venerdì 14 maggio 2021

Didattica a bassa direttività: la strada che vedo, la strada che percorro

Venerdì 14 maggio, ore 10:00

Pausa di un'ora nella mia attività didattica di oggi su digitale. I bambini, al momento, sono impegnati con l'attività di religione o di alternativa, e io sono qui che, ancora una volta, faccio fatica a trattenere l'emozione di ciò che ho osservato questa mattina, durante i primi cinquanta minuti di attività.
Davanti a me, i bambini, organizzati in stanze, impegnati a completare le risposte alle domande sui consumi digitali che hanno preparato loro stessi per la nostra indagine destinata ai compagni della scuola. Devono testarle e individuare, tra le risposte, le voci da inserire nel questionario che abbiamo deciso che sarà prevalentemente a scelta multipla per facilitare la raccolta e l'elaborazione dei dati.
Nel mio schermo ho tutte le stanze, compresa la plenaria, nel caso in cui qualcuno abbia bisogno di me, ma attivo l'audio di una alla volta e mi immergo, tanto che faccio fatica a spegnere per attivare l'audio della successiva. I coordinatori svolgono il compito in modo impeccabile e i gruppi si sono autogestiti per gli altri incarichi. Ogni tanto si divaga - e meno male, visto quello che arriva - ma c'è sempre chi riconduce al compito. Le domande sono sulla chat, le risposte nei blocchi personali delle bozze. E c'è un gruppo che è arrivato alla fine del lavoro. Così decido di trattenermi di più mentre rileggono ogni domanda e le risposte. Sono stati raccolti i pensieri di tutti tutti. Io osservo: organizzazione, attenzione alla consegna, la loro capacità argomentativa, il linguaggio, i consigli che offrono e raccolgo informazioni sui loro consumi digitali di cui sapevo poco o niente e nomi di applicazioni che so già che non saprò nemmeno scrivere.
Così sono qui che ragiono su una scuola che ancora separa, quando per tanti è diventato praticamente l'unico luogo in cui stare insieme attorno a progetti comuni. Penso al valore dei loro scambi tra pari, di come si supportano, delle contaminazioni. E penso che questo che ho davanti oggi, già da solo, trasforma la scuola in un'altra cosa.
Eppure siamo ancora lì. Agli alunni distanti, alla collaborazione tenuta fuori a vantaggio della competizione e della classificazione - Non aiutatevi, devo capire che cosa sai fare tu, proprio tu, da solo - all'errore demonizzato, al controllo costante dell'adulto.
Chi mi conosce sa che c'è una parola che ripeto di continuo e che trova spazio in tanti incontri che organizzo. Questa parola è "costruire". Ecco, per me la scuola è questa. È quella che costruisce, che mette insieme, che riconosce il valore aggiunto dell'apprendimento collaborativo, senza che gli insegnanti vengano meno al ruolo di creare contesti, mettere a disposizione materiali, guidare la metacognizione e gli approfondimenti.
Per me la scuola è quella che non ha fretta di valutare, ma è luogo in cui si osserva molto, di continuo, e con le osservazioni guida, sostiene, offre strumenti su misura. Ma sa aspettare. Sa che certe conquiste hanno bisogno di tempo. Di fiducia.
Ieri sera, ero con tante insegnanti, genitori, dirigenti, studenti universitari a ragionare di Cittadinanza. E parlavamo di una cittadinanza che non può stare racchiusa in un'ora dedicata all'educazione civica, ma che si costruisce giorno dopo giorno.
Oggi, sempre con più chiarezza, so che, per farlo, più di qualunque altra cosa, conta chi scegliamo di essere e la scuola che facciamo.
Sono felice di avere scelto di documentare tutto questo in modo puntuale. Essere su digitale mi ha offerto la possibilità di una documentazione impossibile in presenza, non con i nostri strumenti. E io sento di avere un tesoro fra le mani perché questi materiali dicono più di qualunque libro.
Basta sostare davanti a queste immagini vive per leggere il valore aggiunto della bassa direttività e fugare ogni dubbio.
È un lavoro impegnativo, certo, ma io, che pure vivo nel dubbio continuo, sento che la strada è questa.

martedì 11 maggio 2021

Costruire Cittadinanza: quale ruolo per l'educazione civica?

Con grande piacere segnalo la ripresa in data giovedì 13 maggio degli incontri de "Il cambiamento nasce da dentro" - Progetto di formazione itinerante che fa capo al nostro Istituto - con il primo incontro sul tema "Costruire Cittadinanza: quale ruolo per l'educazione civica?".

Gli incontri sono organizzati in collaborazione con Casa Emmaus Impresa Sociale e la Fondazione Giuseppe Dessì di Villacidro, e saranno condotti da Enrica Ena, responsabile della progettazione e del coordinamento de "Il cambiamento nasce da dentro".

Ad arricchire gli appuntamenti, due nuovi ospiti autorevoli: Gherardo Colombo, ex magistrato, impegnato nella riflessione pubblica sulla giustizia e nell'educazione alla legalità con l'Associazione “Sulleregole” e Philippe Meirieu, professore emerito di Scienze dell’Educazione all’Università Lumière Lyon II.

 

sabato 8 maggio 2021

Gli adulti che siamo

Non entrerò nel dibattito acceso da due nuove settimane di chiusura delle nostre scuole. Le responsabilità sono tante e diffuse e io sento il bisogno di fare quello che ho imparato nelle situazioni in cui vedo le certezze cadere a pezzi: tengo il timone dritto.

Ma certo vivo il dispiacere grande, da una parte, di una politica dallo sguardo troppo corto e, dall'altra, della completa assenza di senso civico e di attenzione e cura del bene comune.

L'anno scorso abbiamo faticato molto, ma ogni cosa è stata compensata dall'aver tradotto la fatica in impegno e dall'esserci scoperti una grande forza nello stare uniti. Quest'anno, siamo al tutti contro tutti. Davanti, un panorama che mi dà immensa tristezza.

Il problema più grande dei nostri bambini, oggi, non è ciò che stanno perdendo, ma gli adulti che hanno davanti. 

La rabbia, le parole urlate, le regole aggirate, l'incapacità di assumersi responsabilità. E l'assenza completa di vedere l'altro. Perché ci sono drammi silenziosi accanto a noi, di chi vive situazioni difficilissime, rimaste invisibili. E io, per questo, mi vergogno di quello che siamo e dell'incapacità senza speranza di guardare ciò che conta.

giovedì 6 maggio 2021

Nonostante tutto... la bellezza

Nonostante gli anni di servizio.
Nonostante la stanchezza immensa dovuta alla fatica del periodo.
Nonostante il nostro ritorno in dad.
Nonostante... il mio lavoro ancora mi emoziona, tanto da non stare nella pelle quando so di essere davanti a un'immensa bellezza.
E, senza voler essere presuntuosa, davanti alle pratiche che si fanno risposta alle tante discussioni di mesi e mesi.
Oggi, dopo un percorso propedeutico, avviato mercoledì: analisi di una serie di grafici per scoprirne scopo e caratteristiche, siamo partiti con un'indagine sui consumi mediali, che ci ha visto intercettare obiettivi e metodo. 
 

 
La palla è passata ai bambini (otto anni; non riesco mai a prescindere dalla loro età e dai loro vissuti di questo tempo): organizzati in sottogruppi e individuati i facilitatori, a loro il compito di ragionare sulle domande per costruire un questionario da proporre a tutti i compagni della scuola, utile per la registrazione delle informazioni, per la quale predisporremo una tabella, ed elaborare dei grafici per comunicare gli esiti. Una parte del mio piano di lavoro che, quest’anno, è stata penalizzata.
Così, dopo una plenaria aperta con un brainstorming per ripercorrere la fase precedente, sono iniziati i lavori.
 
 
 
A me un ruolo completamente esterno, che mi ha consentito di visualizzare le stanze una alla volta e osservare organizzazione e ragionamenti. Rari i miei interventi, se non quelli per sbloccare qualche situazione particolare o aiutare a rimettere a fuoco l'obiettivo e a tener conto dei tempi stabiliti.
A osservare, con me, sempre con ruolo esterno, ma con ingresso nelle stanze una ad una, un'altra studentessa, Claudia, che è con noi in questo periodo (quest'anno il tirocinio è possibile solo per una studentessa per volta e, nonostante questo, nessuna si è risparmiata la quarantena).
Conclusi i lavori, nuova plenaria per la restituzione.
Un gruppo per volta, tramite il facilitatore e l'incaricato degli appunti, ha riportato le informazioni in merito a: organizzazione, collaborazione e domande formulate che io avevo cura di riportare immediatamente su file perché venissero visualizzate e analizzate da tutti per eventuali osservazioni. Così si è parlato di pertinenza, di contenuti, di linguaggio... 
 
 
Ad assistermi Chiara, una delle mie bambine, in modo che la comunicazione fosse ben regolata anche durante la condivisione dello schermo.
Infine, il mio compito: estrapolare gli aspetti più importanti emersi, metterli a fuoco con i bambini, fermarli e offrirglieli per riflettere ancora in vista del lavoro che ci aspetta domani: ritornare su tutte le domande, raggrupparle per tipologia, selezionarle e costruire un unico questionario da sperimentare prima di tutto tra di noi, ancora nei piccoli gruppi.
Vediamo.
Intanto la mia emozione esplode nell'avere avuto l'intuizione di documentare tutto puntualmente e nell'essere consapevole di avere in mano la teoria che si fa pratica.
Giorni in cui il senso delle scelte è davanti agli occhi insieme agli effetti.
Adesso è tempo di stare concentrati e di proseguire, poi deve arrivare quello del condividere. Non sono esperienze da tenere solo per sé.

giovedì 29 aprile 2021

Didattica a distanza: nuovo avvio dal 3 maggio

Facendo seguito all'ordinanza del Sindaco e alle disposizioni della Dirigente Scolastica, vi comunico che da lunedì 3 maggio riprenderà la didattica a distanza. Nella classe virtuale sono reperibili l'organizzazione e l'orario delle attività sincrone:
https://classroom.google.com/c/MTI4NTg3NTY1Mjgw/p/MzI4Nzg3MDUyODk0/details
Confidiamo, come sempre, nella vostra collaborazione a vantaggio della serenità dei bambini e del prosieguo del loro percorso formativo.

Grazie a tutti per l'attenzione!

sabato 24 aprile 2021

Il nostro 25 aprile

Non sono un'amante delle giornate per ogni cosa. Ragiono come per il carico cognitivo: se metti dentro troppo, la testa butta fuori. Si protegge. Mi piace scegliere e dare senso. So bene che se mi trattengo su tutto, è come se non mi trattenessi su niente. 

Ma ci sono alcune date che, da maestra, non lascio mai fuori. Sono il 27 gennaio, il 25 aprile e il 2 giugno. Tre date intrecciate fra loro che mi consentono di aprire a una storia che non può stare fuori dalla scuola fino a che "i programmi" ne prevedono l'ingresso. Una storia fondamentale per comprendere il valore della democrazia e il significato profondo della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza. 

Per questo, anche in questo anno così difficile, ci siamo presi il tempo per tornare su ciò che costruiamo anno dopo anno con i nostri appuntamenti ricorsivi, fatti di letture, documenti, filmati, canti... il tutto ripartendo sempre dalla nostra linea del tempo e da un brainstorming su ciò che i bambini hanno fatto loro, per sollecitare nuove relazioni, mettere a fuoco, riposizionare, approfondire.

Quest'anno, per ritornare su questa importante ricorrenza nazionale, eravamo avvantaggiati: avevamo il nostro padlet costruito durante il lockdown. Con questo, lo scorso aprile, partendo da una mia videolettura, avevo invitato i bambini a riflettere sul significato di libertà, per poi metterli in movimento facendo sì che ognuno adottasse e completasse un post-it con una parola importante, che io avevo depositato lì per loro.

È stato emozionante, giovedì, di primo mattino, senza anticipazione alcuna, chiudere gli scurini, spegnere le luci e riascoltare la videolettura tutti insieme, leggere i pensieri sulla libertà e riaprire i post-it, uno ad uno, zoomando al massimo sulla nostra lim, fino a occupare tutto lo schermo con quelle parole così importanti da rileggere insieme. Ed è stato emozionante rivedere, questa volta in presenza, la liberazione di Milano e il primo cinegiornale dell'Italia liberata e cantare ancora Bella Ciao con la registrazione preparata da Leoś insieme al suo papà (il canto).

 

Inevitabilmente, dentro l'emozione, c'era anche il ricordo di un percorso vissuto a distanza in un momento di grande incertezza, e dei nostri appuntamenti in videoconferenza, a cui era affidato il compito di chiudere le attività della settimana; quelli in cui, per la prima volta, ci eravamo ritrovati a cantare insieme davanti a uno schermo.

Un 25 aprile che si è snodato e si snoda dentro vissuti molto particolari, ma a cui sono felice di aver fatto spazio per costruire ancora. 

Non si può mancare di trovare una forma per conoscere e conoscersi e per ricordare che la nostra Costituzione è figlia di chi ha saputo scegliere da che parte stare. 

E adesso, ancora una volta, il compito di ripercorrere è affidato ai bambini perché si vada verso il 25 aprile sempre più consapevoli.

http://enricaena.blogspot.com/2020/04/e-25-aprile-e-tempo-di-liberta.html

https://it.padlet.com/enrica_ena/25aprile2020

sabato 17 aprile 2021

Un silent book e il nostro incontro con il bullismo

 
Al rientro dalle festività pasquali abbiamo trovato ad aspettarci un'interessante proposta di Chiara Pusceddu, una delle nostre tirocinanti dell'Università (Facoltà di Scienze della Formazione Primaria).

Anche per Chiara, era arrivato il momento di un'unità didattica interamente progettata e sviluppata da lei e noi tutti ci siamo semplicemente affidati, ben sapendo di essere in ottime mani.


Tutto è iniziato con una consegna pasquale lasciata ai bambini su Classroom:

Ciao bambini,

vi chiedo di osservare attentamente più e più volte le immagini riportate di seguito.
Cosa vi viene in mente? Soffermatevi su ogni singolo fotogramma e provate ad
immaginare la storia raccontata da queste immagini.
Buona lettura delle figure e buon viaggio con la fantasia!

Vi abbraccio! Chiara
Trentatré immagini senza parole da guardare e riguardare per provare ad immaginare una storia (vedi).

Il giorno del rientro è così iniziata un'esperienza coinvolgente, proseguita il giorno successivo. Due intere giornate scolastiche che ci hanno fatto conoscere e riflettere sul tema del bullismo. 

La condividiamo anche qui, utilizzando la ricostruzione collettiva fatta in classe dagli stessi bambini a partire dalle foto scattate durante l'esperienza. La forma è quella delle didascalie, che poi abbiamo riportato anche sul quaderno in modo essenziale.

Prima giornata

Chiara ha iniziato la sua attività aprendo Classroom e mostrandoci la sequenza di immagini che aveva pubblicato per noi. Le ha quindi sfogliate una ad una, dandoci il tempo di riflettere ancora. Poi ci ha chiesto che cosa avessimo notato di particolare. La risposta è arrivata subito: si tratta di una storia senza parole. Ha poi chiesto se ognuno di noi fosse riuscito ad immaginare una storia. Tutti noi l'avevamo immaginata. Ma non ci ha chiesto di raccontare. Non subito.


Chiara ha distribuito un foglietto ad ognuno di noi, chiedendoci di scrivere un nostro titolo per la storia. Subito dopo, è passata a ritirarli e li ha semplicemente messi da parte. 

 
Chiara ci ha spiegato la fase successiva del lavoro e ha distribuito le immagini della storia fra noi, chiedendoci di descrivere in modo ricco quella che ci era stata assegnata. In alcuni casi, le immagini erano più di una, ma era sufficiente fare un'unica descrizione.

 

Dopo aver ritirato i nostri lavori, Chiara li ha scambiati tra noi compagni e ci ha invitato a fare la revisione tra pari, proprio come facciamo sempre: ognuno aveva il compito di leggere con attenzione il testo del compagno o della compagna, di cercare eventuali errori ortografici e, se lo voleva, di offrire un consiglio.

Siamo tornati alle immagini, mantenendo con noi la descrizione che ci era stata assegnata. Ognuno di noi aveva il compito di riconoscere l'immagine per la quale era stata scritta la descrizione in suo possesso. Abbiamo così riportato le scritte sotto le figure, facendo una sintesi.

Chiara ha appuntato sulla LIM tutti i nomi che erano stati utilizzati per le protagoniste della storia e abbiamo votato per scegliere quelli che preferivamo mantenere per la narrazione collettiva: Anna e Rita. 

Chiara ha ripreso i titoli che ognuno di noi aveva scritto all'inizio. Li ha letti a voce alta e abbiamo votato per scegliere quello comune. Ad avere la meglio è stato: “Gli amici sono migliori dei nemici”. 

A questo punto, abbiamo inserito il titolo nella storia e l'abbiamo riletta uniformando i tanti nomi utilizzati. È nato così il nostro lavoro finale (vedi) sul quale abbiamo riflettuto insieme, comprendendo che si trattava di una storia di bullismo.

Al termine del lavoro, Chiara ci ha presentato il silent book da cui aveva tratto le immagini per il nostro lavoro: “Io sto con Vanessa” e ce l'ha donato per la nostra biblioteca di classe.

Seconda giornata


Abbiamo ripreso l’attività facendo un brainstorming sul significato di bullismo per noi e ne abbiamo discusso insieme.

 


Siamo andati all'aperto e siamo stati divisi in quattro gruppi (papaveri, margherite, girasoli e tulipani), per ognuno dei quali è stato nominato un coordinatore. 
 
Chiara ha così consegnato un foglio ad ognuno di noi con una storia: noi avevamo il compito scegliere i ruoli e di fare una scenetta, dopo aver individuato gli attori per il bullo (Stefano), la vittima del bullo (Marco) e i compagni di classe che sono presenti mentre il bullo prende in giro la vittima.
Marco è un bambino molto triste. Da qualche mese ha perso la voglia di andare a scuola. A scuola, infatti, c’è Stefano: un suo compagno di classe che lo bullizza.
Marco ha un problema di salute a una gamba e per questo zoppica.
Stefano gli ha attribuito uno sgradevole soprannome ed ogni occasione è buona per prenderlo in giro.
I compagni di classe, forse per paura che Stefano prenda di mira anche loro, osservano questi comportamenti con indifferenza.



Noi abbiamo formato un grande cerchio per presentare le nostre scenette alla classe. 


Subito dopo, siamo tornati nei piccoli gruppi per scegliere insieme un finale della storia e per discutere con l’aiuto di alcune domande. A ogni gruppo sono state assegnate domande diverse: a un gruppo per riflettere dal punto vista del bullo; a un altro dal punto di vista della vittima; a due gruppi, dal punto di vista degli spettatori.
 
Come vi sentireste se foste Marco?
Come vi sareste comportati al suo posto?
Vi è mai successo di trovarvi in una situazione come quella di Marco?

Come vi sentireste se foste Stefano?
Come vi sareste comportati al suo posto?
Perché secondo voi Stefano si comporta così?
Vi è mai successo di trovarvi in una situazione simile a quella di Stefano?
 
Come vi sentireste se foste al posto dei compagni di classe?
Come vi sareste comportati al loro posto?  
Perché secondo voi si comportano così?
Vi è mai successo di trovarvi in una situazione simile a quella dei compagni di classe?


 
Tornati in classe, abbiamo presentato di nuovo le scenette, completandole con il finale che avevamo scelto con il nostro gruppo. 
 
 
I coordinatori hanno raccontato alla classe come è andato il lavoro di gruppo e ciò che è stato detto con la guida delle domande. 


Per concludere, Chiara ci ha proposto di inserire tre parole sul lavoro svolto su una pagina che si chiama Mentimeter. Qualcuno ha scritto sul computer, qualcuno sul tablet e qualcun altro sullo smartphone.

 
Nel frattempo, ognuno di noi ha fatto un disegno sulla storia di Stefano e Marco.


Al termine, Chiara ci ha mostrato la nuvola di parole nata con il Mentimeter e l'abbiamo letta insieme.
 
Nei giorni successivi, siamo ritornati sull'esperienza proprio partendo da queste immagini e l'abbiamo ricostruita sul quaderno.
 

Ma la vera conclusione del lavoro l'abbiamo affidata alla visione del film Wonder che ha aperto la nostra mattinata di mercoledì.
Un film bellissimo che ci ha emozionato tanto e tanto ci ha fatto riflettere.
 
 
"Se dovete scegliere tra essere giusti
ed essere gentili, siate gentili"
 
Grazie, Chiara, per questo percorso così speciale. Viverlo è stato coinvolgente; tornarci per ripercorrerlo ci ha fatto riflettere ancora e ci ha fatto capire quanto sia importante imparare a "sentire con il cuore dell'altro", partendo sempre dal rispetto.

mercoledì 14 aprile 2021

A proposito di occhi bendati

Ne abbiamo parlato a lungo lo scorso anno: mentre ci ritrovavano dentro una situazione senza precedenti, la scuola, messa su la didattica a distanza, dopo una buona dose di lezioni frontali, interrogava e proponeva verifiche. Anche alla primaria. 

Cose che accadono quando si smette di chiedersi a cosa serva la scuola e quale sia il nostro compito. Quando non si è conquistata la capacità di attenzione al contesto e ai vissuti di chi apprende.

E ora, davanti alla notizia di una nuova interrogazione a occhi bendati, siamo allo sconcerto generale.

Ma cosa potevamo aspettarci da una scuola che si è occupata di tutto, ma è ripartita senza prendersi il tempo per rileggere ciò che durante il primo lockdown è stato messo in piedi in tutta fretta?
È sufficiente soffermarsi a guardare i contenuti di alcune sezioni dei vari Piani per la didattica digitale integrata e le preoccupazioni più diffuse che li hanno guidati saltano subito all'occhio. Documenti che dicono tanto su che scuola siamo e sull'incapacità di ripensarsi a partire dalle fragilità che sono state subito evidenti.

Eppure noi, ben prima di valutare, dovremmo avere il compito di aiutare i ragazzi a crescere (come ben scrive Regi Palermo), in un clima di fiducia, aggiungo io, costruendo autonomia e responsabilità.

Eppure, mentre noi siamo qui che discutiamo di occhi bendati durante un'interrogazione, ci sono tante altre bende che andrebbero rimosse.

Sono quelle di chi, in piena pandemia, con scuole e classi che aprono e chiudono tra colori e quarantene, famiglie in grave disagio economico e psicologico, docenti e studenti stremati, sta mandando circolari con il "cronoprogramma per la somministrazione delle prove per classi parallele".
Ne ho letto con attenzione una che mi è stata mandata ieri sera e mi sono chiesta: ma ci si è accorti dentro che cosa siamo? Come è possibile esprimere questo davanti alle evidenti difficoltà di essere accanto ai nostri studenti come meriterebbero e di garantire il nostro compito in modo adeguato?

È sconcertante osservare che anche ora, la scuola, scoperchiata come non mai, sia incapace di tornare al suo compito e di scegliere cosa mettere al primo posto. 

Perciò non stupiamoci troppo delle bende che si vedono: sono solo l'effetto di troppa cecità laddove, più che in qualunque altro luogo, si dovrebbe essere capaci di guardare lontano.

martedì 13 aprile 2021

Non stancarti mai di seminare

 
Ieri, a chiudere il tirocinio, dopo quattro anni insieme, tre con l'attuale classe, è stata Chiara. Quando fai scuola sperimentando nuove strade, riflettendo di continuo sugli effetti di ogni scelta, di ogni proposta, su ogni fatto che semplicemente accade e sulle vite che ogni giorno mostrano qualche nuova parte di sé, una studentessa attenta diventa presto una presenza preziosa. Sono altri occhi che osservano la stessa realtà, riflessioni che con te smontano e regolano; attenzione a ciò che nasce, a ciò che cresce. Emozioni che ti sorprendono nello stesso momento e costruiscono vicinanza e amore per questo mestiere così difficile ma così privilegiato.

Così è stato con Chiara, alla quale ho aperto senza riserve, facendole conoscere il mio essere maestra nelle pratiche, ma anche ogni rilettura e ogni fatica. E sempre l'importanza di farsi sorprendere dalla bellezza, di farle spazio. 
 
Ci siamo conosciute attraverso le riflessioni, i nostri sguardi posati sui bambini nello stesso momento, il dolore per le loro sofferenze, la gioia per le loro conquiste, lo stupore per la profondità e la pienezza delle loro parole. E soffermandoci insieme su tutto ciò che è nato, laddove nessuno avrebbe scommesso niente.

Sarà difficile dimenticarmi di te, alla ricreazione, mentre sorprendi N., proprio N., che si ritaglia il tempo per scrivere un libro. - Ma hai visto? N. sta scrivendo un libro! Mi ha detto il titolo e mi ha chiesto come può farlo diventare un libro vero.
Proprio come me hai cercato lo scatto. Non è una foto, noi lo sappiamo, non ai nostri occhi. Per te è una conquista che nessuno avrebbe creduto possibile. Per me ciò che dice che maestra sei già.

Grazie Chiara. Avrei potuto salutarti raccontando della tua unità sul bullismo, snodata tra il bellissimo silent book di Vanessa e il role-play, valorizzando quel fare insieme di cui hai respirato la forza, ma il tuo essere maestra lo avevo già visto ed apprezzato in tutto ciò che abbiamo condiviso in ogni giorno in presenza e tanto nel passaggio alla didattica a distanza. È con la tua complicità che ho sperimentato l'attività cooperativa su digitale, spegnendo le videocamere e osservando una realtà ancora nuova. È in te che ho trovato la mia stessa urgenza di dirci la meraviglia riempiendo ogni pausa e ogni dopo. 

A ogni bambino hai lasciato una piccola serra, con terra e semi e parole importanti, a me la bellezza che esplode nella semplicità che tu sai bene quanto amo.

Io ti rinnovo la mia gratitudine per ogni giorno condiviso, per ogni volta che mi hai fatto sentire meno sola, per aver accolto la mia fragilità insieme alla mia forza, per aver visto la fatica ma esserti fermata sulla bellezza. Per l'affetto grande che è nato. E per questa straordinaria complicità professionale che so che durerà nel tempo. Il mio bene è con te.

"E ricorda: se anche non dovessi raccogliere niente, non stancarti mai di seminare".
 
 

venerdì 9 aprile 2021

Regitro elettronico: spazio sostitutivo

Come noto, da qualche giorno, il registro elettronico è fuori uso.
Vi informo, pertanto, che sulla classe virtuale è disponibile un post sostitutivo.
Questo è di facile reperibilità in quanto è tenuto in primo piano sullo stream e sarà presente fino alla riattivazione del servizio Axios.

Link diretto al post: https://classroom.google.com/c/MTI4NTg3NTY1Mjgw/p/MjgxNTk4NDc0OTY3/details (accesso con account d'Istituto).