giovedì 28 gennaio 2021

Il nostro compito davanti alla Memoria

Leggo numerose riflessioni sul senso della Giornata della Memoria, soprattutto davanti ai tanti eventi di oggi che denunciano una deriva di umanità e ai quali si assiste in silenzio, oggi come allora.

Sono convinta che l'attenzione all'altro, i valori, la capacità di fare la cosa giusta al momento giusto, di scegliere la differenza all'indifferenza, si costruiscano tutti i giorni e, prima di ogni cosa, con ciò che siamo, ma credo anche che le ricorrenze - alcune, ben selezionate e accolte con competenza e attenzione - siano fondamentali per i necessari affondi nella storia e nel significato profondo di ogni articolo della nostra Costituzione, che rischierebbero di non trovare mai adeguato spazio.
 
Poi, certo, c'è un troppo, tipico di questo tempo, che ha davvero poco senso se poi si torna immediatamente, come troppo spesso accade, a fare una scuola fuori dai fatti del mondo e troppo frettolosa davanti a ciò che rende necessario sostare.

Ma è importante ricordare, e in questo ci vengono in aiuto le parole di Paulo Freire, che "L'educazione non cambia il mondo, cambia le persone che cambiano il mondo". Ed è questa consapevolezza che deve aiutarci a non scoraggiarci e a concentrarci sul nostro compito con ancora maggiore intenzionalità.

Arrenderci davanti al presente ci immobilizza nella nostra impotenza. Ma se saremo capaci di sognarli, i nostri studenti, e di allungare il nostro sguardo; se a farlo sarà la scuola tutta, estendendosi sul territorio, è possibile che domani avremo davanti uomini e donne migliori di noi, cittadini più attenti agli effetti del loro voto, posizioni di potere occupate da persone capaci di vedere l'uomo prima di ogni cosa.

Ottimista? No, so bene quali siano le forze contrarie che intervengono da qui al futuro. Ma se noi, scoraggiati, perdiamo la convinzione del valore della nostra semina davanti alle politiche a cui assistiamo, perderemo anche quei buoni frutti che sono la nostra unica speranza.

Io, ogni giorno, guardo con questi occhi Toma, Chiara, Riccardo, Nicola, Viola, Emma... ognuno dei miei bambini. Li guardo e vedo i bambini che sono e le donne e gli uomini che saranno. 

Così, se anche assisto con una sensazione di sconfitta e vero dolore alle tragedie di oggi, continuo a concentrarmi sul mio compito perché so che è quello che mi è stato consegnato per fare la mia parte e che è l'unico che trasforma la mia condizione di impotente.

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