che, seppur attraverso uno schermo, loro hanno respirato in tutta la sua bellezza.
Sei sempre stata attenta a trovare i giusti modi per comunicare con loro, senza mai spaventarli, ma anzi suscitando in loro quella sana curiosità che ben conoscono grazie ai tuoi insegnamenti.
Hai messo in campo tutta la tua esperienza che negli anni hai maturato nella didattica a distanza, con strumenti digitali innovativi, riuscendo a catturare l’attenzione e tutta la fantasia dei nostri bambini e, a dirla tutta, anche quella di noi genitori.
Dobbiamo ammettere che all’inizio non è stato facile neanche per le nostre famiglie.
Siamo stati catapultati, dall’oggi al domani, in una dimensione di scuola che mai avremmo immaginato di vivere. Poi, col passare del tempo, siamo entrati per così dire a “regime” e, quell’appuntamento che una volta all’anno chiamavamo “Aula aperta”, è diventato quasi vita quotidiana.
Di fronte a quello schermo sei riuscita a creare quella che tu hai chiamato “la nostra nuova, strana scuola”. I tuoi bambini hanno perfettamente compreso il tuo obiettivo e il tuo enorme sforzo per continuare ad essere la loro Maestra. Hai letto con loro, gli hai offerto sempre nuovi spunti di riflessione, hai passato ore a preparare lavori interessanti che potessero essere in grado di arricchirli ma senza mai annoiarli. Nonostante le tue grandi ali materne sotto cui hai protetto i nostri figli, non hai mai perso di autorevolezza. Hai spiegato loro italiano, matematica, storia come se quello schermo non esistesse, senza lasciare mai nessuno indietro e rispettando i tempi di ogni bambino e anche di noi genitori. Grazie per averci sempre coinvolti, facendoci sentire parte fondamentale e indispensabile in questo percorso, sempre attenta a fugare i nostri dubbi e le nostre paure. Grazie a te i nostri bambini sono maturati e noi genitori ci sentiamo più uniti di prima.
L’anno che verrà sarà una nuova avventura per noi e per i nostri bambini, e non vediamo l’ora di farne parte!!!
Non abbiamo idea di quale sarà lo scenario che ci aspetterà a settembre, troppe notizie contrastanti ci bombardano, ma con te tutti noi, genitori e bambini, ci sentiamo al sicuro, siamo pronti ad issare le vele e tu a disegnare la nostra rotta.
Un ultimo e sincero ringraziamento va a tutte le maestre della nostra classe che, nonostante la magnifica varietà di divergenze di pensiero, hanno saputo mettere da parte le loro abitudini e necessità con l'unico scopo di creare unione e ridurre quindi al minimo le difficoltà di tutti noi, alunni e relative famiglie!!!
Davvero GRAZIE!

I genitori della 2ª A della Scuola primaria Istituto "Don Allori" Iglesias

venerdì 10 aprile 2020

Didattica a distanza: riflessioni dei genitori

Questi giorni, ragionando con la mamma che fa da Referente per la didattica a distanza, è maturata l'idea di preparare un form molto essenziale, con solo due campi: campo-nome (non obbligatorio) e campo-paragrafo, in cui i genitori potessero posare riflessioni, dubbi, preoccupazioni sull'esperienza di scuola che stiamo vivendo.

Riporto qui i primi due arrivati, consegnati con nome e cognome, perché credo offrano una lettura molto interessante e completa che non può mancare dal nostro blog.

Ringrazio Rossella Cui  e Maura Mei per averci offerto questi scritti e per averne autorizzato la condivisione.

di Rossella Cui

In questa fase così delicata che stiamo attraversando, mentre tutto il mondo fuori si è fermato, credo sia importante lasciare traccia delle nostre riflessioni su ciò che accade nel nostro piccolo mondo dentro casa.
La scuola ci ha supportato con l'utilizzo di una piattaforma in e-learning e soprattutto grazie all'appoggio di Enrica, che instancabilmente mantiene i contatti con i nostri bambini, perché possano continuare la didattica con le metodologie utilizzate a scuola (per quanto possibile ovviamente!), per poter mantenere viva la memoria di ciò che vivevano tutti i giorni in classe, tutti insieme. Grazie anche alle videoconferenze, possono incontrarsi a piccoli gruppi con la maestra, e concentrare in quel tempo tutte quelle attività frontali, che normalmente fanno a scuola. In tutto ciò, ci siamo anche noi genitori, che ovviamente dobbiamo supportare i bambini nelle attività da svolgere e nelle scadenze da rispettare. Il nostro “lavoro” certamente non è facile, soprattutto perché ci siamo catapultati, dall’oggi al domani, in una dimensione di scuola che mai avremmo immaginato di vivere; inizialmente con tante paure e dubbi, ma poi col passare del tempo siamo entrati per così dire a “regime”, e quell’appuntamento che una volta all’anno chiamavamo “Aula aperta”, è diventato quasi vita quotidiana.
Fino al lockdown, devo dire la verità, non riuscivo a capire che cosa mia figlia facesse esattamente a scuola: ogni giorno, all’uscita di scuola, le chiedevo che cosa avesse fatto e la risposta era sempre la stessa … “Non mi ricordo”; controllavo i quaderni e certi giorni non vedevo niente di nuovo; a volte aveva dei compiti da fare, ma non sempre. Io personalmente arrivavo da un’esperienza di scuola primaria (per il fratello maggiore) completamente diversa: lui frequentava il tempo prolungato e all’uscita di scuola aveva una montagna di compiti da fare, quindi per me quella era l’idea di scuola.
Ora mi si è aperto un mondo completamente diverso, ora ho finalmente capito che cosa significa scuola per mia figlia, e questo mi ha aiutato a “seppellire” le mie ansie, che in qualche modo trasmettevo anche a lei.
I video di spiegazione di Enrica e le restituzioni dei compiti, sono diventati per me (prima per mia figlia:) quegli strumenti indispensabili per vivere questa esperienza al meglio, e che spesso mi fanno tornare bambina come in un déjà-vu.
Sarà forse la mia positività in tutto ciò che faccio, ma da sempre gli eventi negativi della mia vita si sono trasformati in un’occasione di crescita e nell’opportunità di vedere il mondo con altri occhi, nella ricerca di una soluzione e nella consapevolezza che niente capita per caso, e questa esperienza per me lo è.
Ora mi chiedo solo che cosa sarà il dopo, che cosa succederà quando noi genitori torneremo al lavoro mentre i nostri bambini non potranno tornare a scuola, ma anche che cosa sarà la scuola dopo il COVID 19. Certo è che non posso leggere il futuro, ma sono convinta che insieme e con scelte condivise, tutto verrà affrontato nel migliore dei modi, reinventandoci tutti i giorni così come siamo abituati a fare.
Vorrei solo che questa esperienza sia da guida per una scuola del futuro, che sia pronta a supportarci in qualsiasi evento inaspettato come questo, che sia portatrice delle nostre esigenze, che sia una buona ascoltatrice dei nostri pensieri e diventi veramente famiglia, che sappia bilanciare la burocrazia con le reali esigenze delle famiglie, che vada oltre il protocollo puro e semplice per camminare insieme a noi, verso un obiettivo comune.
Di una cosa sono certa però …. questa esperienza mi ha dato la possibilità di sentirmi più vicina a tutti gli altri genitori, molto più di quanto lo sia stata fino a prima della chiusura delle scuole e di scoprire piacevolmente lati di loro che non conoscevo e che forse non avrei mai conosciuto.

di Maura Mei

Dopo uno spaesamento iniziale, dovuto più che altro al recepimento degli strumenti adeguati e alla novità, mi trovo pienamente coinvolta e soddisfatta. L'immediatezza, la continuità, le regolarità, il senso di appartenenza, ci hanno consentito di sentirci come se la scuola non si fosse mai fermata ma solo spostata a casa. Il rapporto alunno-genitore-maestra, quello alunno-alunno, quello genitore-genitori sono cresciuti nonostante le difficoltà oggettive. Uno sguardo privilegiato che non avremmo potuto avere. A conferma che anche nelle situazioni più brutte c'è del bello, soprattutto per chi lo vuole mostrare e per chi lo vuole vedere. Ma in questo, noi sappiamo di partire avvantaggiati!

domenica 15 marzo 2020

Aula Aperta: raccontami...

Post di Isabella Ongarelli e Maura Mei, genitori

Qualche tempo fa.
- Come sta andando Aula Aperta, Maura? Non immagini quanto in questi giorni abbia pensato a voi genitori. Se non sbaglio per te è stata la prima volta. Dai, raccontami un pochino come l’hai vissuta…
- Una cosa mi ha colpito molto, Isa. Ho constatato un grande salto in avanti a livello comportamentale. Una crescita personale di ciascun bambino, ma soprattutto di gruppo dove ho assistito a un continuo aiuto, sia nel dare, che nel ricevere. Un uso consapevole delle tecnologie. Ma la cosa che mi ha colpito profondamente è la voglia di esserci dei bambini: una, due, dieci volte. Perché l’apprendimento è un gioco, l’apprendimento è una conquista, l’apprendimento è superarsi. Col sorriso, con la complicità. Lontanissimi dal nascondersi, dalla paura dell’errore, dalla pesantezza dell’esecuzione di un compito, dall'ansia del voto.
Aula Aperta è un'esperienza straordinaria, è un'opportunità e ogni volta ritorno felice di scoprire che tutto questo non è solo possibile, ma è realizzabile.
Fermo un istante le parole di Maura, le riavvolgo e mi ritrovo nella classe di mio figlio oggi, più presente che mai.
- Riconosco quanto dici. Rivedo il mio stupore nel trovarmi davanti a bambini creatori del loro sapere. Respiro tutta la passione, l’energia. Sento ancora forte il clima sereno, disteso; il luogo senza protocolli e direttive, dove esistono unicamente i bambini con le loro meravigliose storie differenti che abitano la scuola come il posto per trovarsi, per stare bene, per stare comodi, per sentirsi accolti e riconosciuti per quello che sono, certi dei loro valori e pronti ad affrontare le difficoltà senza timore e senza mai sentirsi soli. Abbraccio tutta la bellezza, l’armonia, la reciprocità e il rispetto, valore ben chiaro a tutti dove i diritti di ciascuno sono un dovere per l'altro. Ascolto quel sano rumore educativo. Rivivo quel tempo invisibile così tanto concreto, prezioso, capace di saper ospitare l’inaspettato che alle volte regala di più di quanto si possa mai aver pensato o immaginato; un tempo senza fretta dove esiste ancora l’incanto e la fiducia nell'attesa; un tempo dei tempi, quelli di ciascun bambino. Un tempo in cui il mondo chiede di poter entrare in classe, di presentarsi ai bambini e sedersi accanto a loro, accompagnandoli alla scoperta della vita, diventando il sapere più alto. Rivedo numeri, lettere, momenti storici, luoghi e paesaggi muoversi e incrociarsi in armonia dentro a contesti finemente pensati, ricercati, anche riconosciuti e accolti, organizzati e costruiti.

sabato 24 agosto 2019

Noi genitori: Un entusiasmo senza fraintendimenti

Iglesias, 9 luglio 2019 
Buongiorno Isa! Ma non sei ancora stanca di essere qui?!
Villacidro, il giorno dopo.
È sorprendente che un genitore di un percorso ormai concluso abbia scelto di continuare a esserci.
Una domanda, un'affermazione; nessuna delle due però, in quel momento, ha avuto una risposta, un seguito. Io ero lì, con la passione e l'entusiasmo di sempre e questo per me, valeva più di qualunque risposta.
Un entusiasmo senza fraintendimenti, così lo definisce Maura nello scritto che mi ha consegnato qualche tempo fa, un entusiasmo che mi ha sostenuto e ancora mi sostiene, tenendo ferme tutte le scelte e convinzioni, il solo in grado di spiegare come mai non potrò mai essere stanca di esserci, genitore di un percorso che non finirà mai, anche quando la vita si presenterà con i suoi accadimenti.
Non sono stati cinque anni facili, l'ho detto in molte occasioni, ma sono stati cinque anni illuminanti.
Non facili, perché accade spesso che quando qualcuno fa una scelta e la vive in modo totale rinnovandola nel tempo, la prima cosa che l'altro si chiede è quale sia il fine, l'utilità, l'intenzione invece di chiedersi semplicemente quale sia il motivo, il senso, il sentimento che accompagna quella scelta. Sono una persona che non giudica e neanche predica, non mi limito e non mi giustifico, non parlo molto e non ascolto mai lontano dal cuore; questo mi ha sempre aiutato a non arrendermi davanti alle sterili opinioni, alle critiche gratuite, agli sguardi accusatori o indagatori. A riconoscere e vivere gli anni della scuola primaria di mio figlio come un'opportunità che, con tutta me stessa, ho voluto cogliere e comprendere fino a diventarne parte, quella presenza che oggi, magari, sorprende ma che sente il bisogno di dire a gran voce che la scuola non può e non deve essere un incontro fortunato e non esiste nulla di eccezionale e impossibile quando si ha chiaro che cosa conta davvero. Dicono che non c'è nulla che ti faccia sentire infinitamente piccolo e impotente quanto l'immensità del cielo. Non è così, perché dipende da chi guarda e riesci a vedere le cose solo se sai dove guardare. 
La scuola che costruisce esiste, non è un'utopia, il nostro gruppo di lavoro ne è testimonianza. Occorre partire dalla concretezza, dalle priorità, dalle piccole cose usando i mezzi più semplici. Continuo a esserci perché, da genitore, voglio far conoscere le scelte condivise nella fiducia e nel rispetto, i cambiamenti che hanno trasformato le idee, anche quelle più vicino ai sogni in esperienze, la scuola, in vita. Quella vita che ogni giorno tende a valutare, a giudicare, ma se la scuola ha costruito con tutti e ha insegnato prima di tutto a riconoscersi attraverso ogni forma di apprendimento, allora ogni sfida diventa un'occasione per essere sempre meglio. Credetemi, costruire non è semplice, ci vuole coraggio, forza, determinazione, chiarezza, organizzazione, ma riparare è sicuramente più difficile e capita che, alle volte, riparare non è proprio più possibile…
Anni illuminanti, perché mi hanno insegnato quanto sia meraviglioso lasciare libero lo sguardo dei bambini, senza mai confonderlo con il nostro, e quello che sono diventata come genitore, lo devo anche a quella scuola che sento tuttora tanto mia, una scuola che mi ha dato molto, togliendomi tanto...
La fretta, quella di ogni genitore nel voler vedere i risultati senza avere il tempo e la voglia di soffermarsi sul percorso. Si sa, esiste un tempo per seminare e un tempo per raccogliere sapendo bene che tra la semina e il raccolto deve passare il tempo necessario per portare a compimento un percorso di crescita dove però seminare deve rimanere sempre un gesto gratuito. Perché quando il seminatore semina, non si aspetta nulla in cambio e quello che rimane importante, è il seminare, con la consapevolezza che non tutto germoglierà o germoglierà nei tempi pensati. Occorreranno altri tentativi, altro tempo, ma tutto arriva… 
Le attese, le ansie, trasformandole in speranza. Ho compreso che le aspettative creano una spaccatura tra quello che vorremmo e quello che invece è, che avviene e non permettono di avere l'apertura verso tutto ciò che si presenta. Senza, invece, si crea più spazio per le sorprese, per l'inaspettato che riusciamo ad accogliere con tutta la sua autenticità e bellezza che mai avremmo creduto di poter incontrare. 
Mi ha tolto la paura del cambiamento, dove si lascia il certo per l'incerto. Mio figlio è entrato a scuola con una storia che in un certo senso è solo sua, e il timore che davanti a un'altra nuova situazione non riuscisse a consegnarla, era davvero tanto. Accogliere la storia di un bambino e integrarla nella nostra storia non è scontato, significa costruire lo spazio per quel bambino, che ha il suo vissuto, il suo mondo dentro e fuori, le sue manifestazioni, che ha tante risorse e non solo mancanze. Quella scuola liberandomi da ogni paura, non ha colmato i vuoti, ma ha creato gli spazi...
L'immagine che il sapere passa solo attraverso i libri e i quaderni, mentre in verità passa prima di tutto incrociando gli occhi del mondo perché quello che succede fuori dalla scuola riguarda tutti e quando inevitabilmente entra in classe, tocca la vita dei bambini.
L'idea che le cose giuste siano per sempre. 
Lo sguardo sul domani, senza però mai perdere di vista l'orizzonte. Lo ha fatto prendendo tra le mani il mio viso e rivolgendolo sull'oggi per assaporarne ogni piccola conquista, dimostrando di essere una scuola che sa amare ciascun bambino senza pretese nel presente, ma con una speranza per il suo futuro.
Mi ha tolto la presunzione che da soli si può, comunque, camminare e fare. Come scrive sempre Maura, se da soli si può fare tanto, insieme si può fare tutto. Ognuno di noi è inevitabile e indispensabile, risorsa per l'altro, mai potrà togliere, ma essere solo completamento.
Sì, ci sono senza stancarmi, con la passione di sempre, perché finché potrò, desidero consegnare tutto questo, perché credo fermamente che la scuola può essere l'occasione di tante vite, può capitare anche la sola... È capace di cambiare e cambiarti, rimanere un percorso che durerà per sempre e che ogni volta che lo vivi ti offre sempre uno sguardo nuovo, più ricco.
Un po' come accade nel libro de “La storia infinita” dove sono le persone reali che danno vita ai personaggi della storia. Così ogni volta che ritorno dentro le pagine del libro che narra la storia della scuola che ho vissuto, so che nulla potrà essere mai come prima, ma che sarà sempre un divenire, una lettura diversa da quella di ieri, più profonda, più emozionante. Un libro che non ti stanchi mai di rileggere con piacere e nonostante lo conosci a memoria, ogni volta senti di più e vedi quanto non avevi ancora visto o come avresti voluto vedere...e essere. 
Sapete, una volta una persona mi ha scritto che la realtà non cambia perché noi la immaginiamo diversa.
È assolutamente vero. 
Eppure la vita non smette mai di darci delle possibilità e di viverle senza alcun rimpianto. Dobbiamo semplicemente rimanere ancorati ai nostri ideali, che non sono negoziabili, e rimanere saldi nella speranza contro ogni speranza, perché la realtà che è sempre più difficile e faticosa, non deve rubarci i sogni. Sono proprio quei sogni e quelle speranze che hanno la forza di generare una storia nuova, di creare e ricreare, di vedere nuove vie, di costruire, di credere che davvero il cambiamento può nascere solo da dentro.
Gmork: Sei uno sciocco e non sai un bel niente di Fantasia. È il mondo della fantasia umana. Ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell’umanità e quindi Fantasia non può avere confini.
Atreyu: Perché Fantasia muore?
Gmork: Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni.

giovedì 11 luglio 2019

Da mamma a mamma


Ieri, a Villacidro, nella sede di Casa Dessì, durante il secondo incontro di formazione "Valutare per dare valore", ho invitato i genitori ad offrire il loro contributo sull'esperienza vissuta in classe.
Insieme a due mamme degli ex alunni, Isa Ongarelli e Simona Banci, che sono state impegnate, nel tempo, ad offrire lo sguardo delle famiglie sul blog di classe, sulla rivista scolastica e, ormai da un anno, anche durante gli incontri formativi, c'era anche Maura Mei, la mamma di Alice, che quest'anno è entrata a far parte del Gruppo di lavoro "Il cambiamento nasce da dentro".

La sorpresa è stata che Maura, quando ha preso la parola, visibilmente emozionata, ha scelto di portare la sua lettura con un suo scritto. Si trattava di uno messaggio che a fine anno ha rivolto su WhatsApp a un'altra mamma, Isa, sapendo di consegnarlo a chi, giorno per giorno, aveva vissuto e condiviso le scelte che connotano il nostro fare scuola, rinnovando il suo impegno nel sostenerle e divulgarle, che sopravvive ancora oggi.

Sono parole che ho voluto portare qui, perché mi sembra il modo migliore per aprire all'ingresso dello sguardo dei nuovi genitori sul blog di classe.

Grazie, Maura.
Sai cosa c'è Isa? Che per la prima volta, le mie aspettative sono state superate; che il mio passo incerto è diventato una corsa; che ogni individuo tra i tanti che si sono affaccendati in quest'anno scolastico, mi ha fatto prendere coscienza di quello che voglio dalla scuola e soprattutto di quello che non voglio.
Chi c'è stato da subito, chi è andato via, chi è arrivato, ognuno con il proprio modo di essere, di fare e di dare.
Le affinità con i genitori, ma soprattutto le divergenze.
Un continuo farsi e disfarsi per raggiungere un obiettivo comune.
Perché se da soli si può fare tanto, insieme si può fare tutto.
La fine di un anno segna sempre una chiusura, beh in questo caso è il suggello di un inizio.
Ti starai chiedendo perché parlo di me, e non di mia figlia. Il fatto è che, con lei, son tornata sui banchi di scuola anche io. E non c'è niente di più bello che crescere ed imparare insieme.
Un entusiasmo, il nostro, che solo persone come te, che hanno avuto la fortuna di vivere, possono capire, senza fraintendimenti. Un GRAZIE inestimabile a chi lo ha permesso.
Buona strada a noi!

mercoledì 1 maggio 2019

Noi genitori: Dire le cose da dire... provo a dire il mio grazie

Abbiamo tutti dentro di noi un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente, le assume con il senso e col valore che hanno per sé, del mondo come egli l'ha dentro? Crediamo d'intenderci, non ci' intendiamo mai”.
Aveva ragione Pirandello, se penso a quello che accade quando le parole non riescono a veicolare le emozioni, a consegnarle per come vengono vissute. E lo stesso succede quando si desidera raccontare la bellezza e nel tentativo di farlo le parole che usiamo quasi cambiano forma e alle volte si sgretolano nel passaggio dal dentro al fuori.
Ma ci provo, anche fosse solo per riuscire a dare voce alla gratitudine.
Fiera del Libro, Piazza Lamarmora.
Tutto è pronto. La maestra chiama i suoi bambini in cerchio per gli ultimi momenti organizzativi poi, con delicatezza e discrezione si sposta, fa un passo indietro, si fa presenza silenziosa, punto di riferimento certo. Ben equipaggiati, è giunto il momento di lasciare i bambini liberi di esplorare e conquistare il loro piccolo mondo. La maestra sa che ora possono fare da soli, non sentendosi soli, come sa che l’inatteso è sempre dietro l’angolo ma che non è una minaccia, non lo è mai stato per lei, è invece quell’ingrediente esclusivo che alle volte non deve mancare…
Osservo i bambini con emozione, anche con un pizzico di incredulità, le stesse sensazioni che negli anni mi hanno accompagnato e che mi hanno permesso di assaporare e apprezzare ogni attimo del percorso di mio figlio; solo che oggi avverto che c’è qualcosa di più. Mi metto in ascolto.
Sicuri, i bambini formano i gruppi, prendono posto sui cinque tappeti blu, sistemano i cuscini e tutto il materiale che hanno preparato con l’aiuto delle maestra e la collaborazione dei loro genitori, controllano che non manchi nulla; aprono i libri e iniziano a sfogliarli, si confrontano con i propri compagni. Sono sicuramente i loro ultimi accorgimenti.
Le persone si avvicinano incuriosite, uno sguardo veloce e proseguono, poi si fermano e si voltano: no, vogliono scoprire cosa hanno organizzato quei bambini della 1ª A di via Roma, così decidono di sedersi e ascoltare. Ed ecco i bambini, padroni del loro piccolo, grande mondo. Si muovono con disinvoltura e mi rendo subito conto che hanno ben chiaro cosa devono fare e non si intimoriscono davanti a un pubblico che incontrano per la prima volta. Raggiungo un gruppo per sentire meglio e vengo invitata subito a sedermi; mi fanno scegliere il libro che desidero ascoltare, a turno - capita anche insieme, senza sovrapporsi - iniziano a leggere. Posano per un istante il libro sulle loro ginocchia, vogliono fermare un particolare, che magari a me è sfuggito, e spiegarlo; certi che io abbia compreso riaprono il libro e riprendono la lettura. Li vedo dividersi naturalmente i compiti: mentre un bambino racconta, l’altro sfoglia il libro seguendo attentamente le parole del compagno per offrirmele con le immagini. Fanno delle pause, ma non sono per la stanchezza, sono pause per riordinare velocemente il pensiero, per arricchirlo e… sono pause di attenzione all’altro. Davanti alla difficoltà di un compagno, con cura lo aiutano senza mai sostituirsi o spazientirsi, si avvicinano in maniera composta e si mettono accanto. Si, lo so, perché l’ho imparato anche io, la loro maestra gli ha spiegato che nessun limite deve spaventare, che non è definitivo e insuperabile e che saperlo riconoscere e accettare equivale a superarlo o semplicemente a spostarlo un po’ più in là. Ed è così che le parole rivolte al compagno in difficoltà sono un semplice sussurro di incoraggiamento che le rende impercettibili alle mie orecchie ma chiare al suo cuore… perché vedo gli occhi del bambino sollevarsi, accogliere la vicinanza e l’aiuto del compagno e illuminarsi. Con lo stesso sentimento sono felici davanti alla sicurezza e disinvoltura dell’altro, lo guardano soddisfatti e gli rivolgono un bel, sonoro bravo! e non accontentandosi gli regalano un sorriso e un caloroso abbraccio.
La lettura e il racconto giungono alla fine, rivolgo ai bambini alcune domande, con decisione mi rispondono anche se comprendo subito che non vedono l’ora di porgermi la carta domanda che hanno preparato e farmi lanciare il dado con le parole chiave del libro: vogliono che ora sia io a parlare, credo proprio (anzi ne sono certa) che vogliono capire se sono stata attenta, se li ho ascoltati e se sono disposta a lasciare un pochino di me…
La presentazione finisce, mi ringraziano, con fierezza e gioia mi consegnano un segnalibro, invitandomi a scrivere un pensiero e fanno spazio ai bambini più grandi, agli ex alunni che sono seduti in mezzo a loro e con i quali non sono servite prove per capirsi e intendersi, perché diano il loro contributo. Sono insieme, piccoli e grandi, eppure sono uno, sono il presente. Sono insieme con la voglia di esserci, di voler prendere parte alle cose vere, di dare un senso alle cose che contano, con semplicità. Sono squadra. Incredibile, eppure è realtà. 
Sono trascorse oltre due ore e la stanchezza inizia a farsi sentire, eppure la determinazione, l’entusiasmo e l’impegno di esserci fino alla fine, completamente, sono più forti. Alcuni bambini si sdraiano tra i cuscini, stanno solo concedendosi un attimo di riposo; altri hanno bisogno di muoversi. La situazione lo consente (è l’attimo senza pubblico) e sanno che possono farlo. Conoscono bene quelle regole che hanno costruito e definito insieme alla loro maestra. Che è sempre lì, delicata. Presenza costante, attenta. 
Lei conosce i suoi bambini, sa quanto amano vivere la vita a tutto volume, ma sa anche che ogni libertà e autonomia raggiunta sono il risultato di conquiste quotidiane, spesso faticose, dove occorre essere adulti responsabili e soprattutto coerenti, dove il pensare e il fare devono essere sempre allineati mai divergenti. Ne sono certa, niente di quello a cui sto assistendo sarebbe stato possibile senza queste conquiste, senza mettersi in gioco e in discussione con tanta onestà e altrettanto coraggio.
Ho finito di ascoltare i gruppi, mi metto in un angolo, fuori dal cerchio e faccio scorrere lo sguardo sui bambini. Sorrido perché sono anime ricche tutte diverse, uno splendido mosaico, fatto di colori e sfumature brillanti. Ognuno è presente con la sua storia, con il suo bagaglio, con le sue forze e le sue debolezze, con i suoi talenti, con la sua energia, con il suo massimo e con il suo poco, ma certo di sentirsi una piastrella viva che ha valore soltanto nell’insieme… se mancasse, quel mosaico risulterebbe incompleto. Come la sua bellezza. Li vedo felici. Li vedo felici con la loro maestra, la cercano, anche solo per un abbraccio o uno scambio veloce e poi corrono via sapendo che lei è sempre lì, per loro, con loro. Questo è quello che davvero conta. 
Il mio sguardo, ora, lo fermo sulla maestra, la vedo stanca ma come i suoi bambini, felice, grata. Le rivolgo in silenzio il mio grazie e la esorto con tutto il cuore a non smettere mai di osare, di alternare richieste molto alte, che creano problemi anche a lei che le propone. Perché il possibile, l’incanto, il senso è racchiuso proprio qua: quando lei provoca e solleva il tiro e i bambini fanno lo stesso con lei. Significa avere fiducia nelle possibilità dei bambini, riconoscere l'altezza di ciascuno e permettergli di volare alla quota che è in grado di raggiungere e spingerlo un pochino più su quando è il momento. Perché può. Perché scoprirà che può. Significa esserci e rimanere quando questo accade. Significa riconoscere, significa riconoscersi. Significa credere nelle proprie scelte e saperle rivedere, quando serve, con umiltà. Significa entrare in quelle scelte e viverle. Significa costruire e ricostruire, sempre, con tutti.
Infine il mio sguardo va ai genitori, ai nuovi. Uno di loro si avvicina e mi ringrazia. Sono io a ringraziare, perché ritornare in classe, nella 1ª A, non è stato un tornare indietro nel tempo, ma sentirmi ancora parte di un oggi. Lo dicevo a una mamma durante i preparativi, ci sono percorsi che non finiranno mai e che non smetteranno mai di essere dono… e quanto già sapevo, ora lo comprendo ancora di più, quanto già sentito, ora lo sento più forte.
Concludo con un pensiero, una convinzione che porto sempre con me. Un genitore mi saluta con queste parole: - Quando noi genitori iscriviamo i figli a scuola, pensiamo che se mai non dovesse andare bene ci sono tante altre scuole. Non è assolutamente così. Scuole come questa non ce ne sono tante, anzi sono davvero poche, pochissime. E anche se siamo all’inizio, io, a questa scuola, devo molto. Perché qui c’è di più, tanto di più -
Caro genitore, hai detto una grande verità, che porto sempre con me e la ripeto qui ad alta voce. 
Mio figlio ha vissuto una scuola dove c’è stato sempre tanto di più, non di meno…Perché a scuola ci si entra come persone e non può esistere apprendimento lontano dalla vita…