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venerdì 14 maggio 2021

Didattica a bassa direttività: la strada che vedo, la strada che percorro

Venerdì 14 maggio, ore 10:00

Pausa di un'ora nella mia attività didattica di oggi su digitale. I bambini, al momento, sono impegnati con l'attività di religione o di alternativa, e io sono qui che, ancora una volta, faccio fatica a trattenere l'emozione di ciò che ho osservato questa mattina, durante i primi cinquanta minuti di attività.
Davanti a me, i bambini, organizzati in stanze, impegnati a completare le risposte alle domande sui consumi digitali che hanno preparato loro stessi per la nostra indagine destinata ai compagni della scuola. Devono testarle e individuare, tra le risposte, le voci da inserire nel questionario che abbiamo deciso che sarà prevalentemente a scelta multipla per facilitare la raccolta e l'elaborazione dei dati.
Nel mio schermo ho tutte le stanze, compresa la plenaria, nel caso in cui qualcuno abbia bisogno di me, ma attivo l'audio di una alla volta e mi immergo, tanto che faccio fatica a spegnere per attivare l'audio della successiva. I coordinatori svolgono il compito in modo impeccabile e i gruppi si sono autogestiti per gli altri incarichi. Ogni tanto si divaga - e meno male, visto quello che arriva - ma c'è sempre chi riconduce al compito. Le domande sono sulla chat, le risposte nei blocchi personali delle bozze. E c'è un gruppo che è arrivato alla fine del lavoro. Così decido di trattenermi di più mentre rileggono ogni domanda e le risposte. Sono stati raccolti i pensieri di tutti tutti. Io osservo: organizzazione, attenzione alla consegna, la loro capacità argomentativa, il linguaggio, i consigli che offrono e raccolgo informazioni sui loro consumi digitali di cui sapevo poco o niente e nomi di applicazioni che so già che non saprò nemmeno scrivere.
Così sono qui che ragiono su una scuola che ancora separa, quando per tanti è diventato praticamente l'unico luogo in cui stare insieme attorno a progetti comuni. Penso al valore dei loro scambi tra pari, di come si supportano, delle contaminazioni. E penso che questo che ho davanti oggi, già da solo, trasforma la scuola in un'altra cosa.
Eppure siamo ancora lì. Agli alunni distanti, alla collaborazione tenuta fuori a vantaggio della competizione e della classificazione - Non aiutatevi, devo capire che cosa sai fare tu, proprio tu, da solo - all'errore demonizzato, al controllo costante dell'adulto.
Chi mi conosce sa che c'è una parola che ripeto di continuo e che trova spazio in tanti incontri che organizzo. Questa parola è "costruire". Ecco, per me la scuola è questa. È quella che costruisce, che mette insieme, che riconosce il valore aggiunto dell'apprendimento collaborativo, senza che gli insegnanti vengano meno al ruolo di creare contesti, mettere a disposizione materiali, guidare la metacognizione e gli approfondimenti.
Per me la scuola è quella che non ha fretta di valutare, ma è luogo in cui si osserva molto, di continuo, e con le osservazioni guida, sostiene, offre strumenti su misura. Ma sa aspettare. Sa che certe conquiste hanno bisogno di tempo. Di fiducia.
Ieri sera, ero con tante insegnanti, genitori, dirigenti, studenti universitari a ragionare di Cittadinanza. E parlavamo di una cittadinanza che non può stare racchiusa in un'ora dedicata all'educazione civica, ma che si costruisce giorno dopo giorno.
Oggi, sempre con più chiarezza, so che, per farlo, più di qualunque altra cosa, conta chi scegliamo di essere e la scuola che facciamo.
Sono felice di avere scelto di documentare tutto questo in modo puntuale. Essere su digitale mi ha offerto la possibilità di una documentazione impossibile in presenza, non con i nostri strumenti. E io sento di avere un tesoro fra le mani perché questi materiali dicono più di qualunque libro.
Basta sostare davanti a queste immagini vive per leggere il valore aggiunto della bassa direttività e fugare ogni dubbio.
È un lavoro impegnativo, certo, ma io, che pure vivo nel dubbio continuo, sento che la strada è questa.

martedì 23 marzo 2021

Il mio tirocinio di emozioni e l'amore spiegato dai bambini di 8 anni

Post di Chiara Pusceddu

La DAD non è necessariamente monotona, noiosa e alienante. La chiave giusta è capace di aprire porte magiche, anche quando non si è vicini.

Stamattina, ad attendermi su Google Meet, un'attività più speciale del solito: i bambini dovevano osservare questa bellissima immagine e successivamente confrontarsi in piccoli gruppi sul significato della parola 𝙖𝙢𝙤𝙧𝙚.


Bambini, ha detto maestra Enrica, che cos'è per voi l'amore?

Di seguito solo alcuni dei meravigliosi pensieri emersi:

L'amore è... quando due persone soffrono entrambe e cercano di stare più vicine per sconfiggere la sofferenza. Ad esempio quando cercano di sconfiggere una malattia insieme. Perché secondo me, quando stai vicino a una persona e le vuoi bene, si può superare tutto.

L' amore è... un viaggio con mia madre e mio padre insieme.

L'amore significa che qualcuno farebbe qualsiasi cosa per un altro.

L'amore è... quando tu vedi una persona che per te è bellissima e ti scatta una roba fortissima perchè ti piace talmente tanto e ogni volta te ne innamori.

L'amore è... quella cosa che mi permette di sentire mio nonno sempre vicino al mio cuore anche se è morto.

E c'è chi ancora mi chiede che cosa mi spinga a diventare una maestra.

giovedì 18 marzo 2021

Prove di bassa direttività su digitale

Quando lessi le Linee guida per la Didattica Digitale integrata, rimasi sconcertata davanti alle ore previste per l'attività sincrona fin dalla scuola primaria. Nel paragrafo "L'orario delle lezioni", il documento parla di quote orarie settimanali minime di lezione in sincrono, indicando dieci ore per la classe prima e quindici per le restanti classi.
 
Sapevo bene di come in molti, moltissimi casi nel precedente anno scolastico la didattica a distanza era stata costruita sul modello “lezione, esercitazione, verifica”, con due opzioni prevalenti: video-spiegazione e una buona dose di compiti e pagine di studio, assicurate con WhatsApp e/o registro elettronico; lunghe mattinate in videoconferenza con replicazione pura delle lezioni frontali, per chi era ricorso ad ambienti di apprendimento con sistema di videoconferenza integrato.
Non solo. Ci sono state scuole che nel mettere su questa organizzazione, hanno addirittura seguito lo stesso orario delle lezioni in presenza, e che, per questo, venivano portate come esempio.
Ricordo ancora la mia preoccupazione davanti ad articoli usciti sulla stampa isolana che elogiavano queste pratiche.
 
È per questo che quando lessi le Linee Guida, pensai che se fossi stata nella condizione di ricorrere ancora alla didattica a distanza, mi sarei impegnata a studiare un’organizzazione attenta a salvaguardare, anche in sincrono, gli spazi per la didattica a bassa direttività, in modo da garantire momenti di attività collaborativa nei piccoli gruppi.
 
Venivo da scelte molto diverse, certamente condizionate anche dal momento: una progettazione completamente autogestita, un ambiente di apprendimento che non prevedeva al suo interno la videoconferenza, competenze delle famiglie da costruire, strumenti e reti in molti casi non adeguati.
Tuttavia, ad aiutarmi, in quel contesto, insieme alle competenze sul digitale maturate nel tempo, sono state proprio le scelte metodologiche basate su pratiche didattiche collaborative a bassa direttività.
 
La nostra esperienza, che ho documentato puntualmente e raccontato in diversi contesti, ha mosso da subito da una progettazione esplicita articolata in proposte asincrone, garantite a cadenza regolare per tre giorni la settimana, con scelte pensate per custodire una dimensione di comunità anche a livello di apprendimento, e appuntamenti sincroni (quattro) della durata di un'ora, rivolti a un massimo di 5/6 bambini per volta (che sceglievano liberamente giorno e orario, registrandosi sul calendario proposto) dedicati prevalentemente alla metacognizione ripartendo dai lavori svolti (vedi).
Per assicurarmi che i bambini continuassero ad arricchirsi grazie ai lavori di tutti, ho organizzato la valutazione tra pari, integrata da una semplice strategia che si è rivelata molto efficace: negli incontri sincroni i bambini erano invitati a presentare non il loro elaborato, ma quello di un compagno, argomentando la propria scelta.
 
Torno ad oggi. Ho sempre creduto che il lavoro più importante da fare dopo l'esperienza dello scorso anno fosse quello di riflettere per conoscersi meglio e guardare alle diverse scelte con nuova consapevolezza.
 
La nostra esperienza, nonostante i limiti oggettivi, è stata positiva. Le scelte ci hanno tenuto tutti insieme fino alla fine. Ci siamo completamente ripensati in uno scenario nuovo, senza però perdere mai di vista il modo in cui guardiamo alla scuola e le nostre scelte.
Tuttavia, c’era una grande assente, insieme alla vita di comunità, e questo ci è stato chiaro da subito: la vivacità tipica dell’apprendimento collaborativo, che consente di muovere da provocazioni alte rese possibili dal sapere che nessuno è mai solo.
 
Questa settimana di quarantena, per noi che siamo stabilmente in presenza da settembre, non poteva che essere tradotta in opportunità per ripensarci ancora e per dare gambe alle nostre convinzioni.
 
Oggi, la nostra terza può contare su bambini in cui sono cresciute molto autonomia e responsabilità e su competenze digitali sviluppate in modo importante, sia nei docenti sia negli studenti.
Abbiamo curato la formazione dei genitori e possiamo contare su strumenti e connessioni più adeguati.
 
Neanche per un attimo, pertanto, nonostante l’efficacia della nostra esperienza, abbiamo pensato di replicarla.
 
Ciò che abbiamo fatto è stato tornare al Piano scolastico per la DDI del nostro Istituto e ai suoi vincoli, per costruire una proposta che avesse la nostra forma e custodisse le nostre pratiche didattiche.
 
Le quindici ore di attività sincrona obbligatoria prevedono tre mattine articolate prevalentemente in due sottogruppi, mentre, le due restanti sono pensate per attività destinate alle attività in quattro sottogruppi, così da garantire proposte in forma collaborativa da gestire in autonomia.
Questi sono: formiche, farfalle, tartarughe e coccinelle.

La regia è assicurata dal pannello delle breakout rooms che consente la supervisione esterna a cura dei docenti con interventi nei vari gruppi quando necessario.
 
Sapevo che non sarebbe andato subito tutto liscio e che gli spostamenti richiesti ai nostri alunni fra i vari ambienti erano tanti. Ma, al solito, sta tutto nel fidarsi dei bambini e nel costruire un'organizzazione forte.
 
La prima proposta con questa modalità è stata dedicata ad un'attività "ordinaria": l'analisi grammaticale con il supporto delle forme geometriche (una semplificazione del modello Montessori). Data una frase, i bambini dovevano associare la forma adeguata (cerchio, triangolo grande/piccolo, mezzaluna) alle parti del discorso conosciute, mettendole in relazione a partire dal verbo e dai nomi.

Ho nominato i coordinatori (in questa fase ci ho pensato io) con il compito di assicurare il coinvolgimento di tutti e curare la restituzione del lavoro in plenaria.
 
Il tempo si è ristretto in un attimo, come sempre accade in questi casi, e non è mancato qualche problema da gestire. Tuttavia, sono intervenuta in modo molto discreto dove necessario e, al solito, per gestire il resto, ho atteso la fine dei lavori.
 
La bellezza - già perché bisogna vederla ed essere consapevoli di che motore sia - è stata tanta.
Mentre osservavo le stanze da esterna, attivando l'audio di ognuna a rotazione per capire come i bambini si fossero organizzati e come procedessero i lavori, è stato impossibile per me non mettere in primo piano l'attenzione all'apprendimento collaborativo che, in questa forma, mancava dai primi giorni di marzo dello scorso anno. Davanti ai miei occhi i bambini lavoravano di nuovo in gruppo, senza mascherina e senza doversi preoccupare delle distanze. Collaboravano come se fossero fianco a fianco.


Scaduto il tempo, di cui l'organizzazione, essendo la prima volta, ne aveva occupato buona parte, i bambini hanno fatto la loro seconda pausa destinata alla merenda e, puntuali, alle 11:20 sono tornati in plenaria per la restituzione.
Non tutti i gruppi avevano finito il lavoro, ma era una cosa messa in conto da subito; così come lo era la gestione di alcuni problemi.
 
La restituzione al grande gruppo è stata fatta dai coordinatori. Questi sono stati inviatati a condividere a due livelli: aspetti organizzativi e funzionamento del gruppo; svolgimento del lavoro.
 
Prima di questa, tuttavia, cinque minuti pieni li ho occupati io per riportare ciò che avevo appuntato durante le mie osservazioni da esterna, ma anche per rassicurare su alcuni problemi che, nel frattempo, avevano creato preoccupazione in qualche genitore, rendendo necessario ricordare che la scuola sperimenta di continuo nuove strade e che questo comporta tanti aggiustamenti prima che tutto funzioni come atteso.
 
Ancora una volta, perciò, ho chiesto fiducia nella consapevolezza che guida le scelte di noi docenti, ricordando che nel nostro lavoro le regolazioni non finiscono mai. E che in nessun caso la strada può essere la rinuncia.  Questo in presenza, questo sul digitale.
 
Completata la restituzione, ci siamo messi insieme davanti al file nel quale io avevo riportato man mano il lavoro dei singoli gruppi. Ma non abbiamo completato. Non c'è fretta. La nostra analisi grammaticale si è fermata sulle forme grandi; sulle piccole torneremo.
Oggi la proposta era un pretesto, un buon pretesto, ma l'attenzione era su ciò che renderà possibile tanto di più.
 

Questa mattina si tornerà per completare ed approfondire il lavoro e mettere a punto l'organizzazione. Il desiderio è di consegnare tempi più distesi.

Il ritorno in plenaria sarà gestito con una restituzione più snella da parte dei coordinatori e una ruota della fortuna sulle parti del discorso organizzata per dare la parola a tutti tutti.
 
Se tutto procede, nei giorni che restano, ci attende la ripresa della scrittura collaborativa che proporrò a partire da un'immagine.
Vediamo che cosa succede.

lunedì 15 marzo 2021

Didattica a distanza: una mozione

La nostra prima giornata in didattica a distanza di quest'anno inizia con una mozione di T., seguita alla condivisione dell'organizzazione a cui si è fatto spazio nella fase di apertura, all’interno dell’ora dedicata alle attività trasversali.
- Maestra, ma lo possiamo avere un tempo solo per noi, per parlare, per condividere delle cose nostre?
Io rispondo ricordando che hanno lo spazio "Chiacchiere in libertà" e che anche questi primi cinquanta minuti sono proprio come il nostro tempo al mattino in cui, con il programma della giornata e la lettura del libro (al momento, Lucy), ci sarà sempre anche il tempo dedicato alle condivisioni.
- No, maestra - riaccende il microfono - ma io intendo proprio una videoconferenza tutta per noi, per parlare direttamente e poterci mostrare le nostre cose.
Mi rendo conto che ha ragione. Chiacchiere in libertà è uno spazio di comunicazione asincrona e qui ci siamo sempre noi. 
Già... ciò che chiede T. è qualcosa a cui non abbiamo proprio pensato.
Mentre la testa è già impegnata a riflettere, spiego che per una questione di sicurezza - e illustro i possibili rischi - da soli in videoconferenza non possiamo proprio lasciarli.
Tuttavia, subito dopo, con uno sguardo d'intesa con Chiara, la tirocinante presente con noi, mi dico che questo è un bisogno che non si può proprio non accogliere. In quattro e quattr'otto propongo di integrare quindici minuti liberi a fine attività, dove però saremo presenti da esterne: videocamera e microfono spento.
T. Accetta. Il compromesso lo convince. È soddisfatto. E tutti sono felici con lui.
Così alle 12:00, completate le attività, i gruppi hanno potuto ritrovarsi, noi abbiamo assunto uno sguardo esterno e sullo schermo sono comparsi altri spazi della casa, animali, costruzioni, PlayStation... Di tutto di più.
Non tutti sono tornati in plenaria. Forse la decisione presa in itinere non è stata chiara. O, forse, le famiglie si erano già organizzate su questi orari.
Da domani, tuttavia, un nuovo quarto d'ora entrerà stabilmente nella nostra organizzazione e l'appuntamento sarà nella videoconferenza dello spazio "Chiacchiere in libertà".
Anche questa non è un'idea nostra. È arrivata da V., una delle nostre bambine, e ci è piaciuta subito. Uno spazio dedicato anche "fisicamente" e distinto da quello delle attività.
Che dire? Al solito condividere il programma e tutta l'organizzazione con i bambini non può essere un solo presentare e io sono felicissima ogni volta che loro ci aiutano a vedere ciò che sfugge al nostro sguardo.

Beh... come primo giorno in didattica a distanza non possiamo che essere soddisfatti. Ora seguiranno le attività autogestite.
Certo è che poter vedere gli effetti dell'esperienza a un anno di distanza è veramente interessante. Che questa quarantena avesse anche questo scopo? Chi lo sa… 
I bambini, comunque sia, dai loro otto anni, sono stati davvero straordinari, sia in termini di autonomia che di maturità. E questo va detto.

domenica 14 marzo 2021

Si riparte con la didattica a distanza: nuova organizzazione

Questo, anche per noi che siamo stati in presenza sempre, è un anno particolare, condizionato da tanti eventi che hanno reso necessari nuovi adattamenti.

Dalla nostra, certamente, l'eredità della didattica a distanza, che ha visto crescere le competenze digitali di tutti: insegnanti, bambini e genitori. Aver allestito sin dall'inizio dell'anno i nostri nuovi spazi digitali (passando da Edmodo e Jitsi alla GSuite for education, diventato ambiente d'Istituto), infatti, ha fatto sì che il collegamento fra tutti noi non venisse mai meno e che come insegnanti, titolari e supplenti, in particolare durante la mia lunga assenza tra gennaio e febbraio, potessimo programmare puntualmente insieme, per dare continuità alle scelte educative e alle attività didattiche e, sempre insieme, gestire tutta la delicata fase dell'ingresso della nuova valutazione, coerentemente con le scelte che ci hanno caratterizzato da sempre.

Adesso, una nuova prova. Proprio mentre la Sardegna è in zona bianca, a un anno esatto dal lockdown, venerdì 12 marzo le nostre attività in presenza sono state sospese. Pertanto, da lunedì 15 marzo, le attività saranno assicurate sugli ambienti digitali per tutto il tempo previsto per la nostra quarantena di classe, che - rassicuriamo tutti - è solo precauzionale, a conferma che i nostri protocolli e l'impegno costante di tutti noi sono risultati efficaci.

Quest'anno, come noto, con l'ingresso del Piano per la DDI (Didattica Digitale Integrata) le cose, rispetto all'anno precedente, si sono modificate; perciò - venerdì stesso - abbiamo messo in piedi una proposta organizzativa in linea con il Piano, condivisa in un incontro d'équipe autoconvocato e, subito dopo, con la nostra Dirigente scolastica e con la Rappresentante di classe.

La proposta è articolata con attività in sincrono, con il coinvolgimento dell'intero gruppo docente, e attività in asincrono: consegne (anche autogestite) e attività di studio.

L'attività sincrona prevede tre ore di attività al mattino (che garantiscono le 15 ore/settimanale previste dalla normativa), intervallate da due pause.

Gli impegni in videoconferenza, con la volontà di gestire una didattica coerente con il nostro fare scuola, sono stati pensati assicurando un'ora di apertura in plenaria con attività trasversali (all'interno delle quali saranno presenti anche le nostre routine), e l'articolazione in due sottogruppi, per tutte le situazioni in cui è stato possibile. Negli altri casi, quando i tempi sono più distesi, sono state predisposte le breakout rooms, così da garantire l'apprendimento collaborativo in piccoli gruppi, per il quale assicurerà il supporto anche la studentessa che avrebbe dovuto riprendere il suo tirocinio in classe proprio lunedì.

Il lunedì pomeriggio, inoltre, è stato aperto uno sportello in sincrono (dalle 17:30 alle 18:30) al fine da gestire esigenze specifiche e garantire assistenza. 

Si segnala che nella classe virtuale è stato allestito - tra i materiali - uno spazio dedicato a tutti i documenti principali predisposti per organizzare le attività e già trasmessi alle famiglie: organizzazione complessiva; orario e gruppi; documento per guidare l'accesso alle attività sincrone a cura dalle diverse docenti:

DAD_3A_viaRoma_Organizzazione dal 15 al 22 marzo
DAD_3A_viaRoma_Orario e gruppi (file aperto ai soli alunni e genitori con account d'Istituto)
AD_3a_viaRoma_Come accedere alle lezioni (file aperto ai soli alunni e genitori con account d'Istituto)

Nello stesso spazio, è stato messo nuovamente a disposizione delle famiglie anche il video, predisposto a seguito dell'incontro formativo rivolto ai genitori nel mese di ottobre (vedi). Questo è nato a sostegno dell'utilizzo della GSuite for education sia da pc che da tablet e smartphone.

A questo punto, appuntamento a lunedì sulla classe virtuale!

mercoledì 13 maggio 2020

Didattica a distanza, ecco i punti chiave

Segnalo questo interessante articolo pubblicato in data 7 maggio 2020 su www.avvenire.it


"Occorre riprogettare i percorsi. Non è la tecnologia da sola che fa la differenza, ma i modelli pedagogico-didattici che dialogano con il digitale".

lunedì 4 maggio 2020

Orizzonte Scuola: esperienza con la DaD

Con grande piacere, condivido questa mia video-intervista pubblicata oggi su Orizzonte Scuola dal titolo "La maestra che usa la classe capovolta già dalla prima elementare. La sua esperienza con la DAD", a cura di Paolo Quadrino.
 
La scuola primaria sta subendo un impatto molto forte a seguito delle attività scolastiche da casa con insegnanti, bambini ed anche genitori che hanno dovuto necessariamente modificare l’assetto didattico cercando di sopperire alla presenza con strumenti digitali e modalità di interazione in rete o telefonica.

La collegialità resta una strategia che si rivela vincente perché coinvolge tutti i protagonisti, nel rispetto del ruolo di ciascuno, ma che rischia di essere vanificata dalle difficoltà operative di gestione.

Tutta la scuola sta così vivendo una svolta epocale, immediata e forzata, dei processi di insegnamento/apprendimento: i docenti per la mancanza della presenza maggiormente influente con i bambini, gli studenti per la trasformazione delle relazioni sociali ed i genitori per la difficoltà al cambiamento poiché cresciuti con altre modalità.

Fortunatamente alcune metodologie o prassi didattiche innovative che si erano sperimentate in precedenza in particolare alle scuole primarie come la verifica tra pari, la classe capovolta, il coinvolgimento delle famiglie, il portfolio delle competenze, hanno favorito l’applicazione della DAD mitigando lo shock imprevisto e imprevedibile della lezione “extra aula”.

venerdì 10 aprile 2020

Didattica a distanza: riflessioni dei genitori

Questi giorni, ragionando con la mamma che fa da Referente per la didattica a distanza, è maturata l'idea di preparare un form molto essenziale, con solo due campi: campo-nome (non obbligatorio) e campo-paragrafo, in cui i genitori potessero posare riflessioni, dubbi, preoccupazioni sull'esperienza di scuola che stiamo vivendo.

Riporto qui i primi due arrivati, consegnati con nome e cognome, perché credo offrano una lettura molto interessante e completa che non può mancare dal nostro blog.

Ringrazio Rossella Cui  e Maura Mei per averci offerto questi scritti e per averne autorizzato la condivisione.

di Rossella Cui

In questa fase così delicata che stiamo attraversando, mentre tutto il mondo fuori si è fermato, credo sia importante lasciare traccia delle nostre riflessioni su ciò che accade nel nostro piccolo mondo dentro casa.
La scuola ci ha supportato con l'utilizzo di una piattaforma in e-learning e soprattutto grazie all'appoggio di Enrica, che instancabilmente mantiene i contatti con i nostri bambini, perché possano continuare la didattica con le metodologie utilizzate a scuola (per quanto possibile ovviamente!), per poter mantenere viva la memoria di ciò che vivevano tutti i giorni in classe, tutti insieme. Grazie anche alle videoconferenze, possono incontrarsi a piccoli gruppi con la maestra, e concentrare in quel tempo tutte quelle attività frontali, che normalmente fanno a scuola. In tutto ciò, ci siamo anche noi genitori, che ovviamente dobbiamo supportare i bambini nelle attività da svolgere e nelle scadenze da rispettare. Il nostro “lavoro” certamente non è facile, soprattutto perché ci siamo catapultati, dall’oggi al domani, in una dimensione di scuola che mai avremmo immaginato di vivere; inizialmente con tante paure e dubbi, ma poi col passare del tempo siamo entrati per così dire a “regime”, e quell’appuntamento che una volta all’anno chiamavamo “Aula aperta”, è diventato quasi vita quotidiana.
Fino al lockdown, devo dire la verità, non riuscivo a capire che cosa mia figlia facesse esattamente a scuola: ogni giorno, all’uscita di scuola, le chiedevo che cosa avesse fatto e la risposta era sempre la stessa … “Non mi ricordo”; controllavo i quaderni e certi giorni non vedevo niente di nuovo; a volte aveva dei compiti da fare, ma non sempre. Io personalmente arrivavo da un’esperienza di scuola primaria (per il fratello maggiore) completamente diversa: lui frequentava il tempo prolungato e all’uscita di scuola aveva una montagna di compiti da fare, quindi per me quella era l’idea di scuola.
Ora mi si è aperto un mondo completamente diverso, ora ho finalmente capito che cosa significa scuola per mia figlia, e questo mi ha aiutato a “seppellire” le mie ansie, che in qualche modo trasmettevo anche a lei.
I video di spiegazione di Enrica e le restituzioni dei compiti, sono diventati per me (prima per mia figlia:) quegli strumenti indispensabili per vivere questa esperienza al meglio, e che spesso mi fanno tornare bambina come in un déjà-vu.
Sarà forse la mia positività in tutto ciò che faccio, ma da sempre gli eventi negativi della mia vita si sono trasformati in un’occasione di crescita e nell’opportunità di vedere il mondo con altri occhi, nella ricerca di una soluzione e nella consapevolezza che niente capita per caso, e questa esperienza per me lo è.
Ora mi chiedo solo che cosa sarà il dopo, che cosa succederà quando noi genitori torneremo al lavoro mentre i nostri bambini non potranno tornare a scuola, ma anche che cosa sarà la scuola dopo il COVID 19. Certo è che non posso leggere il futuro, ma sono convinta che insieme e con scelte condivise, tutto verrà affrontato nel migliore dei modi, reinventandoci tutti i giorni così come siamo abituati a fare.
Vorrei solo che questa esperienza sia da guida per una scuola del futuro, che sia pronta a supportarci in qualsiasi evento inaspettato come questo, che sia portatrice delle nostre esigenze, che sia una buona ascoltatrice dei nostri pensieri e diventi veramente famiglia, che sappia bilanciare la burocrazia con le reali esigenze delle famiglie, che vada oltre il protocollo puro e semplice per camminare insieme a noi, verso un obiettivo comune.
Di una cosa sono certa però …. questa esperienza mi ha dato la possibilità di sentirmi più vicina a tutti gli altri genitori, molto più di quanto lo sia stata fino a prima della chiusura delle scuole e di scoprire piacevolmente lati di loro che non conoscevo e che forse non avrei mai conosciuto.

di Maura Mei

Dopo uno spaesamento iniziale, dovuto più che altro al recepimento degli strumenti adeguati e alla novità, mi trovo pienamente coinvolta e soddisfatta. L'immediatezza, la continuità, le regolarità, il senso di appartenenza, ci hanno consentito di sentirci come se la scuola non si fosse mai fermata ma solo spostata a casa. Il rapporto alunno-genitore-maestra, quello alunno-alunno, quello genitore-genitori sono cresciuti nonostante le difficoltà oggettive. Uno sguardo privilegiato che non avremmo potuto avere. A conferma che anche nelle situazioni più brutte c'è del bello, soprattutto per chi lo vuole mostrare e per chi lo vuole vedere. Ma in questo, noi sappiamo di partire avvantaggiati!

sabato 4 aprile 2020

Ddidattica a distanza, vademecum per docenti e studenti

Con piacere segnalo l'articolo "Didattica a distanza, vademecum per docenti e studenti."
Undici tesi sulla didattica a distanza. È vitale cercare di chiarirsi le idee su quello che si può o non si può fare.

L'articolo è di Mauro Piras, pubblicato su www.ilsole24ore.com in data 31 marzo 2020

La didattica a distanza ha invaso le case degli italiani. La scuola è una presenza costante, per la maggior parte delle famiglie. Tuttavia, in condizioni normali, è una presenza-assenza: per diverse ore i bambini e i ragazzi sono fuori, a scuola appunto, e poi quando tornano se devono fare i compiti possono farlo, almeno in parte (si spera), per conto loro. Con l'interruzione delle attività didattiche, gli studenti sono sempre a casa. E lo sforzo di raggiungerli con la didattica a distanza ha portato in casa una parte di quello che si fa in classe, coinvolgendo le famiglie molto più dei soliti compiti.

La scuola diventa molto più invasiva. È vitale cercare quindi di chiarirsi le idee su quello che si può o non si può fare con la didattica a distanza (da qui in avanti: DAD), per evitare di creare tensioni controproducenti.

lunedì 9 marzo 2020

La SIREM per la didattica a distanza

Con piacere condivido gli interessanti suggerimenti che la SIREM, Società Italiana di Ricerca sull'Educazione Mediale, ha rivolto a Università e Scuole per l'adozione e la sperimentazione di forme di didattica a distanza in risposta al DPCM del 4 marzo 2020 (recante misure urgenti per il contenimento del COVID-19).

All'articolo sul sito della SIREM, dal quale è possibile scaricare il Compendio Sirem per l'Università, il Compendio Sirem per la Scuola e Link e tutorial. Tutti e tre i documenti sono in continuo aggiornamento.