domenica 5 aprile 2020

Vi racconto la nostra "nuova normalità"

UN MESE DALLA CHIUSURA DELLA SCUOLA
È passato un mese dalla chiusura della scuola.
Era il 4 marzo quando, alle 13.30, subito dopo l’uscita dei bambini, siamo stati raggiunti dalla notizia che con grande probabilità sarebbero state chiuse le scuole di tutta Italia. Qualche ora più tardi la notizia è stata confermata.
La stessa sera, anche dietro sollecitazione di alcuni genitori, ho iniziato a pensare a un’alternativa.
Forse non ci saremmo mossi così in fretta se lo scenario nel resto d’Italia non ci avesse fatto capire che le cose non si sarebbero risolte in pochi giorni.
Forse ci saremmo presi semplicemente una pausa.
Invece no. È stato come fare un’analisi SWOT rapidissima, perché di fatto ho messo sul piatto punti di forza, debolezze, opportunità e minacce.
Certo è che neanche per un attimo il pensiero è stato di andare a qualcosa di provvisorio. Non solo per lo scenario, ma soprattutto perché, quando si mette in piedi qualcosa che coinvolge altri, ho imparato da tempo che ciò che conta non è iniziare ma continuare
Pertanto, ho ragionato su qualcosa di condiviso, attento al contesto reale, basandomi su strumenti semplici ma solidi, pensando a un’organizzazione forte e rassicurante e a proposte sostenibili nel tempo.
Come siamo partiti ho già avuto modo di raccontarlo: https://youtu.be/zAXpSO9oF1k

Lunedì 9 marzo, coinvolte le famiglie in un sondaggio (https://forms.gle/pdhVBmqZrXcxadnG8), condivisa la proposta e gestita la fase delle iscrizioni (https://youtu.be/abt5tf6NiF8), la classe virtuale era aperta.
Ad accogliere i bambini la loro maestra con la lettura di Cipí di Mario Lodi, i video che illustravano l’organizzazione fermata su un’infografica (https://bit.ly/39L4mTE) e le prime attività che riprendevano da ciò che mercoledì era stato interrotto (https://youtu.be/3Pt7uulRPwc - https://youtu.be/mAQulhW6Gtg).

Ciò che voglio condividere oggi è ciò che siamo adesso. La nostra “nuova normalità”.
Lo farò ripercorrendo la settimana appena chiusa, così da attraversare scelte, organizzazione e tempi, passando dentro quei vissuti che costituiscono i nostri riferimenti fissi, la nostra regolarità.

LA SETTIMANA È FATTA DI TRE GIORNI
La nostra settimana è fatta di tre giorni. No, non è che gli altri non esistano, ma, di fatto, proprio come stabilito all’inizio, le giornate in cui ci impegniamo a condividere le proposte nella classe virtuale aperta su Edmodo sono tre: il lunedì, il mercoledì e il venerdì.
In questi giorni i bambini sanno che, dalle 8.30, trovano ad attenderli un messaggio appuntato, che sta nella bacheca principale e si distingue da tutti gli altri grazie a un riquadro azzurro.
Ad aprire ognuna di queste giornate è una mia video lettura di un capitolo di Cipí di Mario Lodi, il libro che ha accolto i bambini sin dal primo giorno; le proposte di lavoro arrivano subito dopo.
Le attività sono in piena continuità con i percorsi che stavamo affrontando in classe e devo dire che questa scelta mi ha molto rasserenato, soprattutto in quella fase in cui, disorientata, mi sono chiesta: “Da dove comincio?”. È lì che ho riaperto il file con le attività in corso e ho capito che la cosa più semplice e rassicurante per tutti noi sarebbe stata proprio trovare la strada per ripartire da lì.
Da docente prevalente, che insegna praticamente tutto, abituata a non spezzettare troppo, ho scelto subito di snellire e semplificare, ragionando su settimane alterne. Pertanto, una settimana, i bambini trovano al centro le attività di ambito linguistico-espressivo e, l’altra, quelle di ambito logico-matematico. A fianco le proposte trasversali.
Ho guardato ai saperi essenziali, ci sono tornata infinite volte, ma poi ho scelto. Tutto il resto l’ho lasciato fuori.


sabato 4 aprile 2020

Ddidattica a distanza, vademecum per docenti e studenti

Con piacere segnalo l'articolo "Didattica a distanza, vademecum per docenti e studenti."
Undici tesi sulla didattica a distanza. È vitale cercare di chiarirsi le idee su quello che si può o non si può fare.

L'articolo è di Mauro Piras, pubblicato su www.ilsole24ore.com in data 31 marzo 2020

La didattica a distanza ha invaso le case degli italiani. La scuola è una presenza costante, per la maggior parte delle famiglie. Tuttavia, in condizioni normali, è una presenza-assenza: per diverse ore i bambini e i ragazzi sono fuori, a scuola appunto, e poi quando tornano se devono fare i compiti possono farlo, almeno in parte (si spera), per conto loro. Con l'interruzione delle attività didattiche, gli studenti sono sempre a casa. E lo sforzo di raggiungerli con la didattica a distanza ha portato in casa una parte di quello che si fa in classe, coinvolgendo le famiglie molto più dei soliti compiti.

La scuola diventa molto più invasiva. È vitale cercare quindi di chiarirsi le idee su quello che si può o non si può fare con la didattica a distanza (da qui in avanti: DAD), per evitare di creare tensioni controproducenti.

sabato 21 marzo 2020

Essere a scuola, fascicolo speciale: "La scuola a casa"

La Redazione di "EaS. Essere a Scuola" ha preparato un numero speciale sulla realtà della scuola alle prese con il virus, la discorsivizzazione dei media, le sfide della didattica a distanza. È stato progettato con l'idea di aiutare la riflessione, di avviare esperienze, di condividere le pratiche.
Riporto il link al sito dell'Editrice Mocelliana-Scholé, dal quale è possibile scaricarlo gratuitamente:

Essere a Scuola, fascicolo speciale "La scuola a casa"

La scuola al tempo del Coronavirus

Sono tanti i documenti che circolano in queste settimane e che ragionano sulle risposte che siamo chiamati a dare come scuola in un momento come questo. Sono documenti che esprimono le posizioni più diverse, quelle a cui poi tanti di noi ricorrono per sostenere le proprie scelte, o per giustificare le non scelte pur di non mettere in discussione quelle certezze, senza le quali corriamo il rischio di non sentirci adeguati.
Ma poi arrivano documenti come questo, che aiutano a sostare sulle uniche cose che contano davvero.

È lo scritto che un dirigente - Giuseppe Scarpa, dell'IC Simaxis-Villaurbana - ha mandato al suo Collegio dei Docenti in data 20 marzo 2020, allegandolo alla Circolare sulle indicazioni operative per la didattica a distanza.
Un documento di chi si chiede "Che cosa ci faccio qui?" e sceglie la sua postura con chiarezza.  
Non orienta su piattaforme, strumenti. Non si preoccupa di mettere paletti. Invita a guardare ciò che conta per scegliere che cosa mettere al centro, e si siede accanto ai suoi docenti per capire come tradurre questo in pratiche. Con il coraggio di spostare tutto ciò che ora sarebbe di troppo e con l'attenzione a non tenere fuori nessuno.

Questo documento lo porto sul mio blog perché mi rappresenta, perché rappresenta la scuola che sa quando arriva il momento di scegliere e sceglie. E perché ora, più che mai, è importante farsi quella domanda che io tengo sempre con me:  "A che cosa serve la scuola?".

Il documento è lungo. Potrebbe spaventare i tanti ormai abituati alle letture veloci. Ma merita di essere letto, prendendosi tutto il tempo necessario. Perché è denso di senso.

Grazie Giuseppe Scarpa

venerdì 20 marzo 2020

Suggerimenti per la didattica a distanza

In data 8 marzo, su invito dell'USR, ho registrato un breve video, reperibile nel sito PNSD - Équipe Formativa Territoriale Sardegna con tre suggerimenti per affrontare la didattica a distanza.
Lo riporto anche qui, dato che questi nella loro semplicità, esprimono le convinzioni che mi hanno guidato e che ci hanno consentito di ritrovarci come classe, famiglie e colleghe in un nuovo spazio e, oggi, in una "nuova normalità".

mercoledì 18 marzo 2020

Tecnologia più condivisione: così si può fare buon e-learning

Vi invito alla lettura di un articolo di Pier Cesare Rivoltella, pubblicato su Avvenire del 17 marzo 2020 che punteggia con puntualità quello che stiamo vivendo in queste settimane: "Tecnologia più condivisione: così si può fare buon e-learning". (leggi)

[...] Serve pensare che la qualità della relazione non è una questione di formati o di strumenti e che il digitale non è un’alternativa alla presenza ma una sua dimensione. La relazione è il risultato dell’intenzionalità educativa, è la consapevolezza che l’altro è al centro della mia attenzione. E il digitale può essere uno dei modi per mantenercelo. Lo è se diviene carezza nei momenti di sconforto, supporto nei momenti di difficoltà, legame nelle situazioni di solitudine, presenza quando si sperimenta l’assenza.

martedì 17 marzo 2020

La lucidità non va proprio persa

Mi piace riflettere sulla scuola con lo sguardo privilegiato di chi ne respira il quotidiano. Di chi di scelte e non scelte incontra gli effetti. Da tempo cerco di farlo catturando sguardi altri, sollecitandoli. Questo ha modificato completamente il mio essere a scuola.
Dal quattro marzo, ogni scambio con ex alunni, genitori, colleghi, che so essere attenti osservatori, si chiude con un "Mi raccomando, appunta queste riflessioni, mettile insieme. Quando ritieni, mandamele".
È un invito che rivolgo pensando a quanto sarà interessante incrociare sguardi su questa scuola che si è reinventata. Quanto già ora lo sia osservare tutto questo con gli occhi degli studenti, dei genitori, magari con più figli, dei colleghi che vivono le realtà più diverse.
Non siamo la Francia, che ha chiuso la scuola e, nel bene o nel male, si è ritrovata dentro una "piattaforma di Stato". Siamo l'Italia. L'Italia dove fioccano documenti, circolari, webinar... Tutti che ci orientano, ci indicano ambienti, strumenti, risorse. Che ci dicono scegliete e fate. Ognuno come può, ognuno come sa.
Siamo l'Italia con i docenti formati a livelli altissimi, dalle pratiche i cui nomi è anche difficile ripetere, che, spesso nelle stesse scuole, convivono con chi, in classe sceglie ancora la lavagna tradizionale alla LIM. Quelli che un ambiente di apprendimento online non l'hanno mai visto, che ancora non saprebbero da dove cominciare per condividere un file. Perché l'innovazione (quale?) sta rovinando la scuola.
Siamo quelli che delle situazioni di contesto, fatte le dovute eccezioni, ci occupiamo solo in vista delle prove Invalsi e che della situazione reale di tante famiglie sappiamo ben poco. Perché, alla fine dei conti, tenerle fuori e relazionare con loro solo con il registro elettronico è la cosa migliore. Sino a scoprire, come ora, che un numero infinito di famiglie non ha mai ritirato neanche le credenziali.
Perciò, quando ieri notte sono stata raggiunta da un primo scritto di una studentessa liceale, ex alunna "Ho messo insieme queste prime riflessioni personali, maestra, te le mando", e ho fatto il mio primo ingresso reale nelle case dove si è spostata la scuola, sono stata più che mai consapevole che, sì, è vero, siamo davanti a una bella reazione, siamo ancora la categoria che trova il modo di fare scuola in qualunque situazione, ma la lucidità non va proprio persa.
Quello che ci serve è il coraggio di ascoltare queste voci. Senza crocette.
Perché se è vero che il dopo della scuola non potrà più essere lo stesso, è da queste che dovrà ripartire. Da chi delle nostre scelte - alte, medie, basse - ha portato gli effetti a casa. Perché, se così non dovesse essere, tutto questo sarà accaduto per niente.

«Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi» (Albert Einstein)