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mercoledì 23 giugno 2021

Fioriture in Chiacchiere e libertà

Ad aprile, una studentessa - la nostra Chiara - ha completato il suo tirocinio. Era con la classe fin dai primi giorni della prima elementare. Con noi insegnanti, già dal ciclo precedente.

Al momento di salutare i bambini, ha consegnato a ognuno una piccola serra, con la terra e una bustina di semi, dicendo loro che le piaceva immaginarli come piccoli semi che negli anni di tirocinio ha visto germogliare e fiorire, fino a formare un prato, in cui ognuno si presenta diverso dall'altro, con profumi e colori unici e speciali.
 
Nel consegnare il suo dono, ha ricordato che in ogni seme c'è il passato e c'è il futuro, e che perché possa crescere e trasformarsi in fiore, ha bisogno di cure e di attenzioni, così come deve essere per ciò che ognuno sceglie di perseguire nella vita.
"Mai dare per scontati i semi, pensando che se la possano cavare da soli, ma coltivarli sempre con pazienza ed entusiasmo".
Ecco, tra i tanti bambini che hanno piantato i semi, ce n'è uno che ha curato molto la sua semina. Curato e documentato. 
Settimana dopo settimana, ha condiviso le sue emozioni ad ogni trasformazione, pubblicando immagini e piccoli filmati nella classe virtuale autogestita: "Chiacchiere in libertà". 
Una documentazione puntuale che è proseguita anche a scuole chiuse. 

Questa mattina, ho trovato la fioritura.
 
Toma 💖
 

mercoledì 17 febbraio 2021

Parole O_Stili

#AncheioManifesto
#Ancheioinsegno 

Il 17 febbraio è il compleanno del Manifesto della comunicazione non ostile, l’occasione per soffermarsi sui principi e i valori della comunicazione non ostile.

Ma cos'è il Manifesto della comunicazione non ostile? 

È una carta che elenca dieci modi per migliorare il nostro comportamento quando si usa il telefono, il tablet, il computer. È stato scritto soprattutto per i più grandi, ma può servire tanto anche ai bambini/e e ai ragazzi/e per fare in modo che la Rete sia un posto bello e sicuro per tutti. 

Il Manifesto è nato a Trieste quattro anni fa e in questi anni ha incontrato tanti bambini, ragazzi, maestre e professori, ma anche mamme e papà, personaggi del mondo della politica, dello sport e della scienza. Ha già molti amici, ma è necessario essere tanti di più, così da sconfiggere le parole ostili, ovvero quelle parole appuntite, cattive, aggressive, di rabbia, che fanno male agli altri e diffondere le parole con lo stile, quelle parole che ci fanno stare bene, che sono come una coccola e un abbraccio. 

www.paroleostili.it 
www.ancheioinsegno.it

All'interno della Classe virtuale, una proposta di lavoro rivolta alla classe:

https://classroom.google.com/c/MTI4NTg3NTY1Mjgw/p/Mjc1NTEwODY1NDMw/details

Per approfondire:


Parole appuntite, parole piumate, un libro scritto da Anna Sarfatti e illustrato da Nicoletta Costa; questo, con cinque filastrocche, spiega ai più piccini l'uso delle parole sul web ispirate ai principi del Manifesto della comunicazione non ostile per bambini:

https://paroleostili.it/parole-appuntite-parole-piumate/

“Parole piumate”. Il manifesto della comunicazione non ostile per i piccoli, una proposta di www.weca.it, a cura di Alessandra Carenzio

https://www.weca.it/tutorial/parole-piumate-il-manifesto-della-comunicazione-non-ostile-per-i-piccoli/

giovedì 11 febbraio 2021

Age quod agis

C'è un passaggio che mi è particolarmente caro, a cui ogni tanto sento il bisogno di tornare. Mi fa molto bene in questo tempo che mi respinge, per la corsa continua e per il troppo rumore. Ed è proprio qui che ritrovo l'unica scelta che vedo possibile: concentrarmi su quello che faccio, un pezzo per volta, nel modo migliore in cui mi è possibile.
Lo porto anche qui perché sono certa che farà bene a tanti di voi.
«Delle decine e decine di frasi in latino che papà mi buttava lì, come ami per prendere il pesce, molti mi tornano in mente nelle situazioni più disparate. Quella che più ricordo, e che ripeto a me stesso in mezzo alle furie e alle tempeste della vita e del lavoro, è: age quod agis. Fa bene quello che fai. Concentrati su quello. Non farti prendere dall'agitazione, dall’ansia, dei demoni del sono-sempre- indietro, dovrei fare questo e quello e anche quell'altro, e poi le cose non mi riescono, e mi sembra di affondare, no, age quod agis, ricomincia. Non farti travolgere. Ricomincia. Ti sembra, sembra a te di stare all'inferno, e forse è anche un po’ vero, ma dall'inferno si esce. Ricomincia. Ricomincia col fare proprio questo, questo compito che ti sta davanti, nella luce chiara del presente, proprio questo, questo che ti soffoca, che ti sembra insormontabile. Non è insormontabile. Ricomincia. Age quod agis: fallo, e fallo bene. Fare bene è pensare bene. Fallo con pazienza, poi da questo passerai a quello, e a quell'altro, e a quell'altro ancora, e via di questo passo. E pazienza se non riuscirai a farli tutti, quei passi. Ci penseranno i sogni, e la notte, e il tuo Dio misterioso, a finire il lavoro. (Martinelli, 2019; 32-33).

Da Rivoltella P.C. (2020). Tempi della lettura. Media, pensiero, accelerazione. Scholé, Brescia.

lunedì 4 gennaio 2021

Il crepuscolo dell'ora di lezione

Con piacere, condivido l'articolo pubblicato su Agenda digitale in data 30 dicembre 2020: "Il crepuscolo dell'ora di lezione: parte da qui il futuro della Scuola":

https://www.agendadigitale.eu/scuola-digitale/il-crepuscolo-dellora-di-lezione-nuovi-assemblaggi-umano-digitali-per-una-scuola-a-geometria-variabile/

di:

Emiliano Grimaldi
L@B-ED: Research L@Boratory on Education and Digitalization, Dipartimento di Scienze Sociali Università degli Studi di Napoli Federico II – IRPPS-CNR

Paolo Landri
L@B-ED: Research L@Boratory on Education and Digitalization, Dipartimento di Scienze Sociali Università degli Studi di Napoli Federico II – IRPPS-CNR

Danilo Taglietti
L@B-ED: Research L@Boratory on Education and Digitalization, Dipartimento di Scienze Sociali Università degli Studi di Napoli Federico II – IRPPS-CNR

sabato 10 agosto 2019

Una giornata a Barbiana


 - Che giorno è oggi? - Ci chiede Agostino Burberi (detto Gosto), uno dei primi sei scolari di Don Milani, al nostro arrivo a Barbiana. Tutto questo mentre ci prende in giro per l'evidente fatica, effetto della salita per arrivare lassù passando dal percorso della Costituzione.
E noi... nessuna di noi lo sa. Non sappiamo proprio cosa rispondere.
Così ci viene incontro con i versi.
San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini. [...]
No, lo so che è incredibile... io, più che un po', mi vergogno. Eppure, che oggi fosse proprio San Lorenzo, non lo avevo davvero pensato.
Quello che so è che, mentre Agostino ci accoglie e mi lavo il viso con la pompa vicina al pozzo, penso che questa sia l'ennesima coincidenza che ha deciso che fossi qui proprio oggi. Perché sarebbe stato davvero impossibile immaginare la giornata che è stata, anche per una abituata a sognare bellezza come me.

Il punto è che mi sono trovata a trascorrere a Barbiana un'intera giornata, a soddisfare anche le più bizzarre curiosità sul Priore, a trascorrere ore con la pelle d'oca (sì, con la pelle d'oca... si dice ancora?) mentre ascolto cose che... certo, tante le sapevo, ma non è come sentirle da chi ha vissuto con Don Milani dodici ore al giorno per circa sette anni...
E, soprattutto, non potevo pensare che mi sarei trovata a pranzare dove Don Lorenzo consumava il pasto e che avrei lavato le stoviglie dove lo faceva l'Eda.

Tornerò a raccontare. Ma oggi, mentre c'è chi, nonostante la luna, aspetta le stelle cadenti, per me è impossibile non condividere qualche emozione passando per alcuni scatti, mentre sono ancora lontana da casa e sento dentro il movimento che arriva dall'entusiasmo di nuovi progetti che hanno trovato spazio.

Già... perché forse sono davvero strana io, ma - ditemi, ditemi voi - sarebbe stato possibile tornare a casa senza qualche idea bella da realizzare?
No, per me non lo sarebbe stato.
"Molti affermano che ci volesse proprio tali e quali a lui, invece ci ha dato gli strumenti perché ognuno di noi potesse ricercare la sua verità."

venerdì 26 luglio 2019

Gianni Rodari: 9 Modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura

1964, Gianni Rodari, 9 Modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura ne "Il Giornale dei Genitori".
Da rileggere con attenzione.

Grazie al dirigente scolastico Antonio Fini per la sollecitazione.

  1. Presentare il libro come un'alternativa alla T.V.
  2. Presentare il libro come un'alternativa al fumetto.
  3. Dire ai bambini di oggi che i bambini di una volta leggevano di più.
  4. Ritenere che i bambini abbiano troppe distrazioni.
  5. Dare la colpa ai bambini se non amano la lettura.
  6. Trasformare il libro in uno strumento di tortura.
  7. Rifiutarsi di leggere al bambino.
  8. Non offrire una scelta sufficiente.
  9. Ordinare di leggere.

domenica 7 aprile 2019

Senza la curiosità, né imparo né insegno

"Sem a curiosidade que me move, que me inquieta, que me insere na busca, não aprendo nem ensino" (Paulo Freire)

Senza la curiosità che mi muove, mi rende inquieto, mi spinge alla ricerca, né imparo né insegno.

Da Paulo Freire, Le virtù dell'insegnante 

[...] Un’altra virtù che dobbiamo avere è quella della curiosità, curiosità che dobbiamo proporre agli educandi. Non voglio dire che qualcuno insegni la curiosità, tuttavia l’educatore può offrire il suo modo di essere come esempio di curiosità. Quanto più è curioso un insegnante, tanto più lo studente riesce a scoprire la validità della curiosità.
Questo non succederà mai con un insegnante che ripete sempre le stesse cose e le stesse lezioni.
Un insegnante critico, aperto, vivo, che rifiuta la paralisi in programmi sempre uguali, è quello che trasmette allo studente il gusto per la domanda, per la ricerca, per la curiosità.
Bisogna alimentare in se stessi la curiosità per provocare nello studente lo stesso desiderio.
Direi che questa è la prima grande virtù.
Senza la curiosità non c’è vita umana. Senza curiosità non c’è processo di conoscenza.

Paulo Freire: le virtù dell'insegnante

Coraggio di amare, umiltà, coerenza, pazienza (o la paziente impazienza), curiosità.

[… ] Io sono convinto che come educatore, parlando ad un gruppo di giovani che si preparano per la pratica educativa o per la riflessione pedagogica, non potrei non parlare di alcune qualità che un’educatrice e un educatore, in una prospettiva progressista, hanno la necessità di creare. Qualità, virtù che devono essere create perché le virtù non cadono dal cielo, ma siamo noi che le creiamo nella nostra pratica quotidiana.
Dunque, vi parlerò di queste virtù.

Penso che la prima virtù che come educatori dobbiamo costruire continuamente in noi è il coraggio di amare. È triste che ci sia bisogno di parlare di coraggio di amare perché, infatti, si dovrebbe solo dire che si deve amare: amare il processo educativo stesso, amare la pratica educativa, amare lo studente con cui lavoriamo, indipendentemente dal fatto che a lui noi piacciamo.
Per questo parlo di coraggio di amare.
E badate bene che non sto parlando di un atto di amore falso, ma di un atto che coinvolge realmente.
Questa è la prima qualità che un educatore dovrebbe costruire, a volte forzando un poco la propria maniera di essere.
Io non concepisco la pratica educativa senza questa capacità di amore.

Accanto alla necessità di amare, c’è un’altra qualità che, o si costruisce immediatamente nella pratica educativa, oppure la pratica educativa stessa si pregiudica. Parlo dell’umiltà.
Anche in questo caso, non mi riferisco a un’umiltà usata come pura tattica, un essere umile per piacere agli studenti. L’umiltà non può essere un mezzo falso per nascondere l’incompetenza dell’insegnante. L’umiltà a cui mi riferisco è quella che porta l’educatore a rispettare intensamente l’educando, il suo livello di conoscenza e, allo stesso tempo, a rispettare se stesso.
Io penso che un insegnante che si glori di se stesso, che prenda le distanze dall’alunno come se si sentisse un sole che illumina l’allievo senza luce, quest’insegnante anche se è competente nella sua materia, dimostra di essere incompetente dal punto di vista umano.
Per un educatore umile non ci sono mai domande stupide e neppure risposte definitive. La domanda dell’educando ci introduce alla condizione stessa dell’esistenza umana. La curiosità dell’educando deve essere stimolata continuamente.
L’educatore umile non ha paura delle domande dell’educando, si espone ad esse proprio perché non è preoccupato dal fatto di dichiarare che non sa dare risposta a qualcuna di esse.
L’educatore è cosciente che è esattamente riconoscendo che non sa che può iniziare a conoscere nuovamente e assieme allo studente stesso.
A volte l’educatore pensa ingenuamente che se rivela di non sapere perde la sua forza morale di fronte all’alunno. Ma lo studente ha un’incredibile capacità intuitiva che gli permette di intuire la falsità del sapere dell’insegnante. Lo studente indovina la mediocrità dell’insegnante e indovina la competenza dell’insegnante. Ha una sensibilità particolare in questo senso che gli deriva dalla sua condizione di allievo.
Dunque, un insegnante umile ha il coraggio di ammettere che ignora la risposta ad alcuni quesiti, e questo gli consente di superare questo impasse assieme allo studente.
Un educatore umile non ha paura delle domande e neppure cerca di ironizzarle.

Un’altra virtù che l’educatore deve costruire, creare attraverso la propria pratica, è la coerenza. Questa virtù consiste nel diminuire la distanza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo.
Non mi interessa che la coerenza sia totale, assoluta, perché questo è impossibile. La vita sarebbe troppo noiosa se fossimo assolutamente coerenti.
Immaginatevi una persona che si alza alla mattina e arriva alla sera assolutamente coerente. Io preferirei morire piuttosto che essere così coerenti. Sarebbe inoltre impossibile riconoscere la coerenza senza l’incoerenza.
Quello che è necessario e assolutamente fondamentale è vivere il limite etico dell’incoerenza. È possibile che ci siano educatori incoerenti al di là del limite, e questo crea problemi molto seri agli educandi.

Queste virtù si costruiscono giorno per giorno. È la pratica stessa che insegna all’educatore come costruire queste virtù. A volte impariamo molto lentamente.
Io mi ricordo che alcune di queste virtù già le avevo quando ero diciottenne. Ho dovuto tuttavia crearle e ricrearle nella pratica educativa. E molte volte è difficile, e costa fatica, perché nessuno può decidere di averle per decreto. È necessario avere pazienza. Non si deve essere delusi quando non riusciamo a mettere queste virtù in pratica.

Un’altra virtù, allora, è quella della pazienza con gli educandi.
Tuttavia non si può essere solo pazienti, si deve essere anche impazienti. Si deve anche congiungere la pazienza all’impazienza, creando quella che io chiamo: paziente impazienza.
A volte come educatrici ed educatori ci innervosiamo davanti alla difficoltà che alcuni studenti incontrano nei processi di apprendimento. Questa inquietudine ci porta a volte alla rabbia, e questo è ingiusto. L’inquietudine mette in evidenza la nostra paura di non riuscire a svolgere il programma che avevamo deciso, di non riuscire a far conseguire un buon esisto all’educando. Allora diventiamo profondamente impazienti, e quanto più siamo impazienti tanto più provochiamo un sentimento di sfiducia che lo studente ha nelle proprie capacità di imparare. Oppure l’impazienza diventa una sorta di cinismo. L’educatore insegna pensando che, se l’educando non apprende, questo dipende da lui, resta un problema suo. Secondo me questo non è vero. L’insegnante deve preoccuparsi se l’alunno apprende oppure no. Deve lottare perché lo studente impari, non può lavarsene le mani.
Io penso che questa virtù della paziente impazienza aiuti l’educatore ad affrontare le difficoltà dello studente.
La testimonianza che l’insegnante dà di queste virtù, durante la sua attività docente, aiuta lo studente a non lasciar perdere, a non lasciarsi prendere né da una pazienza troppo passiva, né da un’impazienza che ostacola il processo stesso della conoscenza.

Un’altra virtù che dobbiamo avere è quella della curiosità, curiosità che dobbiamo proporre agli educandi. Non voglio dire che qualcuno insegni la curiosità, tuttavia l’educatore può offrire il suo modo di essere come esempio di curiosità. Quanto più è curioso un insegnante, tanto più lo studente riesce a scoprire la validità della curiosità.
Questo non succederà mai con un insegnante che ripete sempre le stesse cose e le stesse lezioni.
Un insegnante critico, aperto, vivo, che rifiuta la paralisi in programmi sempre uguali, è quello che trasmette allo studente il gusto per la domanda, per la ricerca, per la curiosità. Bisogna alimentare in se stessi la curiosità per provocare nello studente lo stesso desiderio.
Direi che questa è la prima grande virtù.
Senza la curiosità non c’è vita umana. Senza curiosità non c’è processo di conoscenza.

Ritengo che come educatori ed educatrici dobbiamo capire scientificamente cosa è la pratica educativa, la sua complessità e i suoi momenti.
In sintesi, ritengo che la pratica educativa ha un momento gnoseologico, che si riferisce all’atto di conoscere; ha un momento politico, che ne permea tutta la pratica; ha un momento estetico, che riguarda la bellezza di questa pratica; e ha un momento etico, che consiste nella dimensione morale dell’educazione.
Quindi è impossibile capire la natura della pratica educativa senza capire la teoria della conoscenza che è in essa coinvolta, così come i valori, la bellezza, la moralità di questa pratica.

Al video completo:

http://www.raiscuola.rai.it/articoli/paulo-freire-le-virt%C3%B9-dell%E2%80%98insegnante/3848/default.aspx?fbclid=IwAR1rHxPUjxfPqEDPw4xnubyaaQh_UWo9WVHu0pW1zr3gqwTVGa8fOzzVUhM

mercoledì 13 marzo 2019

Imparare dai bambini, contare sui bambini

Ci sono parole sulle quali fa bene tornare, specie quando la convinzione dominante è sempre la stessa: la scuola che non ingozza non "prepara".
E invece ci sono scelte che hanno radici profonde e che sono sostenute dai nostri più importanti documenti di riferimento - primo fra tutti le Indicazioni nazionali - e dagli studi sul funzionamento dell'apprendimento.

Daniela Lucangeli: "Imparare dai bambini, contare sui bambini"

Sul come funzionano l'apprendere, l'apprendere ad apprendere e sul ruolo delle emozioni nell'apprendimento.

[...] Il potere creativo del cervello non sta nel portar dentro, perché quella è assimilazione; non sta nel portar fuori, perché quello è prodotto già determinato e creato, ma sta nel meccanismo fondamentale che è il da dentro a dentro. Il da dentro a dentro, dice Fischer, neurofisiologo di Harvard, rappresenta la capacità dei nostri neuroni di prendere quello che sai tu, collegarlo a quello che sono io - non so, ma sono io - selezionare le informazioni, buttare quelle non pertinenti e ricollegare in nuovo sapere che non è più quello che è entrato, ma è qualcosa di completamente arricchito di me che si riprodurrà entrando nel circolo. È l'intelligenza sociale, in cui nessuno di noi è intelligente senza l'altro. E l'intelligenza sociale è questo flusso che non è intelligenza, ma intelligere: cioè porto dentro, trasformo e ricostruisco, arricchito di me. Se la scuola adopera un modello in cui io ti insegno, tu apprendi, io verifico che ti insegno, che apprendi che verifico... noi rendiamo plastiche solo le funzioni che riguardano il da fuori a dentro, cioè l'apprendimento passivo a breve termine. Il cervello impara ad imparare l'apprendimento passivo a breve termine, che è quello dell'ingozzamento delle anatre. Siccome il cervello non è stato creato, pensato, disegnato per l'ingozzamento, è intelligente e sputa fuori in breve tempo perché altrimenti non si libera per tutto lo spazio necessario agli apprendimenti successivi.
L'eccesso di carico di quantità e di qualità. Quando il sistema è completamente ingozzato - pensate a quando ci danno da mangiare - cosa produce? Disregolazione dell'organismo, obesità, mancanza di salute. Così fa il cervello. Il cervello più tu lo ingozzi, meno riesce ad entrare nel dentro a dentro, e l'intelligenza è la potenza di modifica, non di prestazione identica, altrimenti il pensiero si ferma. Più voi lo ingozzate di informazioni, date carico di esercizio per la stabilizzazione delle prestazioni e delle procedure, meno ha risorse bioenergetiche per la trasformazione intelligente. Quindi il carico va scelto per la qualità e la quantità adeguata a stabilizzare ciò che è appreso con voi. Tutti i compiti per casa che sostituiscono l'insegnante sono un danno etico ai cervelli altrui.
[...]

Al video dell'intervento (Terzo convegno internazionale Flipnet, Roma 24 febbraio 2017, "Imparare ad imparare - Equipaggiati per il futuro").

Ne consiglio vivamente la visione a tutti i genitori. Trenta minuti spesi bene.

domenica 1 luglio 2018

Se fosse tuo figlio


Se fosse tuo figlio
riempiresti il mare di navi
di qualsiasi bandiera.

Vorresti che tutte insieme
a milioni
facessero da ponte
per farlo passare.

Premuroso,
non lo lasceresti mai da solo
faresti ombra
per non far bruciare i suoi occhi,
lo copriresti
per non farlo bagnare
dagli schizzi d'acqua salata.

Se fosse tuo figlio ti getteresti in mare,
uccideresti il pescatore che non presta la barca,
urleresti per chiedere aiuto,
busseresti alle porte dei governi
per rivendicare la vita.

Se fosse tuo figlio oggi saresti a lutto,
odieresti il mondo, odieresti i porti
pieni di navi attraccate.
Odieresti chi le tiene ferme e lontane
Da chi, nel frattempo
sostituisce le urla
Con acqua di mare.

Se fosse tuo figlio li chiameresti
vigliacchi disumani, gli sputeresti addosso.
Dovrebbero fermarti, tenerti, bloccarti
vorresti spaccargli la faccia,
annegarli tutti nello stesso mare.

Ma stai tranquillo, nella tua tiepida casa
non è tuo figlio, non è tuo figlio.
Puoi dormire tranquillo
E soprattutto sicuro.
Non è tuo figlio.

È solo un figlio dell'umanità perduta,
dell'umanità sporca, che non fa rumore.

Non è tuo figlio, non è tuo figlio.
Dormi tranquillo, certamente
non è il tuo.

Sergio Guttilla
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29 giugno 2018

Dedicata a i 100 morti in mare, morti affogati
in attesa di una nave che li salvasse.

lunedì 18 giugno 2018

EAS - Essere a Scuola - Giugno 2018

È disponibile il numero di giugno di EAS - Essere a Scuola, un numero per me molto speciale perché - in Aula Aperta - mette dirigenti, insegnanti e genitori davanti a un'importante domanda che dà anche il titolo alla rubrica: - A che cosa serve la scuola? I contributi sono di Giuseppe Scarpa, Alessandra Patti, Paola Limone, Davide Tamagnini, Isabella Ongarelli e Simona Banci. Ma anche perché chiudo il mio impegno in questo importante progetto editoriale che mi ha visto coinvolta con convinzione e vera passione sin dal principio, per lasciare ora spazio a nuove esperienze professionali.
Voglio ringraziare i miei preziosi colleghi di squadra, quelli che hanno condiviso con me anche un'intera annata su SIM, e coloro che si sono uniti a noi quest'anno. So quanto bene ci ha fatto riflettere insieme, e insieme lavorare, sui tanti temi messi sul piatto fino al momento in cui riconoscevamo le voci completarsi l'una con l'altra.
Un grazie particolare lo rivolgo al direttore, Pier Cesare Rivoltella, per la fiducia nella mia persona e per l'apertura con la quale ha subito accolto la forma della rubrica che, per la prima volta, insieme alla scuola e al territorio, ha voluto dare voce, in modo puntuale, anche alle famiglie; e ancora allo staff dell'editrice Morcelliana, a Ennio Pasinetti e a tutti i colleghi della redazione, in particolare a coloro con cui le affinità sono state subito forti: Rosaria Pace, Serena Triacca, Alessandra Carenzio e Luciana Ferraboschi.
Infine, il ringraziamento più importante lo rivolgo ai lettori che hanno riflettuto con noi e a quanti ci hanno scritto per dimostrare il loro apprezzamento per lo spazio di dialogo che Aula Aperta ha voluto rappresentare muovendo sempre dai vissuti della scuola e da chi la abita.
Buona lettura e felice estate.

La rivista è disponibile online e in cartaceo per i soli abbonati:
http://www.morcelliana.net/3028-essere-a-scuola

venerdì 11 maggio 2018

EAS - Essere a Scuola - Maggio 2018

É disponibile il numero 9 di EaS - Essere a Scuola, la rivista scolastica rivolta a tutto il primo ciclo di istruzione, diretta da Pier Cesare Rivoltella.
Questo mese, la rubrica "Aula Aperta" prosegue le riflessioni sul tema della continuità avviate nel mese di aprile, spostandosi dal punto di vista della scuola per soffermarsi su quello di famiglie e bambini. 
Le voci, raccolte attraverso alcune interviste, sono quelle di due genitori che hanno condiviso con noi la storia differente di loro figlio e la preoccupazione forte che il passaggio alla scuola secondaria di primo grado, ormai prossimo, possa riproporre le enormi difficoltà dovute ad un incontro particolarmente complesso con la scuola. Si prosegue con emozioni, aspettative e preoccupazioni che vivono i bambini in questo tempo che li separa dal passaggio alla scuola secondaria di primo grado. Come vedremo, a preoccupare i nostri piccoli alunni non sono le nuove sfide, per le quali provano anche una naturale curiosità. A loro interessa potersi portare appresso quella forza che hanno costruito nel tempo, che è il clima che hanno respirato, i legami che li hanno fatti loro.
La rubrica si chiude con le riflessioni e le aspettative che una madre adottiva ha affidato al blog di classe subito dopo aver compilato la domanda di iscrizione di suo figlio alla scuola secondaria di primo grado.

Sono tutte voci che ci invitano all’attenzione per le vite che incontriamo, suggerendoci che è questa l’unica strada che può consentirci di intraprendere un viaggio senza perdere nessuno.

La rivista è disponibile online e in cartaceo per i soli abbonati:
http://www.morcelliana.net/3028-essere-a-scuola


lunedì 16 aprile 2018

EAS - Essere a Scuola - Aprile 2018

Da oggi è disponibile il numero 8 di EaS - Essere a Scuola, la rivista scolastica rivolta a tutto il primo ciclo di istruzione, diretta da Pier Cesare Rivoltella.
Questo mese, la rubrica "Aula Aperta" l'abbiamo dedicata al tema della continuità che proseguirà anche nel mese di maggio.
Al centro delle riflessioni, la necessaria attenzione alle storie differenti che abitano le nostre scuole e, tra queste, a quei bambini che per la specificità dei loro vissuti e dei loro bisogni speciali, hanno faticato a costruire un rapporto con la scuola, a riconoscersi e a farsi riconoscere. Con loro sbagliare nel momento del grande salto significherebbe perderli.
Ad aprile ci abbiamo ragionato innanzitutto come scuola, con il contributo di Giuseppe Scarpa, che ci ha offerto un punto di vista largo come dirigente scolastico, e abbiamo proseguito con Sofia Poeta, insegnante di scuola dell’infanzia che nella continuità vede ancora solo una parola che fatica a tradursi in buone pratiche. La chiusura è affidata al box "L'altro sguardo" che questo mese porta la voce di Simona Banci. Lei ci ha offerto l’occasione di riflettere sul fatto che esiste anche una dis-continuità utile alla crescita; certamente resta importante capire in quale misura possa tradursi davvero in opportunità.

La rivista è disponibile online e in cartaceo per i soli abbonati:
http://www.morcelliana.net/3028-essere-a-scuola


giovedì 5 aprile 2018

EAS - Essere a Scuola - Marzo 2018

Vi informo che è disponibile il numero 7 di EaS - Essere a Scuola, rivista scolastica rivolta a tutto il primo ciclo di istruzione, diretta da Pier Cesare Rivoltella.
Questo mese, la rubrica "Aula Aperta" è dedicata a un tema a me particolarmente caro, quello dell'inizio mattinata. 
Mi ha sempre fatto riflettere osservare come tanti bambini, al suono della campanella, si rechino verso la loro aula e, tempo pochi minuti, le porte si chiudano per aprire subito il quaderno, il libro. Il tempo per ritrovarsi assente e assenti quei momenti importanti per portare i nostri alunni dentro con la testa e il cuore.
Ad avere la meglio è sempre la stessa paura: il tempo che scorre veloce, i compiti da correggere, il programma che non avanza come dovrebbe, le tante pagine del libro ancora da fare...
Così il prima lo si chiude rapidamente fuori, e allo stesso modo il mondo. Gli alunni si abituano presto a lasciare buona parte di sé appesa agli attaccapanni, insieme ai cappotti. La recupereranno all'uscita. Forse.
Ma non mancano le esperienze in cui il ritrovarsi, in cui quel tempo che accompagna verso viene letto come preziosa opportunità e trova il giusto spazio. Un valore riconosciuto da chi sa che da tempo invisibile si tradurrà in benessere, appartenenza, motivazione, desiderio di offrire il proprio contributo. 
La rubrica ne riporta tre perché i lettori possano posarvi lo sguardo e riflettere. Sono realtà diverse: la scuola dell'infanzia, su cui apre Sofia Poeta; la scuola primaria, in cui è presente la mia stessa esperienza; un Liceo, in cui è possibile conoscere il rapporto con gli inizi di Fabio Fiore, professore di storia e filosofia.
Ma non accontentandoci, viene proposto anche un inizio privato, quel prima che accompagna verso la scuola, proposto da Isabella Ongarelli. È un altro tempo speciale. È l'incontro con il nuovo giorno.

La rivista è disponibile online e in cartaceo per i soli abbonati:
http://www.morcelliana.net/3028-essere-a-scuola

lunedì 12 marzo 2018

Accogliere, proteggere, promuovere, integrare

Con piacere, condivido il bellissimo articolo di Isabella Ongarelli, pubblicato sul Sulcis Iglesiente Oggi in data 11 marzo 2018. L'articolo racconta la visita in classe di Monsignor Carlo Cani per portare personalmente il messaggio di Papa Francesco ai bambini in risposta alle lettere, inviate al Santo Padre al termine del percorso di lavoro sul tema dell’accoglienza.


lunedì 26 febbraio 2018

EAS - Essere a scuola - Febbraio 2018

Vi informo che è disponibile il numero 6 di EaS - Essere a Scuola, rivista scolastica rivolta a tutto il primo ciclo di istruzione, diretta da Pier Cesare Rivoltella.
Questo mese, la rubrica "Aula Aperta", in cui trovano puntualmente spazio anche quelle presenze nel territorio la cui contaminazione con la scuola è fondamentale, è interamente dedicata al rapporto tra scuola e Amministrazione Comunale, due istituzioni il cui impegno a fare sistema può fare davvero la differenza nel leggere puntualmente bisogni, valorizzare idee, professionalità e risorse a vantaggio di un’adeguata formazione delle nuove generazioni.
Ad aprire è un interessante dialogo tra Alessandra Patti, dirigente scolastica, e Andrea Pisu, Assessore alla Pubblica Istruzione, che ci faranno conoscere l’esperienza virtuosa del Comune di Sestu. La riflessione prosegue con Elio Sundas, Sindaco di Santadi, il quale, riconoscendo una grande importanza alla collaborazione continua, ne mette a fuoco le difficoltà, prima fra tutte quella che caratterizza il suo e tanti territori: l’assenza di una dirigenza e personale stabile.
A completare, infine, è un box nel box che dà voce ai Servizi Sociali del Comune di Iglesias. Qui gli operatori presentano l’importante ruolo di questo servizio, al quale si ricorre ancora con timore e che vuole rappresentare, invece, un’importante risorsa perché ai bambini siano sempre garantiti figure e contesto che facciano salvo il loro bisogno di cura.

La rivista è disponibile online e in cartaceo per i soli abbonati:
http://www.morcelliana.net/3028-essere-a-scuola

EAS - Essere a scuola - Febbraio 2018

Vi informo che è disponibile il numero di febbraio di EaS - Essere a Scuola.
In questo numero, la rubrica "Aula Aperta", in cui trovano puntualmente spazio le presenze nel territorio la cui contaminazione con la scuola è fondamentale, è interamente dedicata al rapporto tra scuola e Amministrazione Comunale, due istituzioni il cui impegno a fare sistema può fare davvero la differenza nel leggere puntualmente bisogni, valorizzare idee, professionalità e risorse a vantaggio di un’adeguata formazione delle nuove generazioni.
Ad aprire è un interessante dialogo tra Alessandra Patti, dirigente scolastica, e Andrea Pisu, Assessore alla Pubblica Istruzione, che ci faranno conoscere un’esperienza di collaborazione virtuosa: quella del Comune di Sestu. La riflessione prosegue con Elio Sundas, Sindaco di Santadi, il quale, riconoscendo una grande importanza alla collaborazione continua, ne mette a fuoco le difficoltà, prima fra tutte, quella che caratterizza il suo e tanti territori: l’assenza di una dirigenza e personale stabile. A completare, infine, è un box nel box che dà voce ai Servizi Sociali del Comune di Iglesias. Qui gli operatori ci presentano l’importante ruolo di questo servizio, al quale si ricorre ancora con timore e che vuole rappresentare, invece, un’importante risorsa perché ai bambini siano sempre garantiti figure e contesto che facciano salvo il loro bisogno di cura.

La rivista è disponibile online e in cartaceo per i soli abbonati:
http://www.morcelliana.net/3028-essere-a-scuola


Indicazioni nazionali di infanzia e primo ciclo

Condivido la pubblicazione del documento del gruppo di lavoro sulle Indicazioni Nazionali per Infanzia e primo ciclo. Nel documento: educazione alla sostenibilità, Costituzione, digitale, pensiero computazionale, lingue.

Garantire a tutte le studentesse e a tutti gli studenti le competenze chiave per affrontare i cambiamenti e le sfide del loro presente, per proiettarsi al meglio nel futuro, per diventare cittadine e cittadini attivi e consapevoli, capaci di condividere valori comuni e di confrontarsi positivamente con l’altro. È l’obiettivo che si prefigge il documento “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”, presentato al MIUR e frutto del lavoro del Comitato scientifico per le Indicazioni nazionali della scuola dell’Infanzia e del primo ciclo di istruzione, coordinato dal professor Italo Fiorin.
Il documento propone alle scuole una rilettura delle Indicazioni nazionali emanate nel 2012 ed entrate in vigore dall’anno scolastico 2013/2014 (sono il punto di riferimento per la progettazione del curricolo da parte delle istituzioni scolastiche) attraverso la lente delle competenze di cittadinanza, di cui si propone il rilancio e il rafforzamento. Dalle lingue (quella madre e quelle straniere), al digitale, all’educazione alla sostenibilità, ai temi della Costituzione. Passando in maniera trasversale per le arti, la geografia, la storia, il pensiero matematico e computazionale. Questo anche in ragione delle novità che saranno introdotte nell’Esame finale del I ciclo in cui già da quest’anno si terrà maggiore conto, nel colloquio orale, delle competenze connesse alle attività svolte nell’ambito di Cittadinanza e Costituzione.
“Ci stiamo ritrovando, oggi, a riflettere sulle competenze e sulle conoscenze che ciascuno deve possedere per vivere, muoversi in modo attivo nella società, costruire una cultura della democrazia. Per partecipare con protagonismo alla vita del proprio Paese e del mondo –
ha dichiarato la Ministra Valeria Fedeli -. Stiamo ragionando sulla questione in termini innovativi: guardiamo alle competenze quali processi dinamici, in evoluzione. Espressioni di valori, atteggiamenti, attitudini e conoscenze. Credo sia un punto di vista necessario e innovativo: una competenza non è acquisita una volta nella vita. Va aggiornata e approfondita, rinnovata ed esercitata all’interno delle comunità in cui viviamo. In questo processo di acquisizione di competenze, di costruzione di forme di cittadinanza attiva la filiera educativa riveste un ruolo di primo piano. La scuola è il luogo in cui le giovani e i giovani vengono educati al rispetto dei diritti degli altri, all’apertura nei confronti della diversità personale e culturale, al senso civico, all’equità, al senso di giustizia, alla conoscenza di sé e all’attitudine al dialogo e al confronto. Parlare di competenze di cittadinanza vuol dire anche rinnovata attenzione all’educazione linguistica, artistica, storica, geografica, al pensiero computazionale. Vuol dire offrire strumenti per affrontare il mondo globale”, ha concluso la Ministra.
Il documento presentato oggi non è una integrazione né una riscrittura delle Indicazioni nazionali. Non si tratta, si legge nel testo illustrato al MIUR, “di ‘aggiungere’ nuovi insegnamenti, ma di ricalibrare quelli esistenti”, rileggendo le Indicazioni del 2012, alla luce dei nuovi spunti offerti che guideranno le scuole nella predisposizione della loro offerta formativa, della loro progettazione. Il tema della cittadinanza viene affrontato come il “vero sfondo integratore e punto di riferimento di tutte le discipline che concorrono a definire il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione in una prospettiva verticale. Cittadinanza che riguarda tutte le grandi aree del sapere, sia per il contributo che possono offrire i singoli ambiti disciplinari, sia, e ancora di più, per le molteplici connessioni che le discipline hanno tra di loro”. Con riferimento, in particolare all’educazione al rispetto e alla cittadinanza consapevole, ad una più sicura padronanza delle competenze di base (comprese le competenze linguistiche e quelle digitali), all’incontro con saperi e discipline che rispondono all’esigenza di uno sviluppo orientato alla sostenibilità in tutte le sue dimensioni, con l’acquisizione dei contenuti dell’Agenda 2030.
Questi temi sono già presenti nel testo programmatico del 2012, che mantiene intatto il suo valore culturale, pedagogico e giuridico, ma richiedono ulteriori attenzioni e approfondimenti che vengono affidati alla ricerca e all’elaborazione curricolare delle scuole e degli insegnanti. Si tratta di dare, si legge nel testo presentato oggi, una ancor più concreta risposta all’istanza, già presente nelle Indicazioni nazionali, quando affermano che è “decisiva una nuova alleanza fra scienze, storia, discipline umanistiche, arti e tecnologia, in grado di delineare la prospettiva di un nuovo umanesimo.
Il documento sarà ora consegnato alle scuole, sarà messo alla ‘prova sul campo’, sarà oggetto di consultazione e confronto con le istituzioni scolastiche e la comunità scientifica nazionale per un eventuale intervento di regolazione sulle Indicazioni nazionali. La Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e la Valutazione del Sistema Nazionale di Istruzione del MIUR assicurerà misure di accompagnamento avvalendosi della collaborazione del Comitato scientifico nazionale per Indicazioni. Saranno organizzati seminari nazionali su tre ambiti tematici: Cittadinanza e Costituzione, Cittadinanza digitale, Cittadinanza e sostenibilità. Saranno poi raccolte le esperienze più significative per costituire un archivio dinamico delle innovazioni metodologiche e didattiche, come base utile per alimentare la ricerca sul curricolo, la formazione in servizio e l’evoluzione delle Indicazioni.

venerdì 9 febbraio 2018

EAS - Essere a scuola - Gennaio 2018

Per chi fosse interessato alle riflessioni sull'anticipo scolastico, informo che nel numero 5 di EaS - Essere a scuola - abbiamo dedicato a questo tema l'intera rubrica "Aula Aperta".
Preparatevi a più incontri. Troverete Barbara Mura, insegnante di scuola primaria, che fa suo il disagio dei bambini costretti in tempi e spazi che non sono per loro, in una scuola che ancora, in prima elementare, appare poco attenta alla delicatezza del passaggio e all'incontro con bisogni e tempi diversi. Poi vi aspetta Federica Peddis, maestra della scuola dell'infanzia, pronta a sedersi con ogni tipologia di genitore, con il desiderio di aiutare ognuno a guardare un po' più in là. Infine, incontrerete una mamma, Simona Banci. Lei è l’unica ad essere voce fuori dal coro. Si mostra possibilista perché pensa che la risposta sia in ogni bambino e negli incontri con insegnanti attenti, e la vita, nel suo caso, sembra averle dato ragione. 
Credo che gli spunti per riflettere siano davvero tanti, ma mi preme dire con chiarezza che se state brancolando nel buio proprio di fronte ad "Anticipo sì, anticipo no", la rubrica non vi offrirà risposte ma solo tante nuove domande. Ciò che abbiamo voluto fare è semplicemente insinuare nuovi dubbi, invitando a sostare su questa scelta, spostandosi dalla parzialità del proprio sguardo per accoglierne altri.

La rivista è disponibile online e in cartaceo per i soli abbonati:

lunedì 29 gennaio 2018

Piotr M. A. Cywinski: "A lezione di Memoria studiando Star Wars"


Condivido l'interessante appello di Piotr M. A. Cywinski, direttore del Museo di Auschwitz, pubblicato su La Repubblica il 27 gennaio 2018

"In un mondo che tollera nuovi genocidi e vede rinascere i populismi l’unica strada è ripensare a cosa insegniamo ai nostri figli.
Nella nostra indifferenza lasciamo che i ragazzi tra i banchi imparino solo la matematica: sui valori morali e civili è più educativa la saga di Lucas che la scuola.
Dobbiamo reagire anche all’incapacità di indignarci di fronte alla fame e alle guerre, alla rinascita di egoismi nazionali e di gruppi che incitano all’odio. Solo così questa giornata eviterà di trasformarsi nell’ennesima commemorazione, con le solite frasi fatte associate alle immagini familiari del campo."

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