giovedì 5 marzo 2020

Aula Aperta: lo sguardo di Chiara


 Post di Chiara Pusceddu, studentessa

«Come è andata a scuola?»
«Bene.»
«Cosa avete fatto?»
« Niente.»
Tipica scenetta familiare di cui siamo stati i diretti protagonisti o alla quale abbiamo assistito più volte all’uscita della scuola o al rientro a casa, con lo zaino ancora in spalla e la giacca indosso.
Eppure mamma e papà fremono dalla voglia di sapere in che modo il proprio figlioletto abbia trascorso tutte quelle ore in loro assenza.
Più tardi, stimolati da altre domande, durante i pasti, il gioco o prima di dormire, alcuni bambini si dilettano in racconti ricchi di dettagli e fantasia che riguardano la mattinata scolastica; altri genitori invece, ahi loro, si devono accontentare del niente.
“Aula aperta” permette alle mamme e ai papà di conoscere personalmente quel niente, che è invece carico di tutto.
In una comune mattinata di scuola, in cui nulla è strutturato o diverso per l’occasione, i genitori entrano in aula e sin dal primo minuto di lezione vengono accolti dai bambini e dalla maestra come parte integrante della classe, i quali addirittura si divertono ad inserirli nell’atipico “appello con i verbi”.
In giro per le isole oppure seduti in fondo all’aula nelle seggioline e sui pouf rossi, osservano i loro piccini alle prese con le attività.
È così che scoprono che il loro piccolo riesce ad essere se stesso ed è amato per ciò che è all’interno della classe, che tra l’altro ha tutto l’aspetto di una famiglia, in cui si collabora e ci si aiuta l’un l’altro. Riscoprono il proprio bambino e allo stesso tempo superano le loro paure.
Notano che c’è un tempo per riflettere sugli apprendimenti, che l’errore viene vissuto come un’opportunità per crescere e che gli stimoli belli non mancano mai. Ammirano la padronanza nel calcolo e le alte capacità attentive dei bambini.
Non puoi fare a meno di notarli i volti silenziosi di quelle mamme e di quei papà, così carichi di stupore. Come nei fumetti, mi piace immaginare la nuvoletta sopra le loro teste: «Ma vuoi vedere che questa maestra alternativa ha trovato la chiave giusta? Guarda un po’ come è attento il mio bambino, accipicchia! Quante mani alzate impazienti di intervenire e quanti bambini con una gran voglia di andare alla lavagna! Ricordo che quando io andavo a scuola non era proprio così…».
Quando dal punto di vista didattico ed educativo la maestra sceglie una rotta diversa, quando il quaderno non parla, un genitore fa fatica a comprendere.
“Aula aperta” è l’occasione giusta per capire che a parlare, quando non ci sono i libri di testo, c’è tutto il resto. Aprire le porte ai genitori consente loro di riflettere sui ruoli educativi propri della famiglia e della scuola e attuare una collaborazione fruttuosa e vincente, per camminare insieme nella stessa direzione.
Per riuscire a fidarsi e costruire una solida alleanza educativa è indispensabile condividere e conoscere: vedere con i proprio occhi e sentire con le proprie orecchie.
D’altronde, dalle porte aperte entra sempre la luce.

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