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domenica 24 gennaio 2021

Morire a 10 anni per una sfida nel social

di Alberto Pellai  

Quello che è successo alla bambina di Palermo, nel bagno di casa sua davanti allo specchio verrà chiarito solo in parte dalle registrazioni presenti sul suo cellulare. Purtroppo per la famiglia niente potrà riavvolgere il nastro di questo dramma consumato nella propria casa, nel luogo più sicuro per un bambino, a pochi metri dai propri genitori.

Viviamo in un ambiente digitale che ogni giorno genera infiniti messaggi sui quali è impossibile avere il controllo assoluto e chi sta crescendo impara a decodificarli nel qui ed ora dell’esperienza, senza manuali di istruzioni. Ci sono i filtri e i parental control ma il sistema si rigenera di continuo ed è difficile mantenere una zona protetta. TikTok è un social utilizzato da una moltitudine di bambini, per molti adulti è valutato come un “terreno” innocuo eppure sembra che tutta questa storia abbia avuto origine proprio qui. Purtroppo nei fatti accaduti a Palermo, una sfida estrema si è trasformata in un incidente gravissimo, segno che qualcosa è andato storto. La bambina di certo non aveva alcuna intenzione di perdere fino a questo punto il controllo di quel “gioco”. Bastava mollare la stretta e finiva tutto e invece non è andata così, è successo qualcosa che non ha permesso di tornare indietro. In preadolescenza e per tutta la prima adolescenza le neuroscienze ci dicono che il cervello ha una grande fame di sensazioni estreme. Il confine tra vita e morte smette di essere percepito in modo realistico, all’interno di sfide intraprese nella totale inesperienza che connota questa età. La tristezza di questa sfida on line è che la protagonista era sola. Se ci fosse stata un’amica con lei avrebbe potuto aiutarla, liberarla in tempo da quella stretta. L’aspetto che più degli altri deve farci riflettere è che nei social i nostri figli sono soli. Sono in contatto virtuale con centinaia e migliaia di altri follower, ma nella realtà sono soli con se stessi.  Come Cappuccetto Rosso, oggi stiamo parlando – con immenso dolore – di una bambina in una foresta piena di insidie e di tentazioni sfidanti. “Ma tu ce l’hai il coraggio di farlo?”. Se qualcuno fermasse un nostro figlio per strada e gli chiedesse di stringersi una cintura al collo è molto probabile che lui gli risponderebbe “Sono mica matto”. Direbbe di no e se ne andrebbe a gambe levate per l’assurdità della proposta. On line questa sfida assurda può diventare “interessante” per una bambina. Perchè avviene all’interno di un social in cui tu ti senti “di famiglia”, perchè tanti altri tuoi amici stanno facendo lo stesso , perchè mostrando il tuo video riceverai tanti like e sentirai di aver provato a te stesso e agli altri che vali, che sei unico e speciale. Si tratti di ingredienti che ogni giorno entrano nella vita dei nostri figli e li allontanano dal principio di realtà, rendendoli incapaci di posizionare l’asticella del limite al punto giusto e in tempo utile per non fare danni. Ogni giorno, milioni di messaggi in rete rendono accettabile ciò che non lo è. Un caleidoscopio digitale di colori, suoni, grafiche fanno apparire belle, cose in realtà orribili e desensibilizzano al pericolo. Per noi genitori, sostenere la crescita dei nostri figli in un mondo che rende finto tutto è sempre più difficile. Il dolore dei genitori di Palermo oggi è il dolore di tutti i genitori.

sabato 23 gennaio 2021

🛑 Morire su Tik Tok

Lettera aperta a genitori e insegnanti, di Stefano Rossi

Lo avrete sentito: una bimba di 10 anni  ha perso la vita per una sfida su Tik Tok, il social amato dai più piccoli.

Le indagini sono ancora in corso ma quello che per ora emerge è che la piccola ha scelto di partecipare ad una 'Blackout challenge': una sfida che consiste nello stringersi una corda al collo cercando di resistere il più possibile.

La bambina non si è fermata in tempo ed ha perso la vita nel bagno di casa.

Come è stato possibile tutto ciò? 

Quello che più mi colpisce di questa tragedia è il silenzio…

🧩 1. IL SILENZIO DELLA COMMUNITY

Un primo silenzio è il silenzio della community.

Siamo tranquilli perchè i nostri figli giocano on line con gli amici, oppure frequentano un social apparentemente friendly come Tik Tok.

Purtroppo i "numeri non sono volti" e le community dei social sono un tipico esempio di comunità-senza-comunità.

Se questa povera bimba avesse partecipato a questa folle challenge nel cortile del proprio palazzo, mentre altri adulti passavano e venivano, qualcuno l'avrebbe fermata.

E invece la community di Tik Tok è rimasta in silenzio.

Non ci deve stupire: i volti parlano, i volti soccorrono, i numeri semplicemente assistono.

🧩 2. IL SILENZIO DELLA NOSTRA PAURA

Un secondo silenzio è il silenzio della paura degli adulti.

Regaliamo tablet e smartphone ai nostri figli senza alcun timore.

Migliaia di bambini giocano su Tik Tok, migliaia di ragazzi vivono incollati a Instagram e ancora di più frequentano assiduamente siti pornografici stando nella stanza accanto alla nostra.

Ma soprattutto i social sono avidi di 'challenge': sfide in cui i giovanissimi si lanciano in imprese al confine, imprese che generano migliaia di visualizzazioni di cui però non sappiamo nulla, mentre nostro figlio di 8, 10 o 12 anni è nell'altra stanza.

E la nostra paura?

La nostra paura rimane in silenzio perchè ciò che ci fa paura è stato selezionato e settato dal nostro cervello in migliaia di anni di evoluzione, mentre lo smartphone corre troppo veloce e ci espone a categorie che fatichiamo a leggere e decodificare.

Il web non è un mondo ma è un insieme sterminato di universi.

Universi in cui un bambino o un ragazzino di 8 o 10 anni non può camminare da solo.

🧩 3. IL SILENZIO DELL'EDUCAZIONE

Questo ci porta al terzo silenzio, il silenzio di noi adulti.

Lo so…siamo tutti stanchi, di corsa e affannati in una società dell'affanno.

Volevamo essere genitori affettivi ma la continua accelerazione delle nostre vite ci ha fatto tradire questo intento d'amore.

Volevamo donare ascolto ma alla fine abbiamo donato un tablet.

Non mi stancherò mai dirlo.

Il gesto del buon genitore è il gesto del 'sedersi accanto al figlio'.

Un gesto che ha il coraggio di interrompere la corsa affannata di ogni giorno per dialogare, ascoltare, giocare e pensare insieme.

Lo so è un dono difficile ma educare è sempre una sfida difficile.

🧩 4. IL SILENZIO DELLE STELLE

C'è un quarto silenzio che fa male in questa vicenda, il silenzio dei valori.

Ma cosa sono i valori? I valori sono stelle che illuminano il cammino di ciascuno di noi. Stelle che in una notte buia ci indicano la giusta via.

Anche queste stelle oggi rimangono in silenzio.

Tutte tranne una: la stella della popolarità.

I social non sono semplici mezzi di comunicazione.

Sono un mondo con i propri codici e ovviamente i propri valori.

Su queste piattaforme l'unico valore è la stella della popolarità.

Le challenge del web sono pericolose perchè sono una promessa di luce, una promessa di popolarità.

Ma come si educano i valori?

Possiamo farlo con delle storie che sollecitino domande, riflessioni e quel pensiero critico che oggi è sempre in ritardo rispetto agli abissi della rete.

Se sei un genitore potrai trovare qualche stella in "Educare esploratori coraggiosi", se sei un insegnante potresti discutere una volta a settimana sulle mie 40 storie sui valori di "Menti critiche, cuori intelligenti".

🌻 La cosa però più importante è che compiamo un unico gesto: sederci accanto a figli e studenti per riflettere insieme.

E magari iniziare a guardare il web in modo diverso, un universo di universi in cui bambini e preadolescenti non devono camminare da soli.