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martedì 3 aprile 2018

La restituzione di Cristiana, futura maestra

Ho appena ricevuto queste parole da Cristiana Corradi che, dopo aver svolto il suo tirocinio con noi, ha accolto l'invito di offrirci una breve restituzione.
A Cristiana il nostro grazie di cuore, sempre molto felici di accogliere nuovi sguardi da custodire in questo spazio per noi tanto importante.

da Cristiana Corradi, studentessa della Facoltà di Scienze della Formazione Primaria, Università degli Studi di Cagliari.
Quante volte sono entrata in quest’aula? Tantissime…Tanti anni fa come alunna, di recente come mamma. Oggi però è diverso, entro con un altro stato d’animo, oggi entro come futura maestra! Devi solo osservare”, “Fai attenzione all’ambiente di apprendimento (in poche parole, all’organizzazione dell’aula)” mi dicono dalla facoltà. Devo ammettere che non sono stata una brava studentessa, dopo qualche minuto in classe la mia attenzione è tutta verso i bambini, anzi ormai dovrei dire ragazzi! Ho la fortuna di conoscerli da tempo e oggi li vedo cresciuti, organizzati e collaborativi. Me ne accorgo subito, dall’inizio della mattinata, quando Enrica stabilisce con loro l’ordine del giorno; si potrebbe pensare che gli alunni siano spettatori passivi in questa circostanza, tutt’altro! Loro propongono, ricordano, sono parte integrante della vita scolastica. E così rimane per tutto il resto del tempo, non ci si ferma un attimo. La giornata è ricca di lavoro, momenti di ascolto, confronto, emozioni. Più di una volta, incrociando lo sguardo di Chiara, la mia compagna di viaggio, mi accorgo che abbiamo entrambe gli occhi lucidi. Ricordo che qualche tempo fa Enrica mi disse: “Dal di fuori non si possono capire certi momenti di magia che avvengono all’interno della classe”. Ora capisco cosa intendesse dire! Io ringrazio Enrica e tutta la sua piccola grande squadra per queste magiche venticinque ore. A prestissimo!

domenica 25 marzo 2018

Il dono di Chiara

Quando qualcuno viene nella nostra classe per condividere del tempo con noi, che sia un genitore, un collega, uno studente, mi piace sempre chiedere se vogliano offrirci una restituzione. Non è per farci gratificare, ma per cogliere l'occasione di guardare il nostro fare scuola con altri occhi; è il bisogno di uno sguardo rotondo, sapendo che il nostro, da soggetti coinvolti, nel bene o nel male, sarà sempre parziale.
Capita così che, oltre alle restituzioni verbali, offerte in classe, qualcuno accolga anche l'invito ad offrircene una scritta da portare nel blog di classe. Questo ha fatto Chiara Pusceddu, questo pomeriggio, dopo aver completato il primo percorso del suo tirocinio con noi.
La ringrazio di cuore, felice di poter custodire le sue parole in questo spazio che raccoglie la nostra storia e che per noi è casa. 

Da Chiara Pusceddu, studentessa della Facoltà di Scienze della Formazione Primaria, Università degli Studi di Cagliari.

«Perché hai indosso il grembiule?»
«Perché ho il grembiule? Ma che dici?»
«Scusami, per un attimo ho scordato di essere a scuola. Sto così bene quando sono a scuola che ogni tanto me ne dimentico...»
Uno scambio veloce di battute tra due anime pure che mangiucchiano dei crackers e sorseggiano succo di frutta. E le anime pure si sa, dicono sempre la verità. La mia idea di scuola è tutta lì, nessuno avrebbe potuto essere più chiaro.
Un dialogo durato una manciata di secondi, una conversazione breve ma così potente che le mie orecchie e il mio cuore hanno capito immediatamente che si trattava di uno di quei momenti per cui vale la pena precipitarsi in prima fila per godersi meglio lo spettacolo. Un’ulteriore conferma: mai scelta fu più azzeccata, quella di svolgere il mio tirocinio in compagnia di maestra Enrica e dei suoi meravigliosi bambini. 
Venticinque ore intense, indescrivibili, indimenticabili.
Non c’è stato giorno in cui io non sia rientrata a casa con il cuore pieno e con una dose di fiducia in più nei confronti del mondo. È difficile spiegare con le parole l’aria che si respira in classe. Quel profumo di inclusione o la fragranza dell’empatia. Certe cose le puoi solo sentire.
C’è spazio per tutti. Ci sono preparazione e padronanza di linguaggio. C’è disinvoltura. C’è passione e ci sono tanti sogni. Ognuno mette in campo il proprio talento e lo offre in dono agli altri. C’è gruppo. C’è profondità. C’è bellezza. C’è una guida che accoglie e crea. Ci sono tutte le emozioni dell’universo. E là dentro, in poco tempo, ne ho provato a dozzine.
Custodirò gelosamente dentro un angolino del mio cuore ogni attimo prezioso regalatomi, certa che, diventare una maestra, vale proprio la pena.
Grazie maestra Enrica.
Grazie bambini.