venerdì 28 settembre 2018

Avvio Progetto "Sport Gioventude"

Vi informiamo che domani - sabato 29 settembre 2018 - sarà avviato il Progetto "Sport Gioventude" nato con lo scopo di incentivare l’attività motoria nelle scuole sin dalla tenera età.
Il Progetto è promosso dal CONI Sardegna e dalla Regione Sarda e ha l'obiettivo di ridurre il gap che vede l’Italia molto indietro rispetto alla comunità internazionale nel rapporto tra i bambini e l’educazione fisica.
Le attività si svolgeranno con il supporto di un esperto esterno, tutti i sabati, dalle ore 11.30 alle ore 13.30.
Maggiori informazioni saranno fornite successivamente.

Una settimana in prima elementare

Condivido con piacere il mio diario di bordo che registra le attività della nostra prima settimana di scuola. Sono pagine molto dettagliate perché ho voluto raccontare ogni momento e ogni scelta anche se, per opportunità, dalla versione originale ho dovuto tagliare molte riflessioni.

La condivisione ha due obiettivi: da un lato, quello di iniziare a far conoscere alle famiglie che cosa ci sia dietro una mattina scolastica, in attesa di averle ospiti in classe alla fine del primo quadrimestre. Dall'altro, quello di mettere la nostra esperienza a disposizione di quegli studenti e nuovi colleghi  che davanti a una prima elementare, si mostrano desiderosi di conoscere e chiedono: - Come iniziare?

È una narrazione estremamente semplice, senza pretese e senza la presunzione di offrire risposte, ma solo di raccontare un inizio fra tanti. Spero che come tale venga accolta.


Una settimana in prima elementare 
(clicca sulle diverse date per accedere alle pagine di diario)

giovedì 27 settembre 2018

A dieci giorni esatti dall'inizio delle lezioni... eccoli!!!

Non sono meravigliosi? Ebbene... sono proprio loro!
I bambini della nuova 1ª A!

B E N V E N U T I !!!


sabato 22 settembre 2018

Alessandro D'Avenia "Non crollano solo i ponti"

del 3 settembre 2018

È la prima campanella dell’anno scolastico quella che suonerà tra poco: l’ennesima promessa di un nuovo inizio, rintocco del desiderio umano che non smette mai di sperare che una vita rinnovata e più piena possa sorgere dal ripetitivo orizzonte quotidiano. Immagina, cara/o collega, di sederti al posto di un tuo studente in questo primo giorno. Guardati entrare in classe, osservati: dal portamento ai libri che hai con te. Che cosa vedi? Perché sei lì? Per chi sei lì? Perché hai scelto chimica, italiano, fisica, diritto... e hai scelto di raccontarli a una nuova generazione? Rispondi a queste domande mentre ti vedi disporre gli strumenti del mestiere sulla cattedra. Adesso ascoltati formulare l’appello. Come pronunci i nomi dei tuoi studenti? Come guardi i loro volti? E che cosa vedi sul tuo?

Forse nel tuo sguardo puoi scorgere delusione e stanchezza, per un sistema che non valorizza la tua personalità e la tua professionalità... Ma ricorda che i ragazzi saranno lo specchio di ciò che trasmettono i tuoi occhi, perché lo sguardo umano non è mai neutro ma contiene esattamente la vita che vuole dare o togliere, così dal loro sguardo saprai sempre com’è il tuo. Desiderano ciò che tu desideri: essere riconosciuti, valorizzati, supportati. Non vedi, forse, la tua stessa carne? Perché non prendersene cura come vorresti si facesse con te? Proprio perché loro non sanno ancora farsi carico della vita, è a te, adulto, che chiedono di provarci, per poter scoprire che maturare è un’avventura e non una colpa da espiare. Essere adulti è questo: finita l’iniziazione alla vita, riuscire a portarne il peso, come un padre solleva suo figlio perché colga i frutti sui rami a cui neanche lui arriva. Se ti avvicini puoi scorgere sui loro volti i segni della solitudine e della paura: la spavalderia, le provocazioni, i silenzi, le maschere di questa età tradiscono il desiderio di avere un nome, di abitare la vita. Non sono forse i segni della tua stessa ricerca? Ma come far sì che la speranza sia sempre un passo avanti rispetto alla paura? Da dove attingere la pazienza e la generosità per farsi carico di queste vite? Un pensiero ti conforta: tu sai che sono la cultura e le buone relazioni le risposte a questa ferita, alla fragilità dell’io rispetto alla pienezza a cui aspira. La cultura generosamente condivisa nella relazione educativa, la trasmissione del vero, del bello, del buono, resistenti al tempo vorace, sono proprio ciò che consente di dare peso e senso alla vita, la risposta umana al nulla: «Ove tende questo vagar mio breve? E io che sono?», ti interrogano con le parole di Leopardi. Ti chiedono di «soffrire» per loro, e il verbo vuol dire sia «portare il peso» della vita sia «dare» la vita: concepirli e generarli. Non respingerli nel buio, lasciali venire alla luce, attraverso di te.

Ma c’è quella luce nei tuoi occhi? Come sarà la tua prima lezione? Come nelle sinfonie la prima lezione è la tonalità da cui dipende tutto l’anno: il tuo spartito svilupperà il tema giorno per giorno e loro sono gli strumenti, tutti necessari, dell’orchestra. Tu, maestro, sai che la musica non è tua, ti precede, ma sei tu a interpretarla, realizzarla, darle forma, insieme a loro. Senza loro agiti la bacchetta nel nulla. Avete bisogno l’uno degli altri, solo così l’armonia accadrà. Lo so: è faticoso, i colleghi sono a volte difficili, lo stipendio fa pena, le riunioni sono lunghe, le scartoffie troppe, i genitori ingombranti. Puoi voltarti dall’altra parte e dire che non sono affari tuoi. Invece lo sono. La tua eredità sono loro.

Ero a Genova quando è crollato il ponte. Il silenzio che ha avvolto la città era infranto solo da ambulanze ed elicotteri e, negli intervalli muti, si affollavano i «perché» con cui la mente cerca di strappare un senso alle catastrofi. Siamo arrivati tutti a una conclusione, purtroppo frequente nel nostro Paese: bisognava pensarci prima. Anche la scuola è un ponte che, ogni giorno, trasporta quasi 9 milioni di vite da un destino a una destinazione, dall’informe alla forma pienamente umana della vita. Proprio tu sei chiamata/o alla manutenzione ordinaria e straordinaria del ponte. Guardati entrare con la tua cassetta degli attrezzi: alla tua professionalità sono affidate le loro vite. Come avresti voluto ti si guardasse e che cosa avresti voluto sentire? Non certo quello che disse una volta una docente, fissando la nuova classe, il primo giorno del primo anno di superiori: «Siete troppi, vi ridurremo». Il tu viene alla luce solo se l’io dell’adulto lo concepisce e lo genera, e l’io non per questo si perde, anzi è rigenerato come accade ai tessuti di una madre in dolce attesa. Insegnare è una delle migliori cure contro l’invecchiamento che io conosca.

Durante l’estate ho passato dei giorni insieme a mia sorella che ha una bambina di pochi mesi. Era una gara a intuire di cosa avesse bisogno e, chi dei familiari entrava nel raggio di azione dello sguardo di Beatrice, era attratto dalla forza di gravità della «cura». L’empatia, l’intuire di che cosa la vita in formazione ha bisogno, è vitale per il bambino e per chi gli sta attorno: noi umani non ci prendiamo cura dei piccoli perché li amiamo, ma li amiamo perché ci prendiamo cura di loro. Curando, impariamo ad amare e conoscere, e così maturiamo anche noi. Bambini e adolescenti vengono alla luce se trovano educatori in grado di nutrire il loro bisogno di avere una forma: formarsi. E lo chiedono a chi è già «formato», ma se costui non se ne cura le vite crollano. Il docente, mediatore tra l’informe e le forme di vita che racconta, a partire dalla sua, è chiamato alla cura, per professione. Rifiuto la retorica che attribuisce al mio mestiere la parola «missione», perché ascrive l’empatia, strumento professionale necessario al riconoscimento della vita altrui come propria, all’ambito di supereroi e mistici. Empatia non è sostituirsi agli alunni, ma conoscerne e sostenerne battaglie, contraddizioni, domande, offrire risposte adeguate se le abbiamo, o una presenza adeguata se non le abbiamo. I ragazzi vogliono adulti veri: né amiconi nostalgici dell’adolescenza né aridi erogatori di nozioni. La cultura non è una sovrastruttura snob, ma il modo in cui la vita umana cerca il suo compimento. Non basta informare, occorre formare: aiutare la vita a compiersi e a dar frutto. Per farlo serve generosità, che ha la stessa radice di generare. La relazione educativa o è generativa (amplia il naturale desiderio di far esperienza della realtà) o è degenerativa (chiude il desiderio, annoia, spegne il coraggio e la curiosità). La generosità educativa è anch’essa professionalità e non volontariato. È generoso chi genera, cioè afferma la vita dell’altro come necessaria e si impegna, come può, al suo compimento, come i bastoncini con cui mia nonna sosteneva le piantine incerte, perché crescessero verso la luce, approfondendo così le loro buie radici. Non c’è compimento senza concepimento, non c’è generazione senza generosità. E una generazione non generata prima o poi crolla.

Qualche giorno fa mi ha scritto una ragazza che sarebbe precipitata nel baratro di una malattia se una professoressa non fosse stata «empatica» e «generosa», affrontandola a tu per tu alla fine di una lezione
. Mi ha chiesto di dar voce alle sue parole: «Vorrei chiedere a tutti i professori di fermarsi, anche solo un attimo, di alzare lo sguardo dal registro e guardare negli occhi i ragazzi. Non limitatevi a segnare l’assenza, ma chiedetevi se veramente gli studenti sono lì, chiedete loro come stanno, dando peso alle risposte perché, spesso, noi ragazzi diciamo che va tutto bene, anche quando stiamo morendo dentro. Il vostro compito non è esclusivamente spiegare, interrogare e valutare. Voi siete in grado di vedere più lontano dei genitori: a scuola proprio perché ci si sente invisibili emergono le più piccole debolezze. Avete idea di quanti ragazzi nuotino controcorrente senza scoprire le proprie capacità? Quanti credono di essere inutili? Quanti concorrono per un voto come fossero oggetti? Mi capita di pensare a come sarebbe andata a finire se quel giorno la mia professoressa non mi avesse fermata e non mi avesse guardata negli occhi. Forse oggi non sarei qui». Di norma non si tratta di casi limite, ma di mostrare che ci si sente responsabili della loro vita, magari con un sincero e sorridente «come stai?»: portare il peso a volte è semplicemente «dare peso». Un adolescente si decide a maturare se sente che un adulto vuole farsi carico della sua vita, perché così scopre che è buona, e il suo coraggio si attiva vincendo la paura, perché vede un altro impegnato per lui. Ciò che ci aspettiamo da loro deve essere prima in noi: questo è educare, e l’istruzione ne è solo una conseguenza. A noi chiedono di impegnarci per un volto e, solo dopo, per un voto. Un anno scolastico in cui non cresco in amore e conoscenza della materia e dei ragazzi, per me è un anno perso.

Il letto da rifare oggi, il primo dell’anno scolastico, è la manutenzione delle anime. Come noi insegnanti ci aspettiamo che loro ascoltino noi, possiamo «ascoltare» i loro volti, perché ascoltare un adolescente è capire ciò che non dice. Come i ponti, anche le anime possono crollare per incuria. Guardati. Che cosa vedi? Guardali. Che cosa vedi? Buon anno a tutti.

venerdì 21 settembre 2018

Richiesta Pass bianco per la sosta gratuita

Vi informiamo che sono disponibili i moduli per la richiesta del Pass bianco, il quale permetterà la sosta gratuita per quindici minuti (nella fascia oraria delle 8.00/8.45) negli stalli a pagamento di via Roma, via Diaz e via Oristano. Questi sono reperibili presso i Collaboratori scolastici, all'ingresso della Scuola primaria di via Roma.
Le domande, compilate e con allegata copia del documento d’identità in corso di validità, andranno consegnate in segreteria entro la giornata dell'1 ottobre 2018; qui sarà possibile acquisire anche ulteriori informazioni di interesse.

Servizio Pre-post scuola

Vi informiamo che entro il 2 ottobre 2018 le famiglie possono presentre richiesta per il servizio di accoglienza denominato "Pre-post scuola" utilizzando i moduli messi a disposizione all'ingresso dei locali scolastici presso i Collaboratori scolastici.
Successivamente a tale data, seguirà una comunicazione specifica per l'attivazione del servizio.

giovedì 20 settembre 2018

Facciamo attenzione a non cambiarli

Che cosa sanno essere i bambini piccoli davanti alle situazioni di fragilità è davvero incredibile... 
Già a cinque/sei anni le riconoscono subito, senza che ci sia bisogno di dire niente, e si portano accanto, sostengono, si prendono cura con naturalezza e incredibile tenerezza.
Quando e come sarà che tutto questo cambia? Che cosa interviene a trasformarci in adulti duri, severi e incapaci di accogliere la fragilità?
Sempre più spesso, osservando i bambini, mi trovo a pensare che forse la cosa migliore che possiamo fare è essere attenti a non cambiarli.
Sono in prima da quattro giorni e sono già completamente innamorata.

mercoledì 19 settembre 2018

Ricordi di buone esperienze: la settimana formativa

Nelle scuole in cui sono stata, per diverso tempo, mi sono occupata della formazione e del supporto alla didattica. Per la formazione, avevo da sempre una fissazione: mi piaceva l'idea che anche a scuola si potessero proporre percorsi formativi di un certo spessore, dedicando risorse e tempi adeguati e mettendosi nelle mani di bravi professionisti. Quel tipo di formazione che avevo avuto la possibilità di conoscere nelle realtà aziendali e che, purtroppo, non avevo mai visto nelle scuole (sempre risorse risicate, tempi ristretti in orari impensabili, proposte molto frontali...). L'altra fissazione era quella di creare le condizioni favorevoli perché partecipasse tutto il Collegio. Infatti, ero e resto convinta che per costruire appartenenza ed essere comunità in movimento, sia fondamentale che si condivida almeno un corso di formazione l'anno a livello collegiale. Per capirci, anziché occupare il tempo a ripetere che i colleghi non partecipano, non sono motivati, frequentano i corsi solo per l'attestato, ho pensato: creiamo un momento formativo bello, dal punto di vista dei contenuti e dell'organizzazione e rimuoviamo tutti gli ostacoli che non consentono una frequenza motivata e di qualità. Quale poteva essere la soluzione? Facciamo formazione interrompendo le lezioni! Sì, perché la mia terza fissa da tempo, era che la risposta più adeguata a quanto pensavo potesse arrivare in modo molto semplice con una formazione/anno organizzata fermando le attività didattiche.
È nata così, ormai ben oltre dieci anni fa, l'esperienza formativa più bella che io abbia vissuto dentro la scuola. Non per volermene attribuire i meriti, ma perché ancora oggi, ed è il motivo per cui lo racconto, ci sono colleghi di quel tempo che, quando mi incontrano, tornano con entusiasmo a quella esperienza.
Il mio dirigente di allora era Paolo Lamieri, che, pur con qualche preoccupazione, è stato possibilista. Tant'è che io, dopo aver convinto il Collegio, non senza difficoltà, ad aggiungere due giorni al termine delle lezioni e a destinare alla settimana formativa i due a carico del Consiglio di Istituto, mi sono occupata di predisporre un'indagine rivolta alle famiglie così da ragionare, dati alla mano, sulla percezione dei genitori che si riteneva potessero costituire il vero ostacolo. Per quanto mi riguardava non lo pensavo. Ero convinta che se avessimo fatto comprendere loro l'importanza della sospensione a vantaggio della crescita della professionalità docente, avrebbero accettato. Così, gestita la comunicazione con molta attenzione, i genitori hanno accolto e noi abbiamo modificato il calendario scolastico per dedicare i giorni alla formazione.
In realtà non si è trattato di una settimana intera. Per non appesantire troppo la riorganizzazione delle famiglie, avevamo previsto di fare due giorni di lezione - lunedì e martedì - per poi chiudere per quattro giorni e dedicarci alla formazione mattina e sera. Corso con organizzazione laboratoriale che ha visto il Collegio ripartito in due sottogruppi eterogenei. Oggetto della formazione era stata la comunicazione, con un corso affidato alla HRS (Human Resources Solutions) di Carlo Duò, psicologo del lavoro.
Per me non era un corso nuovo, perciò andavo sul sicuro. Lo avevo frequentato con grande soddisfazione l'estate precedente, ospite di una proposta della Regione Sardegna.
Perché lo racconto? Perché proprio ieri una ex collega mi ha cercato per avere informazioni su quella esperienza e, ripensandoci, mi sono resa conto di quanto sia stata importante e di quanto, ancora oggi, o forse oggi più che mai, sarebbe importante nelle scuole poter contare, almeno una volta all'anno, su un'occasione formativa di qualità da vivere come comunità, potendo contare su tempi distesi.
Purtroppo, la settimana formativa è rimasta un'esperienza isolata. Come succede spesso, nonostante l'eccellente valutazione data all'esperienza, l'anno dopo le forze contrarie alla modifica del calendario hanno avuto la meglio e non si è fatto che parlare dei disagi che avremmo potuto creare alle famiglie.
Inutile dire (e i colleghi non me ne vogliano) che, purtroppo, non sento fare gli stessi discorsi quando, ad inizio anno, i Collegi ragionano sul calendario per una migliore gestione dei ponti.
Chissà se avrò il piacere di vedere una proposta di questo tipo nascere dall'alto... A me piacerebbe molto perché continuo a credere che ripensare il calendario in questa direzione offrirebbe una bella opportunità alla scuola che ha davvero tanto bisogno di crescere come comunità.

domenica 16 settembre 2018

Ci siamo!

In aula piovono libri, lettere e numeri, che attendono di essere adottati dalla nuova prima elementare. Ogni bambino sceglierà un libro, una lettera e un numero e li prenderà con sé per diventarne responsabile per tutto il nostro viaggio. E poi, in un angolo, posato tra le scatole di pasta e tappi, c'è un albo illustrato: è quello di Jimmy Liao. A questo è affidato un compito davvero importante: quello di portare tra noi il desiderio, così da accompagnarci verso "l'erba delle stelle" del Festival Tuttestorie.
 
Per tutto il resto, bisogna attendere i bambini. Ormai lo sappiamo bene, la vera forma di ogni cosa può arrivare solo nell'incontro con loro.
 
Perciò, con emozione... aspettiamo domani!




Aggiornamento sezioni calendario e strumenti

Vi informo che le sezioni calendario e strumenti sono aggiornate.
Nel Calendario, al momento sono segnalati: le festività e le sospensioni delle attività didattiche (calendario scolastico 2018/19), nonché i compleanni dei bambini della classe. Man mano saranno riportate le variazioni d'orario, gli incontri scuola/famiglia (assemblee, consigli di classe, colloqui, iniziative scolastiche...).
Nella sezione Strumenti, invece sono disponibili: tutti i materiali consegnati nella riunione iniziale e la modulista condivisa. In aggiunta, è disponibile l'orario definitivo delle attività didattiche che domani vi sarà consegnato anche in cartaceo.
Grazie per l'attenzione!