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sabato 2 gennaio 2021

Anticipare o preparare?

Non amo anticipare. Ed è il motivo per cui al termine anticipare preferisco sempre quello di preparare.
Sarà perché continuo ad osservare gli effetti negativi sulla motivazione nel dare le risposte prima che gli studenti si siano fatti le domande, e lo si fa davanti a un involucro chiuso
In questo modo, non solo viene meno l'insegnamento di Freinet "non si può dare da bere a un cavallo che non ha sete", ma si rischia di compromettere la costruzione della passione per il sapere.

C'è un richiamo alla vita quotidiana che secondo me chiarisce bene. Se compriamo un elettrodomestico, non andiamo a leggere tutte le istruzioni senza avere aperto la confezione. Prima lo apriamo, lo osserviamo, guardiamo i vari pulsanti, cerchiamo di intuirne le funzioni. Infine, torniamo sulle istruzioni per leggere con attenzione ed assicurarci che non ci sia sfuggito niente di importante su funzionamento e comandi e altre indicazioni, soprattutto quelle che ci consentono un uso in sicurezza. Così le riponiamo in un cassetto sicuro, al quale sappiamo di poter ricorrere se ci sfugge ancora qualcosa, o semplicemente per tornare su quelle informazioni che potrebbero esserci utili in situazioni particolari.
Mi scuso per la semplificazione, ma credo che renda.

Spesso, in classe, è come se posizionassimo una scatola chiusa davanti ai nostri studenti, una scatola che crea grande curiosità, ma la teniamo lì per un tempo infinito, fino a descrivere con le nostre parole tutto di ciò che si trova all'interno, chiedendo lo sforzo di immaginare quel contenuto di cui i nostri studenti non conoscono neanche la forma.
Quando finalmente apriamo la confezione, inevitabilmente, li abbiamo già persi.

Preparare è altro. Arrivato il momento della lezione, stimoliamo la curiosità, con un primo avvicinamento a ciò che sarà oggetto della proposta. Mi piace parlare di perturbazione, di rottura di un equilibrio che mette in movimento verso la scoperta autonoma, ma sempre dopo aver creato le condizioni organizzative perché l'attività possa svolgersi: materiali, formazione dei gruppi, riorganizzazione degli spazi, definizione dei tempi... per poi liberare. È il momento in cui si lascia spazio alla scoperta, senza temere gli errori, sapendo che su tutto si tornerà alla fine, con la restituzione guidata da alcune domande: come abbiamo funzionato? come ci siamo organizzati? cosa abbiamo scoperto? come abbiamo ragionato? quali sono state le difficoltà?... e con i necessari interventi correttivi (riposizionamento) e approfondimenti.

In questo caso, la motivazione resta alta. Le consegne sono chiare, gli studenti hanno i materiali a disposizione che possono integrare con quanto tornerà loro necessario. Si muovono sereni, integrano le loro competenze, si contaminano, sanno che non c'è un voto ad attenderli, ma una riflessione guidata che ha un solo obiettivo: far crescere tutti.
E vivono le esperienze completamente perché sanno che nel momento in cui gli viene passata la palla, questa resta nelle loro mani fino alla fine della partita.

Ma c'è un'altra preparazione, a me molto cara, sempre di più, fino ad essere arrivata a considerarla parte delle competenze fondamentali del docente. Si tratta delle anticipazioni cognitive, quelle che, visto il ruolo che assumono, ho sempre chiamato funzionali. Sono quelle che proponiamo, in modo non programmato, imparando a valorizzare il quotidiano, ciò di cui sono portatori i bambini, ciò che ci arriva dal mondo. Quelle che, se usate con consapevolezza e in modo ricorsivo, diventano risorsa fondamentale e vanno a costruire in modo morbido quelle preconoscenze che diventano bagaglio indispensabile per tanti saperi e abilità la cui appropriazione diventa complessa fuori dai contesti significativi.

Certo, significa capacità di intercettare le occasioni, di utilizzarle con consapevolezza, e comporta una conoscenza accurata delle Indicazioni Nazionali, chiarezza di ciò che vogliamo costruire - non oggi, non quest'anno, ma nei cinque anni, negli otto, nella vita - e capacità di isolare quei saperi che, più di altri, di queste anticipazioni hanno bisogno per raggiungere un'appropriazione solida. Perché se è vero che bisogna diventare capaci ad aprire, tanto dobbiamo esserlo a selezionare e, se necessario, a tenere fuori.
Nel mio caso, ne faccio largo uso nella riflessione sulla lingua e in campo logico-matematico. Per questo, mi è capitato spesso di parlarne sul blog.

Mi ricordo di un prezzo che, mentre camminavo verso la scuola, cercavo di staccare da un mappamondo gonfiabile comprato per la classe, che poi ho rincollato, in tutta fretta, illuminata da ciò che avrei potuto farne con la mia prima elementare (Un mappamondo, un prezzo e la voglia di provocare un po'), ma anche tutte le volte in cui, impegnati a raccogliere le quote per qualche attività, ci fermiamo sugli euro. Da poco, sono stati occasione per ragionare ancora sui multipli e sui sottomultipli, sul concetto di intero, su decimali e trasformazioni, in modo così naturale da rendere inutile qualunque anticipazione o accertamento delle preconoscenze nel momento in cui saranno proprio quei saperi ad essere oggetto specifico delle nostre proposte.

Perché tutta questa riflessione? Da un lato per il desiderio di fermarmi ancora su un aspetto a me molto caro: la motivazione si costruisce ed è un motore potentissimo; dall'altro perché, riflettendo su questi temi, ragionavo sull'importanza irrinunciabile della stabilità dell'organico. Qual è il nesso? - direte voi. Il nesso è che la conquista di uno sguardo lungo arriva quando, grazie alla stabilità, si iniziano a toccare con mano gli effetti di queste scelte nel tempo, in termini di motivazione e di appropriazione di conoscenze e abilità, e si inizia a comprendere davvero che non si costruisce mai una volta per tutte, ma avendo cura di fermarsi a valorizzare tutto ciò che ha significato nel momento giusto, sapendo che poi si darà spazio all'apprendimento organizzato.

Questo modifica l'insegnante, le scelte che fa, il suo rapporto con il programma e con i libri di testo, quello con il tempo e con tutto ciò che arriva fuori dalla scuola.
Questo aiuta, per dirla con Meirieu, a passare dalle conoscenze all'apprendimento. 
 
Alice raccoglie, raggruppa e registra i soldi dell'assicurazione

Alice raggruppa euro con euro e centesimi con centesimi

Alice esegue la trasformazione che consente di completare la somma

 

domenica 8 novembre 2020

Piccole provocazioni per grandi anticipazioni

- Ci proviamo. Ma non è detto che ce la faremo. Visti i tempi, la scelta è quella di lavorare su ciò che avete già selezionato, ma parteciperemo solo se almeno 2/3 di voi preparerà un breve contributo video dal quale muoverà il nostro lavoro di cucitura.
Ho detto questo ai bambini, alla fine della condivisione della proposta che ci potrebbe vedere partecipare al Contest dell'iniziativa Io leggo perché, valorizzando i lavori che abbiamo preparato in occasione del centenario della nascita di Gianni Rodari.
Ma in quel momento era su quei 2/3 che volevo "giocare". I due terzi del numero. Un'anticipazione ghiotta. Una provocazione a tutti gli effetti...
Quindi, cosa deve accadere entro il 10 novembre per poter decidere la nostra iscrizione?
Le frazioni i bambini le conoscono già, non perché facciano parte dei contenuti affrontati, ma perché le abbiamo utilizzate in tutte le occasioni in cui una situazione poteva essere ricondotta a una frazione e con questa rappresentata. Ormai le riconoscono e le utilizzano con dimestichezza e individuano con facilità complementare e intero. Perciò, hanno iniziato a cercare la soluzione, scontrandosi con il fatto che, pur avendo chiaro il significato di due terzi, la frazione era riferita a 18, gli alunni della classe. Quanti bambini dovranno portare il lavoro se devono essere 2/3 di 18? 
Dopo qualche tentativo da parte di chi ha cercato di rispondere ricorrendo all'approssimazione, è arrivata la risposta: 12!
Così ho dato avvio alla parte che amo di più: smontare le intuizioni e argomentare i ragionamenti.
Qui la cosa è stata ancora più interessante dato che non abbiamo fatto ancora la divisione.
Ma qualcuno ha pensato bene di introdurre il termine gruppi: perché sono due gruppi su tre!  
E allora chiedo: da quanti bambini è composto un gruppo?
Tutto è proceduto con facilità.
Formo tre gruppi e ne prendo in considerazione solo due. Ogni gruppo è di 6, quindi 12. 
Nessuno ha usato il termine divisione, così l'ho portato dentro io. Procedo come in palestra: divido la classe in tre gruppi, così ogni gruppo è formato da 6. 
Amo la matematica che si affaccia così, come amo quella che entra al mattino con il salvadanaio, che apre alle trasformazioni e ai decimali. Perciò sono sempre attenta ad accogliere o sollecitare tutte quelle situazioni che, muovendo dal reale, portano tra noi tutti quei concetti che per i bambini sono più ostici ma che, in questo modo, acquistano significato. A me il compito di rendere le opportunità ricorsive, in modo che quando arriva il tempo in cui soffermarsi su quei contenuti, l'appropriazione c'è già stata e a noi non resta che dare il nome alle cose per poi concederci qualche interessante approfondimento.

lunedì 13 gennaio 2020

Occasioni ghiotte

Al rientro dalle vacanze, uno degli impegni ad attenderci era quello di raccogliere le quote dell’assicurazione che le famiglie sono state invitate a versare alla scuola.

Come sempre, in questi casi, anziché occuparci semplicemente di raccogliere i soldi e appuntare in un foglietto i nomi di chi li consegna, abbiamo aperto il nostro foglio Excel, destinato a questo genere di adempimenti, in modo da lavorare sulla capacità dei bambini di orientarsi in una tabella a doppia entrata, utilizzando in modo adeguato le coordinate.

Da qui, ho colto l’occasione per riportare dentro alcuni contenuti di ambito matematico che ci torneranno utili successivamente e per rinforzarne altri…

Una volta registrati gli importi versati, infatti, ho proposto di indicare il numero delle quote consegnate utilizzando la frazione. I bambini, ormai abituati a queste richieste, hanno prontamente risposto: 12/17. Ho chiesto poi di indicare, sempre con una frazione, le quote totali (l’intero: 17/17) e le quote mancanti (frazione complementare: 5/17).


Subito dopo ho invitato la classe ad individuare una strada per conoscere l’importo delle quote già raccolte. La risposta è arrivata immediata: “Bisogna ripetere i 6 € per 12 volte!".
Di seguito, per verificare il risultato che qualcuno ha prontamente calcolato, abbiamo proceduto con lo schieramento del 6, per poi contare e scoprire che il totale delle quote già consegnate doveva essere pari a 72 €.

Quindi ho chiesto di individuare quale fosse l’importo corrispondente alle quote mancanti: "6 € x 4!" (una quota era già stata consegnata da una famiglia con bonifico diretto), totale individuato da Samuele che ci ha tenuto a specificare la strategia di calcolo utilizzata: “Dato che 12 è due volte sei, ho ripetuto il 12 due volte e ho subito trovato 24!”.


Per completare il lavoro, abbiamo messo sul tavolo tutti i soldi consegnati, e ci siamo avvalsi dell’aiuto di Ettore per contarli, partendo dalle banconote più grandi, per poi passare alle più piccole e, infine, alle monete.

Man mano che Ettore contava, registravamo alla lavagna.


Davanti ai 50c c’è stato un attimo di perplessità perché la moneta da 50 risultava di un valore maggiore, fino a quanto abbiamo ragionato sul fatto che in questo caso si trattava di centesimi e non di euro; occasione che ci è stata utile per soffermarci sulle parti più piccole dell’euro e sui tanti modi in cui questo può essere formato (ci torneremo ancora).

Quindi, abbiamo calcolato i centesimi e, alla fine, eseguito una trasformazione in euro per poter completare il totale; abbiamo così verificato che i soldi raccolti corrispondevano a quanto registrato in tabella.


Due le anticipazioni cognitive particolarmente utili: le frazioni e le trasformazioni (equivalenze). Su queste torneremo ogniqualvolta le cose ce ne daranno occasione, così da farne preziosa risorsa nel momento in cui questi contenuti diventeranno centrali.

martedì 24 settembre 2019

C'è un'improvvisazione che fa bene alla scuola

Quando uno studente in formazione, o un giovane collega, mi chiede quali siano per me, a livello didattico, le competenze del docente che ritengo fondamentali, rispondo, con sempre maggiore consapevolezza, che, accanto a quella del promuovere una didattica a bassa direttività, capace di liberare, e quindi di garantire un tempo autogestito per smontare e rimontare saperi e significati; l’altra, fuori da ogni dubbio, è quella tanto presente nelle aperture delle mie mattinate: l'utilizzo intenzionale delle anticipazioni cognitive.

Sono quelle che io ho sempre chiamato “anticipazioni funzionali”, denominazione che continuo a privilegiare in quanto mi riporta alla centralità di ciò che faccio: leggo con attenzione il contesto e favorisco, ogni volta che è possibile e utile, delle riflessioni, che si traducono in anticipazioni funzionali ai nuovi apprendimenti.

Una pratica di cui nel tempo ho potuto rilevare la grande efficacia, tant’è che mi ha visto impegnata ad affinare la mia attenzione a vantaggio di questa forma di improvvisazione che fa bene alla scuola, per liberarla dall’episodicità e cercare strategie che la rendessero più significativa.

Io ne sono davvero convinta: questa competenza del docente, che sta tutta nella capacità di leggere le opportunità del contesto e nella consapevolezza di ciò che interessa portare dentro, fa davvero la differenza nella costruzione di apprendimenti significativi e stabili.

È chiaro che questa rende necessario uno sguardo lungo, che affonda in una conoscenza profonda delle indicazioni nazionali e nella capacità del docente di sapere identificare quei saperi e quelle abilità che, a breve o a lungo termine, saranno al centro dei nostri percorsi.

Nessuna situazione, infatti, se pur proposta in analogia alla realtà, può essere significativa quanto la realtà stessa.
Le anticipazioni, dunque, possono essere lette semplicemente come la capacità di sollevare veli e di mostrare agli alunni ciò che è già lì ma che non riescono a vedere. In questo modo, quando le proposte didattiche apriranno su determinati saperi, questi non saranno mai nuovi. L’attenzione sarà allora tutta orientata a creare le condizioni per riflettere sugli stessi, facendo leva sui diversi incontri, per poi procedere verso percorsi che garantiscano un’appropriazione profonda.

Una sorta di trasposizione di quello che avviene con la lingua. I nostri alunni la conoscono, ne fanno uso costante, la parlano. Il nostro lavoro, quando ragioniamo su questa, non è portarla dentro,  quanto far riflettere muovendo proprio dall'uso che ne facciamo.

È alle anticipazioni che io faccio riferimento soprattutto per alcuni  apprendimenti di ambito logico-matematico, in particolare per quelli che ho rilevato essere particolarmente ostici per i bambini e che, dunque, necessitano di acquisire significato.

È con queste che, già al terzo giorno della nostra seconda elementare, ho accolto l’opportunità di portare in classe le frazioni, per rappresentare la riduzione del tempo scuola, in risposta alla domanda di un alunno. Anticipazione rinforzata, il giorno successivo - le anticipazioni si traducano in vere opportunità solo se oggetto di attenzione ricorsiva - passando per la verifica dell’avvenuta restituzione delle buste dei documenti consegnate il primo giorno di scuola. Un’occasione che ha visto i bambini intuire la rappresentazione sotto forma di frazione e individuare, in modo naturale, l'intero e la frazione complementare.

Con la stessa modalità, in questo caso grazie al salvadanaio di classe per il nostro viaggio di istruzione, nello scorso ciclo, hanno fatto il loro ingresso significativo i numeri decimali e le equivalenze.  Condividere le monete arrivate giorno per giorno per il nostro salvadanaio, ci ha trovato a familiarizzare con gli euro, a fare delle scelte di conversione che rendessero possibili i calcoli, che si sono piano piano tradotti in vere e proprie espressioni con numeri decimali ed equivalenze.

Ma questo avviene costantemente anche accogliendo opportunità che ci vengono offerte dalla lingua, dai fatti del mondo, dai nostri viaggi… Tutte cose che vanno a costituire un bagaglio fondamentale che si radica completamente in quanto incontrato dentro significati profondi.

So bene che non sto dicendo niente di nuovo e che è una pratica diffusa tra gli insegnanti. A essere meno scontata è la serenità con la quale si va incontro a quel tempo sottratto e l'uso che se ne fa. La vera efficacia, infatti, arriva con la crescita dell’intenzionalità, che la libera dall'episodicità e ne valorizza la ricorsività che stabilizza.

Se saper portare dentro è una grande qualità, tuttavia - e dico sempre anche questo a chi mi rivolge la domanda – ritengo che lo sia altrettanto il saper tenere fuori, il saper filtrare, tra il tanto, ciò che è opportuno far entrare e che cosa no.  Il pericolo che corre un bravo lettore è infatti quello di portare dentro troppo, con il rischio di spostare l'attenzione dai percorsi in atto e di sovraccaricare cognitivamente.

E allora la risposta è ancora una volta nella competenza più alta fra tutte, che è poi anche la più difficile: saper scegliere.


Nel video, una riflessione post-attività (è il momento della ricreazione), sul percorso attivo alla scoperta delle frazioni - terza elementare, a.s. 2015//16. Le domande sono del Prof. Giovanni Bonaiuti, docente di didattica generale all'Università di Cagliari, presente in classe per un'attività di ricerca. 
A partire dal minuto 1.40 - ben più silenzioso - un riferimento esplicito alle anticipazioni cognitive.