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martedì 3 marzo 2020

Giornata dei Giusti dell'Umanità: un leccio per Gino Bartali

Il giardino dei Giusti di Gerusalemme, voluto da Moshe Bejski, salvato da Oskar Schindler

Con piacere, vi comunichiamo che venerdì 6 marzo, Giornata dei Giusti dell'Umanità, pianteremo - nell'area verde individuata dall'Amministrazione Comunale di Iglesias nel quartiere di Serra Perdosa (fronte Super Pan), un leccio dedicato a Gino Bartali, con la volontà di dare vita, anche nella nostra città, ad un Giardino che celebri l'esempio dei Giusti del passato e del presente e richiami all'importanza di promuovere i valori della responsabilità, della tolleranza e della solidarietà.

Questa iniziativa è organizzata ad integrazione del percorso che sta vedendo i bambini della classe impegnati in un lavoro di studio e approfondimento di alcune storie di coraggio e determinazione, tra cui proprio quella di Gino Bartali. Impegno che si completerà il 22 aprile, con la proposta "Campioni nella vita", che proporremo all'interno della Fiera del Libro di Iglesias.

Tra la terra che verrà utilizzata per la piantumazione sarà nostro piacere mescolare la Terra di Tutti, prezioso simbolo di integrazione, che abbiamo portato con noi dal bellissimo Festival Tuttestorie di Cagliari che ha aperto il nostro anno scolastico.

L'appuntamento è per le ore 10.30. 
Chiunque vorrà unirsi a noi sarà il benvenuto.

Si ricorda che la Legge nr. 212 del 20 dicembre 2017, che ha istituito la Giornata dei Giusti dell'Umanità, ha individuato proprio nelle Istituzioni scolastiche le sedi privilegiate per far conoscere alle giovani generazioni le storie di vita dei Giusti, per renderli consapevoli di come ogni persona debba ritenersi chiamata in causa, in ogni tempo e in ogni luogo, contro l'ingiustizia, a favore della dignità e dei diritti umani, in difesa del valore della verità.

sabato 22 febbraio 2020

Incontro con Gioia Bartali


Oggi, in classe, grazie a Skype, abbiamo avuto un incontro speciale che fa da ponte tra il nostro percorso sulla Memoria e la Fiera del Libro di Iglesias, durante la quale i bambini consegneranno alla città le storie di quattro Campioni nella vita. È l'incontro con Gioia Bartali, nipote di Gino, che ci ha testimoniato la storia di suo nonno, nel 2013 riconosciuto Giusto tra le Nazioni.
Gino Bartali, dopo il settembre del 1943, quando l'Italia era ormai occupata dai nazisti, sfruttò la sua fama di ciclista per continuare ad allenarsi nel percorso Assisi-Firenze e trasportare, nascosti nel telaio della sua bicicletta, fotografie e quanto necessario per preparare documenti falsi utili a salvare la vita di numerosi ebrei.
Una storia che ci dice tanto sull'importanza di scegliere chi si vuole essere, anche quando significa mettere a rischio la propria vita.
L'impegno di Gino Bartali fu svolto in assoluto silenzio, senza che ne fossero informati neanche sua moglie Adriana e suo figlio Andrea, il papà di Gioia.
"Il bene si fa, ma non si dice - diceva Gino - E certe medaglie si appendono all'anima, non alla giacca".
La sua storia, infatti, è stata resa nota da suo figlio Andrea solo quando, nel 2000, Gino Bartali morì.




Grazie di cuore a Gioia Bartali per averci testimoniato con grande generosità l'impegno di suo nonno, rispondendo alle numerose curiosità dei bambini e portando tra noi, oltre ai fatti, la sua grande umanità. Quella che siamo impegnate a costruire con i nostri percorsi e che desideriamo consegnare ai bambini perché ne facciano bussola nelle loro vite.

La prima settimana di marzo, completeremo il nostro incontro con quest'uomo molto speciale, iniziato con il libro "Abbiamo toccato le stelle" di Riccardo Gazzaniga, piantando un leccio in suo onore, con la speranza che la nostra città possa accoglierlo come il primo di tanti alberi da dedicare ai Giusti di ieri e di oggi.

sabato 25 gennaio 2020

Dalla parte dei Giusti

Quando, due anni fa, ho incontrato Liliana Segre a Milano, con i miei bambini della classe precedente, lei ha voluto accertarsi che non avessi iniziato a parlare di Shoah troppo presto. Una cosa che la preoccupava, e che invece io avevo fatto parlandone fin dalla prima elementare. Ma l'ho rassicurata, spiegando che avevo rispettato la gradualità e che ero stata molto attenta, scegliendo con cura tutto ciò che proponevo loro. Lei mi ha detto che non deve esserci fretta, che la memoria va consegnata ma che i bambini vanno rispettati.
Ho riflettuto molto su ciò che contenevano le sue parole e, in questo nuovo ciclo, pur avendo scelto di occuparmi della Memoria da subito - credo molto nella forza della ricorsività che mette pezzo su pezzo e che consegna appropriazione e consapevolezza - ho scelto di portarla in classe partendo dai Giusti, partendo da ciò che ritengo importante insegnare più di tutto: c'è chi non si fa vincere dalla paura ma sceglie chi vuole essere, sempre.
L'anno scorso, in prima, l'ho fatto portando in classe la lettura de La Portinaia Apollonia, la portinaia strega tanto temuta da Daniel, ma che, nascondendoli, salverà la vita a lui e a sua madre. L'ho fatto poi, facendo nostro il bellissimo canto dell’IC Trento 6 - L'Altalena - e portandolo ai giardini pubblici con genitori, nonni, amici della classe, in risposta al razzismo di oggi che sembra aver dimenticato quei cartelli che avevano tenuto fuori dai parchi i bambini ebrei.
Abbiamo respinto con parole piumate quelle appuntite di un mondo che dimentica troppo presto.
Quest'anno, la Memoria ha fatto il suo ingresso a settembre, con Gino Bartali, grazie a una consegna aperta sul libro di Riccardo Gazzaniga Abbiamo toccato le stelle. Ancora una volta dalla parte di un Giusto. Abbiamo approfondito la sua storia e ci siamo soffermati su Gino Bartali campione nella vita, mettendoci tutti alla ricerca di tanti materiali: articoli, foto, video, frasi... e ascoltando in diretta le parole di Gioia, sua nipote, che il mese prossimo avremo il piacere grande di incontrare via Skype.
E poi, per concludere, in attesa di riservarci un minuto di raccoglimento, lunedì, alle 11.59 in punto, abbiamo portato in classe una nuova lettura, una delle quattro storie contenute ne Le valigie di Auschwitz di Daniela Palumbo. La storia di Émeline, una bambina francese dell'età dei miei bambini, 7 anni, che scopre di essere ebrea solo quando, ad attenderla al parco, trova un cartello con il divieto di ingresso agli ebrei. Una bambina che conoscerà le leggi razziali assistendo a una commovente discussione (tutta da leggere) tra i suoi genitori e che scoprirà la profonda solitudine consegnata dalla stella gialla cucita sul braccio, quella che allontanerà tutti i suoi amici, anche René, il suo fidanzatino.
Ma anche qui, in questa storia così delicata, la nostra attenzione è stata su Jacques, il barbone che non ha paura di essere amico di una bambina ebrea, e su Fabien Durand, che salverà Émeline, consentendo a Brigitte e Pierre, i suoi genitori, di partire per Auschwitz sapendo sua figlia in salvo.
Ecco, c’è tanta Shoah in questi nostri mesi di gennaio della prima e seconda elementare, ma l'abbiamo raccontata dalla parte della bellezza. Dalla parte di chi rispetta i bambini e che desidera consegnare loro l'insegnamento più importante. Ognuno di noi ha sempre una possibilità. Scegliere chi vuole essere. Scegliere di restare umano.
Ieri, in classe, con la voce ancora rotta, che mi ha costretto a passare il libro in altre mani per la lettura dell'ultima frase, quella scritta da Brigitte sulla valigia “Ti voglio bene, Émeline. Mamma”, mi sono alzata in piedi e ho detto ai miei bambini che non avrei consentito di allontanare uno solo di loro dalla mia classe e che se, allora, fossi stata io al parco con il mio Alberto, non avrei permesso che nessun bambino lasciasse il parco davanti ai miei occhi.
C'era un'atmosfera bella in classe, eravamo tutti Émeline, ieri, e un po' tutti anche Gino Bartali.
È vero, Liliana Segre ha ragione, ci vuole attenzione e delicatezza con i bambini. Il nostro impegno, forse, è sufficiente che sia quello di fare sì che ascoltino forte il loro cuore e che sentano quello degli altri perché, credetemi, loro ne sono capaci.

giovedì 16 gennaio 2020

Gino Bartali, campione nella vita


Oggi, in classe, abbiamo avuto una bella sorpresa. Abbiamo potuto assistere alla diretta della trasmissione su TV2000 (Bel tempo si spera), durante la quale veniva intervistata Gioia Bartali, la nipote di Gino Bartali, la cui storia stiamo approfondendo proprio in questo periodo, all'interno del nostro percorso dedicato alla Memoria della Shoah.

Come i bambini vi avranno certamente detto, infatti, nei giorni scorsi, riprendendo in mano il libro di Riccardo Gazzaniga "Abbiamo toccato le stelle", siamo ritornati proprio su questa storia, particolarmente importante perché che ci avvicina a conoscere i Giusti tra le Nazioni, coloro che, nonostante le leggi razziali, hanno messo a rischio la loro stessa vita, scegliendo di fare la cosa giusta.

Quella di oggi è stata un'opportunità molto bella, di cui abbiamo avuto notizia solo questa mattina proprio grazie a Gioia Bartali, con la quale ci siamo messi in contatto con il desiderio di raccogliere la sua testimonianza diretta e farle qualche domanda.

Impossibile, infatti, non innamorarsi della storia di un uomo che, senza dire niente a nessuno, neanche alla sua famiglia, approfittò del suo esser ciclista per mascherare dietro agli allenamenti tra Firenze ed Assisi, il trasporto di documenti falsi, grazie ai quali salvò la vita di tantissimi ebrei.
“Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all'anima, non alla giacca.”


Per noi, il prossimo appuntamento con questo campione è per il 22 gennaio, giornata interamente dedicata a condividere i materiali reperiti dai bambini (video, foto, articoli di giornale, frasi, disegni...) che ci aiuteranno ad arricchire ancora la nostra conoscenza.