Leggo numerose riflessioni sul senso della Giornata della Memoria, soprattutto davanti ai tanti eventi di oggi che denunciano una deriva di umanità e ai quali si assiste in silenzio, oggi come allora.
Sono convinta che l'attenzione all'altro, i valori, la capacità di fare la cosa giusta al momento giusto, di scegliere la differenza all'indifferenza, si costruiscano tutti i giorni e, prima di ogni cosa, con ciò che siamo, ma credo anche che le ricorrenze - alcune, ben selezionate e accolte con competenza e attenzione - siano fondamentali per i necessari affondi nella storia e nel significato profondo di ogni articolo della nostra Costituzione, che rischierebbero di non trovare mai adeguato spazio.
Poi, certo, c'è un troppo, tipico di questo tempo, che ha davvero poco senso se poi si torna immediatamente, come troppo spesso accade, a fare una scuola fuori dai fatti del mondo e troppo frettolosa davanti a ciò che rende necessario sostare.
Ma è importante ricordare, e in questo ci vengono in aiuto le parole di Paulo Freire, che "L'educazione non cambia il mondo, cambia le persone che cambiano il mondo". Ed è questa consapevolezza che deve aiutarci a non scoraggiarci e a concentrarci sul nostro compito con ancora maggiore intenzionalità.
Arrenderci davanti al presente ci immobilizza nella nostra impotenza. Ma se saremo capaci di sognarli, i nostri studenti, e di allungare il nostro sguardo; se a farlo sarà la scuola tutta, estendendosi sul territorio, è possibile che domani avremo davanti uomini e donne migliori di noi, cittadini più attenti agli effetti del loro voto, posizioni di potere occupate da persone capaci di vedere l'uomo prima di ogni cosa.
Ottimista? No, so bene quali siano le forze contrarie che intervengono da qui al futuro. Ma se noi, scoraggiati, perdiamo la convinzione del valore della nostra semina davanti alle politiche a cui assistiamo, perderemo anche quei buoni frutti che sono la nostra unica speranza.
Io, ogni giorno, guardo con questi occhi Toma, Chiara, Riccardo, Nicola, Viola, Emma... ognuno dei miei bambini. Li guardo e vedo i bambini che sono e le donne e gli uomini che saranno.
Così, se anche assisto con una sensazione di sconfitta e vero dolore alle tragedie di oggi, continuo a concentrarmi sul mio compito perché so che è quello che mi è stato consegnato per fare la mia parte e che è l'unico che trasforma la mia condizione di impotente.
Questo post è dedicato agli ex alunni, con i quali abbiamo visitato il Memoriale della Shoah nel maggio del 2018, accolti da Liliana Segre.
Condivido con grande piacere il link alla diretta video della visita guidata al Memoriale della Shoah di Milano, trasmessa questa mattina in occasione del Giorno della Memoria.
Ad accompagnare i visitatori è Pia, una delle trenta guide formata dall'Associazione Figli della Shoah.
Riprese e video: Sheila Baldoni e Nathan De Paz Habib
"Lo scopo del Memoriale non è solo quello di ricordare una storia, ma di darci una traccia, uno strumento per lavorare su di noi alla ricerca della differenza, quindi del contrario dell'indifferenza."
Come da programma, un brainstorming ricco e significativo ha aperto, oggi, la settimana dedicata alla Memoria, ripartendo dalla consegna pubblicata nella classe virtuale.
Grazie, Maestra Marcella, per aver documentato e condiviso.
Quando ad essere costretta a casa è una maestra che da tempo ha messo la Memoria al centro dei percorsi che costruiscono Cittadinanza, non è possibile mancare nel trovare una strada per aggiungere quel fondamentale pezzo di puzzle che ogni anno, combinato con altre date significative - in particolare il 25 aprile e il 2 giugno - consente di contribuire a dare forma a quell'immagine intera che vogliamo consegnare ai nostri alunni a fine percorso.
La strada è nell'alleanza con le colleghe e nella programmazione comune, resa possibile dai nuovi ambienti virtuali condivisi e dalla coprogettazione che ad inizio anno ci ha visto ragionare insieme sull'educazione civica.
Il punto di partenza sarà un breve video, con lo scopo di riavvicinare i bambini al tema della Shoah, senza anticipazione alcuna, che sarà messo a disposizione nella classe virtuale, accompagnato da qualche prima domanda che guidi la riflessione.
Il video: presentazione del libro Fino a quando la mia stella brillerà, La storia di Liliana Segre scritta con Daniela Palumbo, Edizione Piemme Lettura di Federica Molteni, una produzione Luna e GNAC Teatro
Le domande guida:
Di che video si tratta? Di chi si parla? In quali occasioni ricordi di avere già conosciuto la protagonista? Qual è il momento storico a cui si fa riferimento? Quali sono gli eventi più importanti che racconta il video? Secondo te, perché le maestre vi hanno proposto questo video in questo momento?
Di seguito la proposta sarà ripresa in classe con un brainstorming che raccoglierà quanto emerso dalle risposte dei bambini, per poi procedere al riposizionamento e arricchimento di quanto registrato.
La fase successiva sarà caratterizzata da due letture in continuità con i percorsi precedenti:
"Non puoi più andare a scuola", da Fino a quando la mia stella brillerà di Liliana Segre e Daniela Palumbo, che consentirà di ritornare sull'ultima testimonianza pubblica di Liliana Segre, seguita in diretta con la classe il 12 ottobre 2020;
Carlo, da Le valigie di Auschwitz, di Daniela Palumbo; un libro con il quale, lo scorso anno abbiamo già conosciuto una delle quattro storie dei ragazzini (quella di Émeline) che,in un'Europa dilaniata dalle leggi razziali, vivono sulla loro pelle l'orrore della deportazione.
Il percorso si arricchirà dell'apprendimento del canto Evenu Shalom Halehem e proseguirà con il ritorno al libro La Costituzione raccontata ai bambini di Anna Sarfatti, incontrato in occasione del 2 giugno scorso, con la partecipazione dell'autrice. In particolare, approfondiremo tre nuovi articoli dei Principi fondamentali per comprenderne il valore profondo in relazione alla storia che li ha resi necessari:
Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. [...]
Art. 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. [...]
Art. 11
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. [...]
Per concludere, torneremo in aula virtuale con un'attività di rinforzo e verifica che sarà oggetto di valutazione tra pari.
Una proposta semplice, che recupera e arricchisce i pezzi precedenti, senza mai smettere di guardare lontano per concorrere all'appropriazione di quei valori che siamo impegnati a coltivare ogni giorno: uguaglianza; rispetto di ogni diversità e contrasto di ogni forma di violenza.
L'intero percorso sarà risorsa per le nuove proposte che coincideranno con tre ricorrenze: 6 marzo, Giornata in memoria dei Giusti dell'Umanità; 25 aprile, Anniversario della liberazione dell'Italia dal nazifascismo; 2 giugno, Festa della Repubblica italiana.
È alle ricorrenze, infatti, che abbiamo affidato il compito di consegnarci, in modo ricorsivo, quelle pagine di storia che diversamente sarebbero escluse dai nostri percorsi e di conoscere, comprendere e fare nostri, per salvaguardarli, i valori che sono alla base della nostra Costituzione e che caratterizzano la nostra vita di comunità.
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L'unità è proposta accogliendo quanto previsto dalla Legge n. 211 del 20 luglio 2000, che riconosce il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della memoria”.
Questi gli obiettivi programmati per il quinquennio:
Analizzare le circostanze che hanno dato avvio ad uno dei periodi più oscuri della storia dell’Europa e approfondire gli eventi che ne hanno segnato il tragico sviluppo.
Comprendere il dovere della memoria come atto doveroso per evitare che gli errori del passato si ripropongano, pur in forme diverse.
Comprendere le ramificazioni del pregiudizio e del razzismo per essere capaci di contribuire alla realizzazione di una pacifica convivenza tra differenti etnie, culture e religioni.
Riflettere sul pericolo del silenzio di fronte all’oppressione e far maturare nei giovani un’etica della responsabilità individuale e collettiva.
Promuovere, attraverso la riflessione sulle drammatiche conseguenze delle discriminazioni, la nascita della ferma determinazione ad impegnarsi per un domani di pace.
Motivare verso l’esercizio di una cittadinanza attiva e consapevole.
Storia, geografia, educazione civica, italiano, arte e immagine. Una mattina interessante e intensa quella di oggi in classe, interamente dedicata a ripercorrere e approfondire l'incontro in streaming, con il quale venerdì abbiamo accolto l'ultima testimonianza di Liliana Segre, rivolta alle scuole e a tutti i giovani. Siamo ripartiti con l'aiuto di un breve video pubblicato sul sito di Rondine Cittadella della Pace, per poi intrufolarci nella storia di Liliana Segre, prima e dopo la deportazione, attraverso le foto di alcuni momenti significativi della sua vita (i bambini avevano espresso questo desiderio). Abbiamo proseguito curiosando nelle foto del Memoriale della Shoah, scattate con gli ex alunni durante il nostro viaggio di istruzione, e siamo passati a scrivere un testo collettivo di sintesi. Per concludere, abbiamo rintracciato sulle carte geografiche tutti i luoghi della testimonianza.
Un lavoro che ha abbracciato diverse discipline e che abbiamo chiuso con un impegno: tornare ancora sulla storia di Liliana Segre tra qualche anno, quando, più grandi, si potrà affrontare la bellissima lettura di "Fino a quando la mia Stella brillerà", il libro scritto con Daniela Palumbo. E lì, chi lo sa, magari sarà ancora occasione per riportare tra noi qualche ex alunno.
Oggi la storia è entrata in classe. È entrata con un emozionante streaming di due ore da Rondine Cittadella della Pace, dalla quale Liliana Segre ha scelto di consegnare la sua ultima testimonianza agli studenti.
Vista l'età dei bambini, ho riflettuto molto sull'opportunità di partecipare; perciò nei giorni scorsi ho preso diversi contatti per avere informazioni sull'organizzazione dell'evento, mentre non ho avuto dubbi sulla delicatezza che avrebbe usato Liliana nel consegnare la sua storia, perché è quella che ha connotato ogni sua testimonianza.
Così c'eravamo. Abbiamo ascoltato i discorsi di apertura e quelli dei rappresentanti del governo e del Parlamento europeo, tutti particolarmente contenuti perché lo spazio fosse tutto per Liliana, e abbiamo accolto la sua storia, uniti virtualmente ai tanti presenti.
Con loro, al termine, abbiamo applaudito in piedi per un tempo infinito e ci siamo commossi con le note di Gam Gam.
Non potevamo mancare. E il motivo è nelle parole semplici che ho consegnato ai miei bambini alla fine del collegamento. Perché ho scelto di farvi seguire questo incontro nonostante i vostri otto anni? Perché questa è la storia. La storia che arriva con una testimonianza diretta. Non c'è libro che possa contenere lo stesso valore. Perché Liliana è diventata "l'altra" proprio a otto anni, quando aveva la vostra età e frequentava la scuola elementare. Perché desidero che la parola indifferenza, quella che Liliana ha incontrato proprio con la sua maestra, le sue compagne di classe i vicini di casa, le persone che fino ad allora aveva considerato amiche, non trovi mai spazio nelle vostre vite. Perché al di là di quello che siete riusciti a capire - ci sarà tempo per questo - oggi avete vissuto un momento storico che so che non dimenticherete, e mi piace immaginarvi mentre, ormai adulti, lo racconterete ai vostri figli e ai vostri nipoti.
Un grazie di cuore a maestra Francesca per aver scelto di condividere questa esperienza e averci generosamente messo a disposizione il suo tempo.
Quando, due anni fa, ho incontrato Liliana Segre a Milano, con i miei bambini della classe precedente, lei ha voluto accertarsi che non avessi iniziato a parlare di Shoah troppo presto. Una cosa che la preoccupava, e che invece io avevo fatto parlandone fin dalla prima elementare. Ma l'ho rassicurata, spiegando che avevo rispettato la gradualità e che ero stata molto attenta, scegliendo con cura tutto ciò che proponevo loro. Lei mi ha detto che non deve esserci fretta, che la memoria va consegnata ma che i bambini vanno rispettati.
Ho riflettuto molto su ciò che contenevano le sue parole e, in questo nuovo ciclo, pur avendo scelto di occuparmi della Memoria da subito - credo molto nella forza della ricorsività che mette pezzo su pezzo e che consegna appropriazione e consapevolezza - ho scelto di portarla in classe partendo dai Giusti, partendo da ciò che ritengo importante insegnare più di tutto: c'è chi non si fa vincere dalla paura ma sceglie chi vuole essere, sempre.
L'anno scorso, in prima, l'ho fatto portando in classe la lettura de La Portinaia Apollonia, la portinaia strega tanto temuta da Daniel, ma che, nascondendoli, salverà la vita a lui e a sua madre. L'ho fatto poi, facendo nostro il bellissimo canto dell’IC Trento 6 - L'Altalena - e portandolo ai giardini pubblici con genitori, nonni, amici della classe, in risposta al razzismo di oggi che sembra aver dimenticato quei cartelli che avevano tenuto fuori dai parchi i bambini ebrei.
Abbiamo respinto con parole piumate quelle appuntite di un mondo che dimentica troppo presto.
Quest'anno, la Memoria ha fatto il suo ingresso a settembre, con Gino Bartali, grazie a una consegna aperta sul libro di Riccardo Gazzaniga Abbiamo toccato le stelle. Ancora una volta dalla parte di un Giusto. Abbiamo approfondito la sua storia e ci siamo soffermati su Gino Bartali campione nella vita, mettendoci tutti alla ricerca di tanti materiali: articoli, foto, video, frasi... e ascoltando in diretta le parole di Gioia, sua nipote, che il mese prossimo avremo il piacere grande di incontrare via Skype.
E poi, per concludere, in attesa di riservarci un minuto di raccoglimento, lunedì, alle 11.59 in punto, abbiamo portato in classe una nuova lettura, una delle quattro storie contenute ne Le valigie di Auschwitz di Daniela Palumbo. La storia di Émeline, una bambina francese dell'età dei miei bambini, 7 anni, che scopre di essere ebrea solo quando, ad attenderla al parco, trova un cartello con il divieto di ingresso agli ebrei. Una bambina che conoscerà le leggi razziali assistendo a una commovente discussione (tutta da leggere) tra i suoi genitori e che scoprirà la profonda solitudine consegnata dalla stella gialla cucita sul braccio, quella che allontanerà tutti i suoi amici, anche René, il suo fidanzatino.
Ma anche qui, in questa storia così delicata, la nostra attenzione è stata su Jacques, il barbone che non ha paura di essere amico di una bambina ebrea, e su Fabien Durand, che salverà Émeline, consentendo a Brigitte e Pierre, i suoi genitori, di partire per Auschwitz sapendo sua figlia in salvo.
Ecco, c’è tanta Shoah in questi nostri mesi di gennaio della prima e seconda elementare, ma l'abbiamo raccontata dalla parte della bellezza. Dalla parte di chi rispetta i bambini e che desidera consegnare loro l'insegnamento più importante. Ognuno di noi ha sempre una possibilità. Scegliere chi vuole essere. Scegliere di restare umano.
Ieri, in classe, con la voce ancora rotta, che mi ha costretto a passare il libro in altre mani per la lettura dell'ultima frase, quella scritta da Brigitte sulla valigia “Ti voglio bene, Émeline. Mamma”, mi sono alzata in piedi e ho detto ai miei bambini che non avrei consentito di allontanare uno solo di loro dalla mia classe e che se, allora, fossi stata io al parco con il mio Alberto, non avrei permesso che nessun bambino lasciasse il parco davanti ai miei occhi.
C'era un'atmosfera bella in classe, eravamo tutti Émeline, ieri, e un po' tutti anche Gino Bartali.
È vero, Liliana Segre ha ragione, ci vuole attenzione e delicatezza con i bambini. Il nostro impegno, forse, è sufficiente che sia quello di fare sì che ascoltino forte il loro cuore e che sentano quello degli altri perché, credetemi, loro ne sono capaci.
[...] Portami in alto per non sentire le frasi ostili di chi divide e le parole di chi mi esclude Quelle no, quelle no sull'altalena non le metterò.
Forse, il tutti di martedì pomeriggio non era proprio quello che avremmo desiderato. Ma era certamente un tutti inaspettato. Sapevamo qual è lo scenario e sappiamo che ci sono messaggi che non è facile consegnare e che tanti non sentono di accogliere né di sostenere.
Ma quel che conta è che c'era chi sentiva di volerci essere, completamente. Chi con noi ha voluto alzarsi in piedi e, con parole piumate, quelle che devono contraddistinguere i messaggi educativi, hanno cantato per una società inclusiva e antirazzista.
Perciò... grazie di cuore alle mamme, ai papà, ai nonni, agli ex alunni, agli Amici della Vita, a Casa Emmaus, ad ArgoNautilus, a Isa e Marco (i chitarristi che ci hanno accompagnato) e a tutti coloro che hanno scelto di essere con noi.
E ai bambini, soprattutto, il cui canto, ne sono certa, è arrivato fino a Trento, con la stessa delicatezza con cui è stato pensato.
Un altro incastro grande dalla forma semplice, con la consapevolezza che "L'educazione non cambia il mondo. Cambia le persone che cambiano il mondo." (Paolo Freire).
Con piacere, eccomi a condividere alcuni materiali della Giornata della Memoria che ha visto due appuntamenti importanti nei locali della nostra Biblioteca Comunale:
- la presentazione del libro "Fino a quando la mia stella brillerà" di Liliana Segre e Daniela Palumbo, a cura dei miei ex alunni: Maria Elena Chessa, Chiara Era, Miriam Garau, Lucilla Giua, Seynabou Niang, Alessia Nuvoli, Anna Pilloni, Veronica Porcheddu, Sebastian Vacca.
- la presentazione, in anteprima nazionale, del libro "A un passo da un mondo perfetto" di Daniela Palumbo, Il battello a vapore.
"Quando vedi un uomo a terra, chiunque sia, non ti vergognare a sentire
su di te il suo dolore, come ti capitava con il prigioniero ebreo
all’inizio. Non te ne vergognare mai. Neppure se è ebreo, Iris. È questo
sentire la sofferenza dell’altro che ci rende esseri umani."
Entrambi gli appuntamenti hanno visto la presenza straordinaria dell'autrice Daniela Palumbo.
Gli incontri sono stati programmati all'interno della Fiera Off della Fiera del Libro di Iglesias, organizzata dall'Associazione ArgoNautilus, e hanno visto la collaborazione della Libreria Mondadori di Iglesias.
Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno reso possibili questi appuntamenti, alla carissima Daniela Palumbo e a chi ha voluto essere con noi per ricordare ma anche per riflettere sul nostro presente, in cui stanno ritrovando spazio proprio quell'indifferenza e odio per l'altro capaci di cancellare ogni forma di umanità.
Oggi, 22 gennaio 2019, a cinque giorni dal nostro appuntamento per Il Giorno della Memoria, esce in tutte le librerie A un passo da un mondo perfetto, Il Battello a Vapore Edizioni Piemme, il nuovo libro di Daniela Palumbo che, dopo Le valigie di Auschwitz, ritorna sulla storia della Shoah offrendoci una prospettiva differente. È quella di Iris, la dodicenne protagonista del libro che, pur abitando un mondo in cui la forma appare perfetta, e niente sembra poter essere messo in discussione, vede insinuarsi il dubbio e nascere crepe. Crepe che si fanno sempre più profonde, consegnandole la capacità di vedere l'altro come uomo dove tutti vedono semplicemente uno jude. Il niente.
Un libro che è un'opportunità in questo presente in cui di crepe abbiamo bisogno, di vederle aprirsi, di saperle generare, perché trovi spazio il saper guardare l'altro con l'unico sentimento capace di salvarci: l'amore.
Vi aspettiamo domenica 27 gennaio nella Biblioteca Comunale di Iglesias, dove Daniela Palumbo sarà con noi per presentare A un passo dal mondo perfetto in anteprima nazionale (un altro appuntamento è previsto il 26 gennaio, in Sala Consiliare, a Gonnesa).
Ma non dimenticate che gli appuntamenti per Iglesias saranno due. Ad aprire - alle ore 18 - sarà il gruppo dei miei ex alunni (Maria Elena Chessa, Chiara Era, Miriam Garau, Lucilla Giua, Seynabou Niang, Alessia Nuvoli, Anna Pilloni, Veronica Porcheddu, Sebastian Vacca) impegnato a portare tra noi la storia di Liliana Segre, quella stessa che lei, facendoci un dono speciale, ci ha consegnato nel mese di maggio davanti al binario 21 di Milano, e che oggi è posata con delicatezza dentro Fino a quando la mia stella brillerà, scritto con Daniela Palumbo.
Un libro nato perché la sua testimonianza possa camminare anche senza di lei e raggiungere le nuove generazioni. Quei nipoti che Liliana Segre vede come la vera speranza perché si possa coltivare una società più giusta, inclusiva, antirazzista.
Daniela Palumbo sarà con noi dal principio. Ha voluto esserci, semplicemente. E il suo, per noi, è un rinnovare un abbraccio speciale che ci accompagna da tempo e di cui le siamo profondamente grati.
Vi aspettiamo numerosi per ricordare e per aprire crepe.
Lo sentiamo nostro compito, oggi più che mai.
L'incontro è un appuntamento della FieraOff della Fiera del Libro di Iglesias, organizzato da ArgoNautilus, con la partecipazione di Mondadori Bookstore Iglesias.
[...] Portami in alto per non sentire le frasi ostili di chi divide e le parole di chi mi esclude Quelle no, quelle no Sull'altalena non le metterò.
Se fossi stata la maestra di Liliana Segre, o di uno dei tanti bambini ebrei allontanati dalla scuola, non mi sarei voltata dall'altra parte perché "Io cosa c'entro? Non le ho mica fatte io le leggi?" Né avrei modificato il mio rapporto con amici e vicini di casa quando, improvvisamente, le leggi razziali li hanno trasformati in persone da cui stare a distanza; meno che mai li avrei denunciati.
Così come non avrei fatto trattenere un attimo mio figlio in un parco nel quale avessi visto comparire un divieto di gioco per altri bambini.
Questo, almeno, è ciò che ho sempre pensato.
Non sono mai riuscita a immaginarmi in quella storia in altro modo. Ed è quello che ho detto a voce alta, tante volte, alle varie generazioni di bambini che ho incontrato. Il dolore più grande di chi ha vissuto quella storia dalla parte di chi, di punto in bianco, per legge, è diventato diverso, è stato quello causato dall'indifferenza. Indifferenza di coloro che, guidati dalla paura, non hanno pensato un attimo a sacrificare i valori umani a vantaggio della propria sicurezza.
Così, mi piace guardare ai fatti del presente come a una seconda opportunità. Come a un'occasione che ci viene offerta per scegliere chi vogliamo essere.
Per questo, per la ricorrenza della Memoria, abbiamo invitato bambini e genitori, ad unirsi al coro dell'Altalena dell'IC Trento 6. Un messaggio delicato che si leva chiaro: costruiamo per i nostri bambini un mondo inclusivo e antirazzista.
Tra gli obiettivi del nostro percorso quinquennale, al quale iniziamo ad affacciarci quest'anno, uno mi è particolarmente caro: riflettere sul pericolo del silenzio di fronte all'oppressione e far maturare nei giovani un'etica della responsabilità individuale e collettiva.
Iniziamo così, invitando a cantare e a suonare con noi altre classi, genitori, gruppi scout, per formare un unico coro che possa unirsi idealmente alla voce dei bambini di Trento.
Per le celebrazioni del "Giorno della Memoria", domenica 27 gennaio, alle ore 18:00, presso la Sala Conferenze della Biblioteca Comunale di Iglesias, è programmata la presentazione del libro "Fino a quando la mia stella brillerà", di Liliana Segre e Daniela Palumbo, Edizioni Piemme, a cura dei bambini della ex Classe 5ª A della Scuola Primaria di via Roma, con la presenza straordinaria della coautrice Daniela Palumbo. A seguire: presentazione in anteprima nazionale del libro "A un passo da un mondo perfetto" di Daniela Palumbo, il Battello a vapore.
L'evento rientra tra le attività programmate dalla FieraOFF della Fiera del Libro di Iglesias e prevede la partecipazione della Libreria Mondadori di Iglesias.
Da parte mia, un grazie di cuore a Daniela Palumbo, per il dono della sua presenza; ad ArgoNautilus, per il prezioso sguardo e la puntuale organizzazione, e soprattutto a loro, il gruppo di ex alunni: Maria Elena Chessa, Chiara Era, Miriam Garau, Lucilla Giua, Seynabou Niang, Alessia Nuvoli, Anna Pilloni, Veronica Porcheddu, Sebastian Vacca, per aver scelto di continuare ad essere presenza contro l'indifferenza.
E a Liliana Segre, sempre.
Sarà un Giorno della Memoria davvero speciale. Non mancate!
Vi informo che in data martedì 15 gennaio 2019, alle ore 16.00, è programmata - nella nostra aula didattica - un'Assemblea delle famiglie.
L’incontro ha l’obiettivo di condividere la proposta di lavoro sulla Memoria che, nelle prossime settimane, coinvolgerà la classe con un percorso trasversale programmato secondo le indicazioni della Legge 20 luglio 2000, n. 211 che istituisce la “Giornata della Memoria della Shoah”.
L’assemblea sarà anche occasione per fornire nuove informazioni circa le iniziative in programma per la prima parte del 2019.
Vista l’importanza dei contenuti che saranno affrontati, confidiamo nella vostra partecipazione.
Grazie alla grande disponibilità dell'Associazione Figli della Shoah, che è venuta incontro ai nostri bisogni, questa mattina abbiamo avuto conferma che a maggio, al rientro dal nostro viaggio di istruzione a Torino, saremo accolti al binario 21, sede del Memoriale della Shoah di Milano. Questo era il luogo dove - tra il 1943 e il 1945 - migliaia di ebrei e tanti altri deportati furono caricati su vagoni merci e trasportati al sovrastante piano dei binari per essere agganciati ai convogli diretti ad Auschwitz- Birkenau e altri campi di sterminio e di concentramento, o ai campi italiani di raccolta come quelli di Fossoli e Bolzano.
Sarà importante per noi chiudere i nostri cinque anni proprio al binario 21, quel binario che, come ci ha insegnato Liliana Segre, non era il luogo dal quale si partiva, ma quello dal quale non si faceva ritorno.
Sono convinta che per i bambini si tradurrà nell'impegno di continuare a mettere al centro delle loro vite i valori dell'inclusione e la salvaguardia dei diritti umani.
Con grande piacere condivido il video per la Giornata della memoria realizzato da Marco Mallica, Anna Pilloni, Veronica Porcheddu e Seynabou Niang - da un'idea di Marco - e presentato in classe il 27 gennaio 2018.
Il video racconta la Shoah attraverso una selezione di materiali e alcune interviste: un gruppo di studenti del Liceo e delle scuole medie; Viviana Vinci, bibliotecaria della nostra città; il dott. Michele Asaro, appassionato di storia; la Prof.ssa Susanna Pizzati, figlia del partigiano Luciano; Monsignor Carlo Cani.
Ringraziamo ancora una volta i bambini per l'impegno con il quale hanno realizzato il loro progetto, assumendo con grande serietà il dovere della memoria; gli adulti che si sono resi disponibili a supportarli (Simona Banci e Isabella Ongarelli) e tutti coloro che hanno offerto la disponibilità ad essere intervistati.
A tutti... buona visione!
Segnaliamo che alcuni intervistati hanno preferito non essere ripresi, pertanto potrete ascoltare esclusivamente le loro voci.
Condivido l'interessante appello di Piotr M. A. Cywinski, direttore del Museo di Auschwitz, pubblicato su La Repubblica il 27 gennaio 2018.
"In un mondo che tollera nuovi genocidi e vede rinascere i populismi l’unica strada è ripensare a cosa insegniamo ai nostri figli.
Nella nostra indifferenza lasciamo che i ragazzi tra i banchi imparino solo la matematica: sui valori morali e civili è più educativa la saga di Lucas che la scuola.
Dobbiamo reagire anche all’incapacità di indignarci di fronte alla fame e alle guerre, alla rinascita di egoismi nazionali e di gruppi che incitano all’odio. Solo così questa giornata eviterà di trasformarsi nell’ennesima commemorazione, con le solite frasi fatte associate alle immagini familiari del campo."
Con la volontà, sempre più consapevole, di proseguire nel nostro impegno sul "dovere della memoria", anche quest'anno abbiamo dedicato buona parte delle nostre attività di queste settimane allo sviluppo di un importante percorso trasversale sulla Shoah, con sempre grande attenzione a mettere in relazione passato e presente e a restituire centralità a quei valori fondamentali che non possono che costruire indignazione nei confronti di tutte le forme di violenza e di discriminazione che stanno riemergendo in modo forte e preoccupante.
Trattandosi del quinto anno, la scelta è stata quella di muovere ripercorrendo i percorsi precedenti per poi introdurre nuovi contenuti e materiali utili all'approfondimento.
Nella fase di apertura, abbiamo presentato "Shoah", il filmato di animazione realizzato da Giuliano Parodi e il video-documento "Giornata della Memoria: dalla memoria alle memorie; dalle memorie ai Diritti Universali dell’Uomo" (Canale Sapiens Sapiens) che, al suo interno, riproponeva anche il bellissimo cortometraggio di Ettore Scola: "1943-1997".
Abbiamo proseguito presentando la recentissima intervista a Liliana Segre, deportata ad Auschwitz e nominata Senatrice a vita dal Presidente della Repubblica, curata da Lucia Ascione per Tv2000it. Grazie a questa, abbiamo potuto trattenerci sugli effetti dell'indifferenza, muovendo proprio da quanto Liliana Segre racconta sul suo allontanamento dalla scuola e sul comportamento delle compagne e della sua maestra. Da qui, ci siamo spostati sull'analisi del Regio decreto legge del 5 settembre 1938 "Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista", soffermandoci a riflettere sulla gravità del fatto che, con le leggi antiebraiche, si sia sancito il "razzismo di stato".
Le attività sono proseguite con lo studio del testo poetico “Un paio di scarpette rosse” di Joyce Lussu per poi passare all'analisi della mappa realizzata dagli ex alunni su luoghi, tempi, nomi, numeri, fasi... della Shoah.
Il percorso è stato arricchito con la partecipazione - in data 26 gennaio - allo spettacolo teatrale “In un cielo di stelle gialle… bianche farfalle”, proposto dalla Compagnia "Il Crogiuolo" c/o il Teatro di Bacu Abis.
Il 27 gennaio lo abbiamo dedicato al completamento del percorso, dando spazio al minuto di silenzio e ai canti: Gam Gam e Auschwitz, La canzone del bambino nel vento di Francesco Guccini.
La mattinata si è conclusa con la condivisione delle video-interviste realizzate da un gruppo di alunni (Marco, Anna, Veronica e Seynabou) su un'idea di Marco.
Nei prossimi giorni, completeremo con la visione del Film “La vita è bella” di Roberto Benigni, con la presentazione del libro “Alice e i Nibelunghi” di Fabrizio Silei e con la visita alla mostra allestita presso la Biblioteca comunale di Iglesias.
C’è un paio di scarpette rosse
C'è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
"Schulze Monaco".
C'è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l' eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C'è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.
27 gennaio della nostra quinta elementare. Per noi è l’ultima giornata della memoria insieme. Ci penso proprio mentre, alle 11.59 in punto, ci alziamo tutti in piedi per il nostro minuto di silenzio. Li rivedo a 6 anni quando ad avvicinarli a questa terribile pagina di storia era stata “La Portinaia Apollonia” di Lia Levi. Piccolissimi, dietro le sedie, in un silenzio solenne.
Ma oggi hanno dieci/undici anni e, al termine, dopo l’applauso e il canto in coro di Gam Gam e Auschwitz, la parola passa a loro. Marco, Anna, Veronica e Seynabou mi dicono che hanno bisogno di un’ora. Devono presentare il video realizzato in autonomia da un’idea di Marco. Raccontano la Shoah attraverso materiali, tra cui i disegni e le letture degli anni precedenti, e una serie di interviste: studenti del Liceo e delle scuole medie; una delle bibliotecarie della nostra città: Viviana Vinci; il dott. Michele Asaro, appassionato di storia; la Prof.ssa Susanna Pizzati, figlia del partigiano Luciano, morto due anni fa; don Carlo Cani.
Mentre riorganizziamo l’aula per la proiezione e inserisco la loro pennina nel pc per avviare il video, non posso non pensare a quale sia l’effetto degli apprendimenti ricorsivi uniti alla capacità di liberare.
Sistemo, mi siedo tra loro e capisco che è il momento di mettermi in ascolto.
Con piacere condivido la testimonianza di Liliana Segre, deportata ad Auschwitz all'età di 13 anni, che abbiamo visto in classe ieri mattina a conclusione del video-percorso che ha supportato la ricostruzione dei nostri apprendimenti di questi anni.
Si tratta di un'intervista di Lucia Ascione (Tv2000it), raccolta qualche giorno prima che Liliana Segre ricevesse la nomina di Senatrice a vita dal Presidente della Repubblica.
"Il 21 non è il binario da cui si parte, ma quello da cui non si fa ritorno"