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giovedì 8 marzo 2018

8 marzo: la palla alle bambine


Lo raccontavo da poco a un corso. Da insegnante, ci sono momenti ai quali non mi abituo mai, che non smettono di sorprendermi e che continuano a emozionarmi. Sono quelli in cui libero, in cui passo la palla ai bambini e gliela lascio tutta senza cercare il controllo. Quelli in cui tutto ciò che faccio è cercare un angolo dal quale poter osservare con attenzione, assaporare ogni cosa, per poi fermarla con qualche immagine e appuntando ciò su cui sarà necessario tornare.
Così è stato oggi con le bambine che avevano assunto l'incarico di presentare Grazia Deledda alla classe in occasione della Giornata della donna. Una presentazione? No, in realtà tanto di più. Ormai è da un pezzo che i bambini non pensano al presentare fine a se stesso, ma che progettano dei veri e propri percorsi in cui si alternano proposte diverse, e dove l'operatività non è mai assente.
Perciò, questa mattina, eccole davanti a noi, Miriam e Lucilla, disinvolte e organizzatissime: con loro le slide attentamente progettate, una serie di libri e tutti i materiali predisposti con cura per le diverse attività. Niente è lasciato al caso.
Aprono la loro lezione condividendo il programma della mattinata e chiarendo che - proprio come facciamo con te, maestra - i compagni devono sapere bene cosa proporremo loro, step dopo step.
E poi iniziano: offrono informazioni, si fermano su frasi significative, lanciano video, mostrano immagini, testi, propongono attività sul libro di Cosima trovando strategie che rendano possibile un avvicinamento adatto alla loro età. Sono passaggi smontati da ricostruire, da collegare con quelli assegnati agli altri gruppi e sono l'invito, data una pagina, a trovarvi la poesia nascosta con la tecnica del caviardage.
Non trascurano niente, davvero niente, tanto che alla fine non dimenticano di lasciare spazio alla fase della restituzione che prevedono in due momenti, uno in gruppo e uno individuale, aiutandosi, per quest'ultimo, con dei biglietti.
Come dico sempre, credo molto nel mio impegno e nelle mie scelte didattiche, ma non mi sono mai permessa di sostenere che siano le più efficaci, credo che sia davvero difficile avere risposte a breve termine. Ciò che so è che è meraviglioso respirare tanta motivazione, intraprendenza, capacità organizzativa. E so che, ancora una volta, nessuno, proprio nessun bambino, sarà rientrato a casa senza portarsi via la ricchezza di ciò che entrato in classe.
Oggi era la storia di una donna straordinaria, Grazia Deledda, di cui tratterremo un insegnamento fondamentale: per realizzare i propri sogni, al di là di dove sei nato, al di là del genere, al di là di ciò che gli altri si aspettano da te, conta la forza con cui credi nei tuoi sogni. Conta la determinazione.
A me, per ora, basta così.

Alle foto della mattinata

8 marzo: spazio a Grazia Deledda

É dalla seconda elementare che la Giornata della donna, in classe, è interamente gestita dalle bambine. È loro il compito di presentare donne che hanno fatto la storia. E così sarà oggi...
Quest'anno la giornata sarà dedicata alla scrittrice Grazia Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 - Roma, 15 agosto 1936), prima donna a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1926. 
Sarà una mattinata dedicata alla sua storia e arricchita con attività laboratoriali completamente ideate e gestite da Miriam e Lucilla.
Dal canto mio, mi avvio a scuola curiosa.

giovedì 25 gennaio 2018

Colloqui con i bambini


Vi informo che sabato 27 gennaio 2018 sono programmati i colloqui con i bambini; pertanto, anche quest'anno, è stata consegnata loro la busta gialla contenente la tabella con la quale esprimere la propria autovalutazione, dopo avere attentamente letto e riflettuto con voi genitori sui diversi descrittori.
Confidiamo nella vostra preziosa collaborazione. Grazie!

mercoledì 29 marzo 2017

Tre tulipani in un campo di girasoli



Questa mattina, continuando il lavoro aperto da Valentina Campus e Laura Farris, del Centro Clinico Matrioska in preparazione della Giornata mondiale della consapevolezza sull'autismo, ho deciso di trattenermi con i bambini sul concetto di inclusione e di sollecitare un loro scritto con un'informazione provocatoria, muovendomi sulla falsariga di quanto avvenuto di recente in una scuola media in provincia di Vercelli (vedi articolo su Orizzonte Scuola).

I bambini hanno avuto poco più di una mezz'ora di tempo e hanno lavorato senza bozza. I pensieri espressi, che abbiamo raccolto e letto in classe senza intervento alcuno, trasmettono dei messaggi che ci hanno fatto riflettere molto. Per questo, anche se non amo condividere i testi dei bambini - mi sembra quasi di mancare loro di rispetto - ne porterò qui alcuni perché credo che abbiano una pienezza che vada conosciuta.
Consegna: "Esiste una scuola in cui il Preside ha deciso di formare delle classi dove mettere insieme tutti gli alunni con difficoltà di apprendimento in modo da lasciare che le altre possano lavorare tranquille con un ritmo adatto agli alunni bravi.
Scrivi al Preside esprimendogli il tuo pensiero."
Egregio Signor Preside,
ho saputo dalla mia maestra della sua scuola per bambini con difficoltà di apprendimento.
Io le dico che disapprovo completamente la sua idea perché ogni volta che abbiamo un problema dobbiamo affrontarlo e non spostarlo. Le faccio un esempio: immagini di vedere un campo bellissimo e ordinatissimo pieno di girasoli e che in mezzo a questi ci siano due o tre tulipani. La prima cosa che salta in mente è di toglierli così il campo ridiventa bello e ordinato, ma questo è sbagliato perché da quei semplici tulipani può crescere un qualcosa di speciale!
La stessa cosa succede con i bambini. Pensi se lei avesse un bambino con delle difficoltà e fosse spostato in una scuola con dei bambini con le sue stesse difficoltà, escluso e ritenuto diverso, lei come si sentirebbe?
Nel mondo non c'è nessuno diverso, non c'è un qualcosa che dice che ci sono persone normali e persone no... ognuno ha un qualcosa da coltivare, ognuno è speciale.
Quindi, Signor Preside, la invito a ripensarci!
Grazie per l'ascolto, distinti saluti.
Lucilla Giua

Egregio Signor Preside,
dopo che ho saputo della sua decisione ho pensato che: da una parte sono d'accordo con lei perché ora nella classe dei bambini in difficoltà il maestro/a può dedicarsi a loro con più attenzione ed insegnargli tutto ciò che gli servirà in futuro; invece, dall'altra parte, sono contrario a questa decisione perché qualche bambino potrebbe trovarsi ad essere separato dai suoi migliori amici e comunque: posso dirle una cosa? Lei chi è per decidere quali sono i bambini bravi e quelli non capaci? 
Egregio Signor Preside, le chiedo di riflettere bene e cercare di capire se la sua scelta funziona e se i bambini che non imparano bene stanno davvero imparando meglio.
Distinti saluti.

Alessandro Ballocco

Egregio Signor Preside,
ho saputo della sua decisione di fare delle classi formate solo da bambini con difficoltà di apprendimento e le voglio dire che non sono d'accordo perché tutti i bambini devono essere trattati allo stesso modo e nessuno deve essere escluso solo perché ha delle difficoltà in più rispetto ad altri.
Lei deve imparare che i bambini sono tutti uguali, che abbiano difficoltà o meno.
Tutti i bambini, se vengono trattati come se fossero meno intelligenti, diventano ancora più tristi e passivi e con questo lavorano ancora meno.
I bambini, se non lavorano, hanno bisogno di aiuto, di stimoli per riuscire a fare del proprio meglio e lavorare bene, con serenità.
Io le consiglio di togliere quelle classi e farne solo con bambini che vengono trattati esattamente come quelli bravi perché nessuno è diverso. Ci sono dei bambini che hanno delle difficoltà a capire, altri che non vogliono sbagliare e altri che vengono emarginati, ma tutti hanno il diritto di essere uguali. 
Dovete pensare come quei bambini e capire il loro disagio, ci ripensi.
Grazie per la sua attenzione.
Cordiali saluti.
Chiara Era

Egregio Signor Preside,
volevo farle sapere che non sono d'accordo con quello che ha fatto perché non si devono separare i bambini che hanno difficoltà da quelli che sono bravi.
Secondo me dovreste lasciarli tutti insieme perché possano imparare e non si sentano esclusi. 
Vorrei che la sua scuola fosse come quella che frequento io dove i compagni bravi aiutano quelli che hanno difficoltà.
La ringrazio tanto per l'attenzione e spero che ci ripensi un po' perché non è bello dare questo esempio.
Distinti saluti

Seynabou Niang

Egregio Signor Preside,
ho saputo della sua decisione e volevo dirle che lei ha fatto un'ingiustizia perché smistare dei bambini perché hanno dei problemi è una cosa sbagliata. I bambini che hanno dei problemi sono speciali perché ti fanno capire tante cose importanti della vita e devono essere trattati come tutti gli altri.
I bambini hanno dei talenti tutti diversi e bisogna valorizzarli perché se uno è meno bravo di un altro in qualcosa, può essere più bravo in un'altra cosa, quindi non bisogna separare, ma bisogna avvicinare.
E lei Signor Preside, pensi ai talenti di ogni bambino.
La ringrazio per la sua attenzione.

Maria Elena Chessa

sabato 1 ottobre 2016

Il compagno che mancava

Oggi, con l'arrivo di Marco, è stato subito chiaro, proprio come è successo con Seynabou e con Mattia: non è un bambino che si è aggiunto, ma il compagno che mancava.

Benvenuto tra noi, Marco! Adesso siamo una squadra al completo.

mercoledì 18 maggio 2016

Nascono progetti

Questa mattina, mentre attendiamo che tutti terminino le verifiche d'Istituto, mi avvicino all'isola di Lucilla e Miriam e rimango colpita dai loro bellissimi disegni, tutti sulla nostra vita di classe.
Mentre li guardo, esprimendo il mio apprezzamento, Lucilla mi dice: - Ti ricordi maestra che volevamo scrivere il libro della nostra classe? Beh... ci siamo rese conto che era un lavoro troppo grande, così abbiamo deciso di fare dei disegni e di scrivere una didascalia per ognuno.
Osservo bene e vedo alcune scene della prima elementare. Sorrido, riconosco l'organizzazione del lavoro che ho proposto loro per presentare la nostra esperienza scolastica.
Lo chiedo: - State facendo lo stesso lavoro che abbiamo fatto per il liceo? - La risposta è affermativa. 
A quel punto non mi trattengo e osservo tutto nei minimi particolari.

Delle bambine di terza elementare hanno avuto un desiderio: fare un libro sulla vita di classe.
Hanno capito che sarebbe stato un lavoro troppo impegnativo.
Hanno recuperato dall'esperienza una strada possibile e hanno messo su un nuovo progetto.
Hanno ragionato sulle scene da raccontare e hanno avviato il loro lavoro di storytelling.

Modelli offerti, modelli che tornano e che sono già loro con consapevolezza e capacità progettuale.
É proprio vero, con i bambini il tempo perso non esiste.

martedì 12 aprile 2016

Equipaggio in viaggio

Mattino presto. Mentre riguardo i disegni dei bambini, resto colpita dal nostro equipaggio in viaggio. Molti sono in acqua. Osservo bene, non vorrei averne perso qualcuno in mare.
Invece no. Alessandro ha pensato a tutto. Ha messo l'ancora e anche la scaletta. I bambini, tutti felici, fanno il bagno. Sposto lo sguardo per cercarmi, e ci sono anche io. Sono lì, gioiosa, che sotto un sole gigante guardo il mio equipaggio che rompe le righe e, allegro, apprezza l'acqua cristallina (chiaramente mare sardo).
Sorrido anche da qui. Non ci posso fare niente, ogni volta che rifletto sulla gioia dei miei bambini, mi torna in mente la voce che qualche tempo fa sentii arrivare dall'andito: - Quando lo capirà che la scuola è una cosa seria?
Grazie Alessandro.


mercoledì 9 marzo 2016

Il nostro 8 marzo

Con un po' di ritardo, eccomi finalmente qui a documentare il nostro 8 marzo.
Certamente i bambini vi avranno già raccontato, ma non possiamo non lasciare traccia anche sul nostro blog di una giornata che è stata davvero tanto ricca e ha aperto a nuove conoscenze e a nuove esperienze.
Contrariamente al programma previsto, la mattina si è aperta con la "lezione" di Chiara che, così come ha fatto Lucilla lo scorso anno, ci ha accompagnato a conoscere la storia di un donna molto speciale: Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, nata a Venezia nel 1646 e prima donna laureata al mondo (25 giugno 1678, laurea in filosofia presso l'Università di Padova).
 
















 
Si è trattato di un racconto molto interessante che ci ha consentito di acquisire tante informazioni su questa nobildonna veneziana, ma anche di sapere che erano italiane anche la seconda e la terza delle prime donne laureate al mondo.
Vista l'importanza di questo fatto, Chiara si è interrogata sul perché Elena Lucrezia, che dovrebbe essere una gloria nazionale, sia così poco conosciuta e le siano state dedicate esclusivamente una statua a Padova e una targa al Municipio di Venezia.
Questa riflessione, che ha condiviso con noi, le ha fatto nascere l'idea di rivolgersi alla nostra Amministrazione per proporre di dedicare uno spazio della città a questa donna tanto speciale.
La bellissima idea è stata accolta con grande entusiasmo, così i bambini hanno subito iniziato ad avanzare proposte di luoghi che potrebbero essere adatti allo scopo, ma anche su mezzi e strumenti utilizzabili per diffondere la storia di Elena Lucrezia.
Contemporaneamente, contagiati dal dubbio di Chiara, abbiamo deciso a tamburo battente di fare anche un'indagine sul campo per verificare se davvero lei fosse così poco conosciuta.
Perciò, la nostra uscita prevista per unirci al momento di riflessione promosso in Centro dall'Associazione "Io non ho paura", è diventata anche qualcos'altro: organizzati con una tabella nella quale registrare i dati, ci siamo mossi con l'obiettivo di intervistare i cittadini e le cittadine di Iglesias.
- Sa dirmi chi è Elena Lucrezia Cornaro Piscopia? - Questa la domanda da rivolgere ai nostri intervistati.
Il lavoro era molto semplice: organizzati a coppie, l'intervista doveva consistere nel registrare il nominativo dell'intervistato e la sua risposta alla domanda, con un duplice impegno: verificare l'eventuale risposta affermativa (non solo si/no) e occuparci di informare qualora questa fosse  negativa.


L'uscita, nonostante la pioggia iniziale, è stata bellissima. Abbiamo appeso sul muro i pensieri per le donne scritti nei nostri cuori, abbiamo fatto l'intervista, ascoltato i racconti sulle donne e bambine morte in miniera e ci siamo uniti in un momento di riflessione con le altre classi sulle note di una canzone.



















Al rientro abbiamo verificato le nostre interviste: su 132 intervistati, soltanto due conoscevano Elena Lucrezia Cornaro Piscopia.
Certo, gli intervistati non erano tanti, ma i bambini hanno fatto davvero fatica ad avere l'attenzione delle persone che, in molti casi, acceleravano il passo per non farsi disturbare o, forse, per non vivere l'imbarazzo di non saper rispondere. Cosa secondo noi molto sbagliata.
Che male c'è nel riconoscere di non sapere qualcosa? Anzi è proprio dall'accorgersi di non sapere che nasce il desiderio di mettersi in moto verso nuove conoscenze.
Al termine della rilevazione, il nostro impegno ha preso sempre più forma: trovare il modo perché questa donna sia conosciuta di più. 
Per questo, abbiamo deciso di fare nostra l'idea di Chiara e di parlare direttamente con il Sindaco.
Voi cosa dite, ci ascolterà?
Noi siamo fiduciosi. Non appena avremo notizie, ritorneremo a raccontarvi.
Nel frattempo, il nostro lavoro continua.
Domani, giovedì 10 marzo, ci aspetta l'analisi delle date relative al primo voto delle donne nei diversi paesi del mondo. Sarà un'analisi che avrà a che fare molto anche con la matematica e con la geografia. Un'altra di quelle attività che mette insieme tutto e nel frattempo ci avvicina al mondo.

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, materiali realizzati da Chiara: documento di testo - slide

lunedì 29 febbraio 2016

Gli occhi dei bambini

La nostra classe vista da Alessandro. Non è bellissima? Sono tutti sorridenti...


sabato 6 febbraio 2016

I colloqui con i bambini


Mercoledì, avevo proposto ai bambini l'autovalutazione quadrimestrale da svolgere con il supporto della famiglia, illustrando e consegnando per casa le tabelle allegate al nostro Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF), integrate da tre colonne dove, a destra dei descrittori, potessero inserire le loro crocette.
I bambini, felici, ma anche molto emozionati da questa consegna particolare, hanno portato a casa la loro busta gialla e l'hanno riaperta fermandosi sul contenuto con i loro genitori.
Non è stato un compito facile, l'hanno detto tutti, e io lo sapevo bene. A nessuno è stato possibile  passare su questa proposta leggero. Eppure ogni bambino, dopo aver ragionato sul significato di ogni valutazione, ha messo le sue crocette e, nel farlo, ha riflettuto sulle sue conquiste, ma anche su tutto ciò su cui deve ancora lavorare.
Poi è arrivato il tempo della restituzione e, qui, ho capito che era necessario un momento successivo.
Così, ieri, modificando il programma della giornata, ho organizzato i colloqui individuali, in cui gli unici invitati erano loro: i bambini.
Ho allestito un banchetto fuori dall'aula e, dopo aver organizzato un'attivita in classe con la collega, mi sono spostata per poi chiamarli uno alla volta. Qui, ad aspettarli c'era una sedia a fianco alla mia, la loro valutazione, la mia griglia riepilogativa e i loro lavori.
I colloqui sono partiti prendendo in mano la loro autovalutazione che, nella maggior parte dei casi, coincideva in modo sorprendente con la mia. L'abbiamo vista insieme, punto per punto, in modo che i bambini potessero illustrare le loro scelte. Io ho confermato o ho offerto il mio parere diverso, spiegandolo con cura e, quando necessario, rivedendo insieme i loro lavori. In questi casi, ho preso in mano un colore verde e ho appuntato nuove crocette in corrispondenza ai descrittori più adatti. Ho offerto consigli, ascoltato e risposto alle loro domande, e poi ci siamo lasciati con un bacio. A ognuno di loro il compito di chiamare il compagno successivo. 
Un tempo indimenticabile. A poco più di due anni dal loro ingresso alla scuola primaria, i miei bambini erano lì, al mio fianco, ad affrontare in prima persona e con incredibile serietà un impegno tanto grande. 
Mi è sembrato di fare i colloqui per la prima volta.
Alla fine ero proprio soddisfatta. Volevo che questo inevitabile incontro quadrimestrale con i voti, lo facessero avendomi al loro fianco, desideravo che sia loro che i genitori conoscessero cosa sta dietro un voto e la difficoltà di attribuirlo. Ho cercato un percorso  condiviso.
Certo, anche in questi giorni abbiamo fatto tanta scuola dai tempi invisibili, ma su questi ritornerò.


Dai testi brevi composti in primissima mattinata, sul modello "Nulla dies sine linea" (ricerca guidata da Benedetto Vertecchi)

Iglesias, 4 febbraio 2016

Ieri sono tornata a casa con una busta gialla... con dentro una scheda per l'autovalutazione che mi emozionava un po' perché c'erano, per la prima volta, i voti.
Era un lavoro da fare con i genitori, ma eravamo tutti molto indecisi se mettere dieci o voti più bassi, però, alla fine, abbiamo messo il voto più adatto a me.
Oltre ai voti, c'erano anche i giudizi (a cui eravamo abituati); io, mia madre e mio padre però eravamo comunque indecisi perché anche se i giudizi erano pochi mi sembravano tantissimi, infatti prima di mettere giudizi e voti abbiamo riflettuto molto perché non si devono mettere i voti senza sapere che cosa significano. Perciò siamo rimasti molto tempo per decidere che cosa mettere.
Ma questa lunga riflessione è servita perchè facendolo ci ha portato a rileggere e ad esprimere le nostre idee al meglio per comprendere le idee degli altri, ad unire le nostre idee e a formarne altre che sono andate d'accordo tra loro e il che significa che ci hanno indicato la strada per mettere la cosa più giusta che tutti noi credevamo.
Alla fine ero molto contenta perché abbiamo fatto una scelta che andava bene per tutti e che ci ha fatto, appunto, tutti contenti e molto felici. (Chiara)

Al post "Noi genitori: la mia restituzione alla consegna particolare"

sabato 19 settembre 2015

Veronica racconta

I bambini lo sanno, a noi tutti piace che portino in classe le loro esperienze, un oggetto che vogliono mostrare, un libro da condividere o, semplicemente, una loro scoperta o una loro curiosità...
Così è successo che l'altro giorno Veronica ci abbia voluto raccontare un incontro che ha fatto in spiaggia quest'estate. Lo ha fatto a voce, ma poi, dietro mio invito, lo ha scritto per poterlo custodire nella cartella che da quest'anno raccoglierà i testi dei bambini. Questo, per la sua particolarità, ho voluto condividerlo anche qui. 
Perciò, ringraziando Veronica, ecco il suo racconto:

Il 30 agosto 2015, mentre mi trovavo a Spiaggia di mezzo con i miei genitori e una mia amichetta, si è avvicinato un signore che a noi sembrava un ambulante di quelli che vendono oggetti. Invece era uno scrittore del Senegal e qua lo chiamano tutti "La penna del Senegal". 
Lui ha iniziato a parlarci e ci ha raccontato che vende i suoi libri di favole africane nelle spiagge e in giro per le città.
Io ho comprato uno dei suoi libri e lui mi ha scritto anche la dedica.
Lui si chiama Mamadou Bamba Toure e mi ha detto che al suo villaggio con cinque euro si può vivere per una settimana. Mi ha anche detto che il suo desiderio è quello di comprare un pulmino per portare i bambini del suo villaggio a scuola.
Per me questo incontro è stato un bellissimo momento. (Veronica)

Veronica ci ha mostrato il libro "Gainde ak bouki" (Favole africane) e la dedica che Mamadou ha scritto per lei. Io le ho promesso che questo libro entrerà a far parte delle letture di classe perché ci aiuterà a conoscere la cultura di provenienza di Mamadou e di tanti che, come lui, arrivano nel nostro paese.

Il libro di Mamadou si apre con un messaggio per il lettore che voglio riportare qui perché ha tanto il sapore di qualcosa che un tempo accadeva anche da noi e su cui ritornerò con i bambini.

Da noi al villaggio, la sera 
seduti davanti ad un grande fuoco o al chiaro di luna, 
i bambini si raccolgono intorno ad un adulto 
per assaporare il momento magico del racconto.
Il narratore inizia sempre dicendo: "Racconto"
e i bambini rispondono in coro: "Comincia!".
É ancora vivo in me il ricordo dei numerosi racconti
che mi sono stati narrati da un anziano del mio villaggio,
che oggi è scomparso.
Lo rammento con rimpianto perché, come si dice in Africa,
"Quando un vecchio muore
è come una biblioteca che scompare".