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lunedì 9 novembre 2020

Il coraggio di cambiare la storia. In classe con Kamala Harris.



Oggi, gran parte della nostra mattinata l'abbiamo dedicata a Kamala Harris, all'importanza storica della sua elezione quale Vice Presidente degli Stati Uniti (prima donna nella storia) e alla forza delle parole che ha consegnato a tutti noi, con il suo discorso.

L'apertura l'ho affidata alla condivisione "al buio" - senza anticipazione alcuna - del video del messaggio di Kamala (vedi).

Undici minuti che ci hanno tenuti immobili. 

Subito dopo, ci siamo dedicati a un brainstorming molto essenziale per mettere insieme le informazioni che i bambini avevano trattenuto dal video, con quelle che avevano acquisito fuori scuola, per poi passare a un'organizzazione guidata delle conoscenze, offrendo i necessari approfondimenti.

 

Queste le domande che hanno guidato il nostro lavoro:

- Qual è l'evento di cui ci stiamo occupando?

- Chi è Kamala Harris?

- Perché abbiamo scelto di ascoltare il suo discorso e non quello Joe Biden, Presidente neoeletto?

- Quali sono gli aspetti che rendono così importante questa nomina? 

- Quali sono le parole che abbiamo raccolto durante il discorso di Kamala? 

- Perché Kamala ha parlato di "nuova alba"?

- Che cosa dice Kamala rivolgendosi alle bambine e alle ragazze? 

Le riflessioni nate con ogni passaggio, ci hanno consentito di ricondurci a tanti contenuti significativi incontrati con percorsi precedenti, sui quali ritorniamo in modo ricorsivo ogni volta che i temi ce ne offrono l'occasione: il significato di democrazia; le diverse forme di governo; i temi dell'immigrazione e del razzismo; il difficile cammino delle donne per la conquista dei diritti. 
 
 
 
Con noi, sempre a disposizione, GoogleEarth, per mettere a fuoco la posizione geografica di ogni luogo che si è affacciato nella nostra discussione.

Il percorso lo abbiamo completato con una sintesi scritta sul quaderno e con la rilettura del passaggio più significativo del discorso di Kamala Harris, che ho consegnato ai bambini perché possano ripercorrere con le loro famiglie e magari rivedere con loro il video che da questo pomeriggio è anche tra i materiali della nostra classe virtuale.

 

È stata un'emozione grande aver potuto apprezzare con quanto interesse i bambini abbiano fatto spazio a questo importante momento storico, e a quanti contributi e collegamenti siano stati in grado di offrire dai loro 7 e 8 anni. Ne è nata un'ulteriore conferma della convinzione  che uno dei nostri compiti più importanti, oggi, sia proprio quello di offrire strumenti per dare senso alla grande quantità di conoscenze che raggiungono i nostri alunni nei diversi contesti, facendo spazio a occasioni continue di confronto e di riflessione che consentano loro di metterle in relazione e di costruire significati sempre più profondi. Sarà questo, nel tempo, a dare forma e parole al loro pensiero.

"Il nostro paese vi manda un messaggio: sognate con grande ambizione, guidate con cognizione, guardatevi in un modo in cui gli altri potrebbero non vedervi. Noi saremo lì con voi.” (Kamala Harris)

domenica 8 novembre 2020

Kamala Harris: una storia da portare in classe

 
Nel 2008, avevo portato in classe l'elezione di Barack Obama. Non importava che fosse una prima elementare. Era il primo presidente di colore e l'emozione era troppo grande per non fare spazio al significato di un evento così importante. Nacque un lavoro bellissimo che ritornò spesso nei nostri percorsi.
Domani, guidata dalla medesima emozione e dalla volontà di portare tra i bambini il peso storico dell'elezione di Kamala Harris, prima vicepresidente donna, nera e di origine indiane, faremo spazio alle sue parole. C'è così tanto dentro, che lasciarle fuori sarebbe una mancanza troppo grande. Mi piace "Una scuola grande come il mondo".

"Quando mia madre è arrivata qui a 19 anni, dall’India, non immaginava questo momento, ma credeva in un’America dove questi momenti sono possibili. Penso alle donne, alle donne nere, asiatiche, bianche, ispaniche, nativo americane, che nel corso della storia di questo paese hanno aperto la strada per questo momento, si sono sacrificate per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti noi; penso alle donne nere che troppo spesso non sono considerate, ma sono la spina dorsale della nostra democrazia. Penso a tutte le donne che hanno lavorato per garantire il diritto di voto e che ora nel 2020 con una nuova generazione hanno votato e continuano a lottare per farsi ascoltare. Stasera voglio riflettere sulle loro battaglie, la loro determinazione, la loro capacità di vedere ciò che sarà a prescindere da quello che è stato. E questa è una testimonianza della personalità di Joe, che ha avuto il coraggio di buttare giù uno dei muri che continuavano a resistere nel nostro paese scegliendo una donna come vicepresidente.
Anche se sono la prima a ricoprire questa carica, non sarò l’ultima. Ogni bambina, ragazza che stasera ci guarda vede che questo è un paese pieno di possibilità. Il nostro paese vi manda un messaggio: sognate con grande ambizione, guidate con cognizione, guardatevi in un modo in cui gli altri potrebbero non vedervi. Noi saremo lì con voi.
” (Kamala Harris)

lunedì 21 settembre 2020

Le regole come opportunità

Il 24 si riparte anche da noi. Perciò, al momento, a essere al centro di tutti i confronti tra docenti e con le famiglie finiscono per essere le regole per far ripartire la scuola in sicurezza e con le quali il primo giorno dovranno essere istruiti i bambini. Ne sono conferma i tanti materiali che circolano tra le condivisioni: perlopiù cartelli con regole da far trovare alle pareti di androni e aule, o qualche colorata infografica da consegnare ad ogni alunno o da incollare nella prima pagina del quaderno con la richiesta di colorarla.

Così, da maestra, perché non voglio dimenticare neanche un attimo chi sono e qual è il mio compito, mentre penso al primo giorno di scuola, mi domando: perché continuiamo a fare per loro e non con loro? Che spazio trova in tutto questo il "costruire cittadinanza?"

Pensiamo davvero che i bambini si affacceranno alla scuola senza conoscere gran parte delle regole sulle quali stiamo lavorando? E qual è l'effetto di regole semplicemente illustrate e consegnate o appese alle pareti?

Credo che la risposta stia in un imperativo: fidiamoci! Facciamo spazio perché siano loro a dirci cosa conoscono e lasciamo che, nel farlo, possano liberare le tante preoccupazioni che, inevitabilmente, avranno respirato in tutti questi mesi.  Diamo loro modo di confrontarsi sul senso di ogni comportamento e di approfondirne gli effetti. Lasciamo che possano trovare le parole e le immagini per preparare cartelli e strumenti informativi, magari anche qualche video diretto ai loro genitori.

Può essere il primo percorso trasversale della nuova educazione civica, capace di rendere ogni vincolo più facile da accettare, per poi ripartire, ancora con loro, perché ognuno di questi si traduca in stimolo a trovare strade altre per far sopravvivere ciò che conta. 

Non ci si può toccare neanche durante il gioco? Andiamo alla ricerca di giochi antichi, moderni, inventati, da fare senza toccarsi. Organizziamo uno spazio in cui raccoglierli (analogico? digitale?). Scriviamo per spiegare di che gioco si tratta, che cosa occorre, quali sono le regole. Realizziamo qualche video.

Facciamo lo stesso per le attività collaborative, per l'uso dei materiali, per la ricreazione...

E sarà un modo naturale, morbido, anche per avviare le nostre prime osservazioni di ingresso e per far ripartire, con sguardo lungo, tutte le nostre attività.

domenica 10 novembre 2019

Il desiderio di essere educatori fino in fondo

Questa mattina i social mi ricordano un mio post di due anni fa in cui condividevo la tristezza degli attacchi che stavo subendo perché mi occupavo troppo di accoglienza. Sì, di accoglienza. Io che ero cresciuta pensando che si potesse essere accusati di razzismo, di troppa accoglienza proprio no.
Oggi, mentre osservo gli effetti di adulti che hanno rinunciato al loro ruolo e di una società che è andata in confusione sul concetto di tolleranza, mi sento orgogliosa di essere espressione di quella parte della scuola che ha portato puntualmente la memoria in classe, che ha aperto ai fatti del mondo che chiedevano di interrogarsi sulla nostra umanità. Orgogliosa di aver partecipato ogni anno con la classe al 25 aprile, guidati dal desiderio di metterci idealmente accanto a chi aveva lottato contro il nazifascismo; di essermi fermata e indignata con loro davanti ai linguaggi violenti; di essere tornata infinite volte sui principi fondamentali della nostra Costituzione, di averli portanti dentro la nostra piccola comunità e di averne fatto bussola per leggere e interpretare il mondo.
E mi sento felice, molto felice, di aver scelto di chiudere la quinta elementare portando tutta la classe a Milano (tutta perché era un progetto a cui avevamo lavorato per tre anni) al binario 21, ad incontrare proprio Liliana Segre, a farci consegnare la storia dalla sua voce e a scusarci, con un abbraccio, per quelle compagne e quella maestra che l’avevano lasciata sola. 
E sono fiera, oggi, di quei bambini, che continuano a essere testimonianza contro l'indifferenza, quella parola che Liliana Segre ha voluto scolpita sul muro che accoglie i visitatori all'ingresso del Memoriale della Shoah perché niente come l'indifferenza aggiunge dolore al dolore.
Sì, nonostante la tristezza che ritrovo in quello e in altri post di due anni fa, a quelle accuse che mi sono costate anche un'interrogazione parlamentare e tanto inaspettato silenzio intorno, oggi, mi sento proprio bene per non essere espressione di quella parte della società che ha scelto l'assenza, la troppa tolleranza, la prudenza. Mi sento bene per aver scelto di assumere il mio compito di educatrice fino in fondo. L’unica cosa che potevo fare e che continuerò a fare.