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venerdì 1 maggio 2020

I voti proprio no

Nelle mie classi, i voti non hanno mai fatto il loro ingresso, se non al termine dei periodi didattici e dopo un lungo percorso di autovalutazione che da diversi anni si chiude anche con i colloqui con i bambini.
Non ci ho mai creduto, ma ho scelto il rispetto della legge e ho trovato la strada.
Ma ora proprio no. E non risponderò con un voto uguale per tutti. Il problema si risolverebbe in fretta, ma io non amo le non scelte.
Ho documentato con attenzione tutto, ma è una narrazione quella che posso offrire, nulla più. Ci sta dentro ciò che ho fatto io e quelle che sono state le risposte. Di più non posso. Quanto è accaduto dipende tanto da noi, da ciò che la scuola aveva e ha saputo mettere in piedi, dalla nostra formazione, dalle famiglie, dagli strumenti, dalla connessione, dal contesto sociale e culturale, dal tempo di cui i genitori potevano disporre... Non mi ripeto. Sono cose che sappiamo tutti.
Perciò, se le sappiamo tutti, è possibile essere qui anche solo a metterlo in discussione?
Io non mi rifiuto. Ma non chiedetemi di fare ciò che non posso fare.
Mi chiedereste di non rispettare i miei bambini e le mie famiglie. E non voglio e non posso permettermelo perché se la scuola è continuata, nonostante tutto, comprese le nostre mancanze, è grazie a loro e a quanto mi hanno riconosciuto maestra e si sono fidati di me.

Mi unisco all'appello della Redazione e del Gruppo di lavoro della Rivista "Insegnare" del Cidi e ne chiedo la sottoscrizione e la condivisione a tutte le colleghe e i colleghi.
Nel frattempo, impegniamoci a divulgare nei nostri Collegi dei docenti l'appello di Cidi e MCE che invitano a non utilizzare i voti numerici, bensì la definizione di un profilo formativo.

http://www.insegnareonline.com/rivista/editoriali/moratoria-valutazione-voti-ordine-scuole

domenica 17 novembre 2019

Qualcuno mette i voti

A proposito di voti e della campagna "Voti a perdere", promossa dal Movimento di Cooperazione educativa: http://www.mce-fimem.it/firma-la-petizione/, vi invitiamo all'ascolto di Mario Ambel (Melbam), "Qualcuno mette i voti..", un pezzo del 2009, attuale più che mai.

domenica 16 giugno 2019

Scuola senza voto? Perché?

Perché fare scuola senza voti? - mi hanno chiesto ieri - Alla fine cosa cambia davvero?

In effetti non è solo una questione di voti sì o voti no. Il solo togliere questi, cambia ben poco. Ciò che conta è il liberare la scuola dall'assillo continuo della valutazione che sta invadendo tutto lo spazio, oramai anche alla scuola primaria, generando una pressione continua che è tutta a svantaggio dell'apprendimento.
Mi piace l'idea di una scuola che all'essere concentrata sul valutare ogni singolo passo, sappia scegliere il riportare al centro ciò che conta: il costruire, con tutti, sempre.

In una scuola che sappia fare questo, la valutazione c'è, non può non esserci, ma gli alunni non si accorgono di essere valutati perché il momento della valutazione non è distinto da quello dell'apprendimento, vuol dire che valuto sempre e non valuto mai (il riferimento è all'idea di valutazione formatrice di Charles Hadji).
Questo modifica completamente il clima di classe. Gli alunni si concentrano solo sulle proposte e, non essendoci competizione data dall'attesa del voto o del giudizio dell'insegnante, trovano spazio favorevole l'apprendimento collaborativo, l'aiuto reciproco, la cura l'uno dell'altro. Ed è proprio grazie al supporto continuo tra pari - la più importante risorsa di cui disponiamo e ancora poco valorizzata - che tutti crescono.
In uno scenario di questo tipo, assumono molto spazio l'autocorrezione, l'autovalutazione e la valutazione tra pari.

Sono tanti a pensare che senza verifiche continue e senza valutazione non ci sia motivazione ad apprendere. Ma le esperienze dicono altro. Dicono che costruire una motivazione intrinseca è possibile. La motivazione viene dalle scelte didattiche, non dalla continua valutazione della prestazione; viene dalla capacità di non dare risposte prima che ci si sia fatti le domande (per dirlo con Freinet: non ci si può ostinare nella pedagogia del cavallo che non ha sete) e viene dalla capacità del docente di garantire un'organizzazione forte per poi sapersi spostare e "passare la palla" agli studenti, senza sottrargliela fino alla fine, per poi fare spazio alla metacognizione.
Queste sono scelte che non solo fanno crescere gli apprendimenti, ma costruiscono autonomia e responsabilità. Entrambe troppo assenti da una scuola e da famiglie che hanno dimenticato che niente è più importante dell' "aiutami a fare da solo", eredità di Maria Montessori.

Condivido, avendo acquisito i permessi necessari, questo video sul colloquio di Anna (febbraio 2017, quarta primaria). Ci sono alcune riflessioni sul voto, così come lo vedono i bambini. 
Occorre ascoltarlo con le cuffie o attivare i sottotitoli perché, essendo stato realizzato con lo smartphone, senza averlo deciso in anticipo, l'audio è debole.

Verso le consegne: la valutazione rivolta ai bambini

Scegliere di fare scuola eliminando i voti e qualunque altra forma di giudizio, ha significato, nella nostra esperienza, fare spazio importante all'autovalutazione e ai colloqui con i bambini. Percorsi che chiedono coerenza fino alla fine.
Pertanto, il giorno delle consegne, accanto al documento ufficiale rivolto alle famiglie, ce ne sarà uno che verrà consegnato personalmente ai bambini e che parla la loro lingua. Un documento, certamente più "morbido", più snello e più colorato, ma che contiene la stessa serietà che ha guidato l'autovalutazione finale e il colloquio all'interno del quale è stata discussa.

Sono impegni in più, certamente, ma lasciano la piacevole sensazione di sapere di aver fatto in modo che la valutazione sia davvero al servizio della crescita dei bambini, e non solo in termini di apprendimento.


Non dimenticate che vi aspettiamo il 24 giugno alle ore 10. Non mancate!