domenica 8 marzo 2015

Auguri a tutti noi

Da maestra, il mio augurio, oggi, non voglio rivolgerlo alle donne, ma a me stessa e alle mamme, ai padri, a noi insegnanti che abbiamo il privilegio di vivere accanto alle bambine. Non guardiamole come future donne, guardiamole per quello che sono e lasciamo che siano bambine, fino in fondo. Diamo loro fiducia nelle piccole cose, e facciamole muovere sicure, facendogli sentire che possono farcela, ma stando al loro fianco, pronti ad aprire le braccia. E dimostriamo il nostro amore, non diciamolo a parole, non scriviamolo sui social network. Facciamoglielo sentire con le piccole cose quotidiane, quelle che si muovono silenziose e che sono capaci di farti sentire avvolto. Facciamogli sperimentare la serenità, questo gliela farà cercare, e le renderà forti, capaci di riconoscere le ingiustizie, di saper dare loro un nome e di saper lottare e sapersi rialzare mille volte. Solo chi conosce la serenità, la cerca e la protegge. Solo chi ha sperimentato la fiducia, diventa capace di lottare. Solo chi ha conosciuto l'amore lo sa riconoscere e distinguere da quello che amore non è.
Quindi auguri a tutti noi e alle nostre bambine oggi, che possano trovare adulti all'altezza del futuro che meritano.

sabato 7 marzo 2015

Verso l'otto marzo con Malala

 "Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.
L'istruzione è l'unica soluzione. L'istruzione innanzitutto."

La lezione di oggi è iniziata con una slide, il titolo di un libro: "Il sogno di Rossociliegia". Da lì un brainstorming che ha riportato alla memoria Rossociliegia, la sua storia, il suo sogno: studiare.
Io chiedo: - Vi ricordate in quale occasione vi ho letto questo libro?
Così come riemergono velocemente i contenuti della storia, i bambini non tardano a ricordare anche il quando: - L’anno scorso, era l’otto marzo!
- Perché l’otto marzo? – chiedo io.
- Perché era la festa della donna!
Mi sorprendo, in poco tempo è di nuovo tutto lì, come se ne avessimo parlato solo il giorno prima.
- Vi ricordate che l’anno scorso vi ho detto che non si può parlare proprio di una festa?
Ecco che riflettono e riemerge anche questo, con grande chiarezza:
- Non può essere chiamata festa perché ricorda la morte di un gruppo di donne in una fabbrica di New York.
Non credevo che avrebbero riportato alle memoria così tanto.
Ripropongo i fatti e parliamo delle lotte delle donne, ricordiamo che questa più che una festa, è un giorno dedicato alla memoria dell’impegno che le donne hanno dedicato e dedicano alla conquista dei loro diritti. Faccio capire che per loro è stato tutto più difficile, che anche le più piccole conquiste sono frutto di lunghe battaglie, tante ancora in corso.
Spiego che le differenze non sono superate con il presente, che ci sono luoghi in cui sono ancora assenti quei diritti che noi diamo per scontati.
E qui mi fermo. Passo la parola a Lucilla.
Sì, a Lucilla. Perché proprio a lei?

È successo che qualche mese fa, ho saputo per caso che aveva una passione per Malala Yousafzai, la bambina pakistana, Nobel per la pace, che il 9 ottobre 2012 è stata gravemente ferita alla testa e al collo per mano di un commando armato talebano, a causa della sua rivendicazione del diritto all'istruzione per le bambine.
Quando l’ho scoperto ho sentito rinnovarsi il mio dispiacere per non essere riuscita a dedicare un po’ di tempo a questa giovane e coraggiosa ragazza che ha dato un grande contributo alla lotta per l’istruzione.
Così ho chiamato Lucilla da una parte e le ho domandato: - Ti piacerebbe fare un lavoro su Malala e presentarlo alla classe per l’otto marzo? Mi sembra la ricorrenza giusta da dedicare a lei.
Lucilla ha accettato con un entusiasmo inimmaginabile. Ha chiesto alla mamma di comprarle il libro di Malala e lo ha letto tutto, ha evidenziato per fermare le cose più importanti e le ha scritte a parole sue.
Così siamo arrivati ad oggi. Io le passo la parola.
Lei distribuisce a tutta la classe delle dispense che ha preparato, in cui racconta la storia di Malala con grande semplicità, ma senza sacrificare niente a questa.
Inizia a raccontare e, mentre lo fa, aiuta i compagni a capire facendo confronti con la loro vita di bambini.
Chiede di seguirla indicando le pagine, mostra le foto, approfondisce, risponde alle domande.
Incredibile. Io guardo la madre, che ho invitato a scuola per condividere con noi questo momento, e insieme ci sorprendiamo e ci emozioniamo.
Lucilla finisce. I bambini applaudono.














Subito dopo, io propongo due documenti video.
Il primo riprende Malala durante il suo discorso per la consegna del Nobel; il secondo è un documentario dal titolo “Le bambine non vanno a scuola”. Questo consente ai bambini di conoscere il paese di Malala, le sue amiche rimaste in Pakistan, le loro difficoltà di tutti i giorni dovute semplicemente ad essere bambine che amano l’istruzione nonostante le minacce dei Talebani.
Sono stata giorni e giorni ad indagare i materiali e a scegliere quelli più adatti per supportare il lavoro di Lucilla. Ero consapevole che il primo approccio al documentario non sarebbe stato facile, ma volevo che il racconto potesse ancorarsi a spazi e persone vere. L’immaginazione non poteva bastare. Volevo che Malala e le sue compagne avessero un volto, che i bambini vedessero le forme e i colori del Pakistan e che potessero conoscere le scuole senza banchi e senza sedie. Quelle scuole per cui Malala ha rischiato di perdere la vita e per le quali continua la sua lotta.
Forse non resterà tutto, ma non importa. Da qualche parte bisogna iniziare e poi, come sempre, sappiamo che c’è tempo. Sono tasselli ai quali se ne aggiungeranno tanti altri.













Il nostro 8 marzo si è concluso con una riflessione. Non tutti possiamo essere Malala. Esistono anche tante lotte destinate a rimanere silenziose.
La cosa importante è quella di avere la forza di levare la nostra voce ogni volta che vogliamo affermare qualcosa in cui crediamo.
Per ognuno arriva sempre il momento di scegliere qual è la cosa giusta.

Felice 8 marzo alle mie bambine, alle loro mamme e a tutti, donne e uomini, che lottano per un mondo in cui non esistono differenze. 
Impegniamoci perchè i nostri figli possano crescere, così come è accaduto a Malala, avendo vicino persone che credono in loro. 
Questo li renderà più forti.

Link ai video proiettati in classe:

Le bambine non vanno a scuola” di Lucia Goracci, documentario prodotto da Rai3

"Il discorso di Malala in occasione della consegna del Premio Nobel per la pace", Tg2000

Uguaglianza ed equità

Bello incontrare un'immagine che dice con tanta chiarezza la differenza tra uguaglianza ed equità.
Non serve aggiungere altro.
A me piace che tutti abbiano accesso al mondo.
Buona giornata!

venerdì 6 marzo 2015

Piccole cose

Quelle che vi racconterò sono davvero piccole cose, eppure ci dicono molto sugli effetti dei modelli offerti e sul valore del tempo investito nei primi anni della scuola elementare se crediamo nell'autonomia dei bambini e nella costruzione della cura e dell'amore per lo spazio nel quale trascorrono buona parte dei loro anni scolastici.
Ormai in classe funziona così. Il nostro spazio e le nostre cose sono importanti per tutti e abbiamo capito che nell'ordine si lavora meglio; perciò, si collabora perchè l'aula sia sempre ordinata e pulita. Quando qualcosa non è al suo posto o un oggetto va aggiustato, c'è sempre qualcuno che interviene...
Niente resta in giro. Se di una matita, un colore, una gomma non si trova subito il proprietario, viene riposta nella scatola degli oggetti smarriti nella quale i bambini vanno a cercare quando si accorgono che  manca loro qualcosa. 
Se i banchi sono sporchi, fanno subito la loro comparsa spray e rotolone o le salviette per ambienti, e tutto torna subito pulito.
Sotto il banco tutti hanno la loro cartella e sanno bene che ogni cosa deve essere riposta con ordine all'interno. Quando vanno via controllano sotto i banchi per verificare che ci sia solo la cartella e il libro che stanno leggendo.
In fondo all'aula c'è la bibliotechina di classe. Le nostre piccole bibliotecarie si occupano di riordinarla e di disporre i libri in modo da stimolare l'interesse dei compagni. Sempre loro, prima della merenda, gestiscono il registro: scrivono la data del giorno e assistono i compagni nella registrazione di resi e nuovi prestiti.
Negli armadi, a disposizione dei bambini, ci sono dei piccoli giochi, molti realizzati con materiale di recupero. I bambini alla ricreazione, dopo aver fatto merenda tutti insieme, li prendono e giocano per poi riporre tutto con cura nel posto giusto.
Durante la ricreazione i bambini vanno autonomamente in bagno, due femmine e due maschi per volta. Un bambino e una bambina, con turno settimanale, hanno l'incarico di distribuire sapone e carta igienica che poi si occupano di riportare in classe e riporre nello spazio dedicato.
Mentre si aspetta di andare in bagno, i bambini apparecchiano, occupandosi di preparare anche il tavolo per i compagni che hanno il turno del sapone, per poi iniziare a mangiare tutti insieme. La ricreazione non inizia mai senza augurarsi collettivamente il "buon appetito".
Durante la lezione non si sentono più richieste come "Posso bere?", "Posso andare in bagno?". I bambini ormai hanno condiviso le regole e si muovono autonomamente, così che le attività non si interrompono di continuo. Sanno che durante la lezione possono uscire uno alla volta, conoscono i momenti in cui non è opportuno e attendono.
Quando finisce la lezione, l'aula è ordinata e pulita, proprio come l'abbiamo trovata, e non è raro vedere qualche bambino tornare indietro per raccogliere ancora qualcosa o mettere a posto un'ultima sedia.
È vero sono tutte piccole cose. Eppure io credo che l'amore per il proprio spazio e questa prime forme di fiducia siano fondamentali per stare bene a scuola e per conquistare la propria autonomia.
Da insegnante, la gioia più grande arriva quando ti accorgi che devi intervenire sempre meno, che trovano le loro strategie organizzative e che sono loro, abituati alla collaborazione, a supportare chi ancora ne ha bisogno.
Il mio compito è solo quello di continuare ad offrire modelli, essere quello che mi aspetto da loro. E crederci, senza fretta. Tutto qui.

martedì 3 marzo 2015

Due parole su un incontro inaspettato con la valutazione autentica

Oggi, in biblioteca. È il momento della registrazione dei libri. Una serie di discorsi attira la mia attenzione.
- Quante pagine ha il tuo libro?
- Centoventisette!
- Il mio centoquarantotto. Ne ho ventuno in più di te!
- Io ho preso due libri. Ne ho novantasette nel primo e settantotto nel secondo. Ne ho centosettantacinque!
Il compagno lo guarda e gli dice: - Per contare più in fretta potevi fare cento più ottanta e togliere tre e due!
L'altro aggiunge: - Io lo so fare anche in un altro modo: cento più cento meno venticinque!
I discorsi hanno contagiato anche gli altri. Io senza farmi notare seguo tutto e sorrido. Chiaramente non mancano quelli che provano e inciampano. Ma provano...
In modo naturale, si è presentata un'occasione ghiotta per verificare non ciò che i bambini sanno, ma "ciò che sanno fare con ciò che sanno".
Inutile dirvi che il rientro a scuola è stato meraviglioso. Giornata di sole, bambini felici del loro carico di libri e io soddisfatta di questo incontro non programmato con la "valutazione autentica".

Per chi volesse curiosare sul concetto di "valutazione autentica":
"La valutazione autentica e quella tradizionale" 
"La valutazione autentica" di Mario Comoglio

S.O.S. Famiglia: "Aiutiamoci ad educare": segnalazioni

Per chi avesse piacere di leggerlo, condivido l'articolo scritto da Arnaldo Scarpa sul mio incontro del 21 febbraio "L'altra possibile faccia della scuola", programmato all'interno del percorso "Aiutiamoci ad educare", organizzato da S.O.S. Famiglia di Iglesias.
Ne approfitto per ricordarvi che sabato 7 marzo, dalle ore 17 alle 19, nella ex sede Scout del Cuore Immacolato di Iglesias, è programmato il secondo incontro sul tema: "Adolescenti: valori e sentimenti tra scuola e famiglia". Parteciperà Alessandra Carbognin - pedagogista, dottore di ricerca in Sociologia. 


"Aiutiamoci ad educare", Programma completo 2015:  fronte - retro

Servizio di assistenza scolastica: incontri

Vi informo che nell'ambito del servizio di specialistica scolastica sono previste tre giornate di informazione rivolte a genitori ed insegnanti su argomenti relativi alla disabilità (diagnosi funzionale, PEI, inclusione scolastica, strutture presenti sul territorio, normativa in tema di disabilità).
Per i dettagli su giorni/orari rimando alla locandina allegata.

domenica 1 marzo 2015

Aula aperta: conclusione

Ieri abbiamo concluso la seconda settimana di "Aula aperta", iniziativa nata lo scorso anno con l'obiettivo di  accogliere i genitori a scuola per far conoscere loro l'esperienza formativa dei propri figli, a vantaggio di una reale alleanza educativa.
Mi sento di affermare che sono state due settimane davvero molto belle. Tutti i genitori hanno accolto la proposta e si sono uniti alle attività didattiche in modo naturale e collaborativo, esprimendo il piacere di conoscere direttamente l'organizzazione scolastica e le scelte didattiche e di assaporare il clima di serenità e collaborazione che connota le esperienze formative dei loro figli.

Nel salutare questo secondo anno di "Aula aperta", voglio ricordarvi che le porte saranno aperte ogniqualvolta doveste senitire il bisogno di condividere qualche ora con noi.
Grazie per aver accolto!

Qualche scatto sulle giornate

L'errore deve essere chiamato "signore"

Questi giorni, mentre pensavo alla nostra didattica e alla centralità data alla scoperta che non teme l'errore, ma lo incontra e ne fa oggetto di riflessione per apprendere, mi sono ritrovata a leggere un post di fine gennaio scritto su www.aamterranuova.it da Beatrice Salvemini.
È un post in cui Fabriana Ferrini, docente alle scuole montessoriane, viene intervistata sull'importanza dell'errore nella pedagogia di Maria Montessori. 
Lo condivido completamente, perciò lo propongo all'attenzione anche di voi genitori, sperando di avere presto occasione per confrontarci insieme su questo importante tema. 

Maria Montessori, La casa dei bambini

Sbagliando si impara: regola d’oro per i bambini

È un motto conosciutissimo ma oggi spesso dimenticato, soprattutto quando gli adulti hanno a che fare con i bambini: “sbagliando si impara” è una regola d’oro per l’educazione dei piccoli e a sottolinearlo è Fabriana Ferrini, docente alle scuole Montessori e formatrice montessoriana. 

Fabriana Ferrini ha una lunga esperienza alle spalle e crede fermamente nei principi che stanno alla base di questa proposta educativa poiché, come spiega, ne vede ogni giorno i risultati positivi sui bambini. E spiega a Terra Nuova i presupposti di questo approccio.

Il metodo Montessori insiste molto sull’importanza dell’errore per il bambino. Perché?

«Secondo Maria Montessori il bambino costruisce la propria personalità attraverso le esperienze e le relazioni con l’ambiente che lo circonda. Egli comincia la conquista dell’indipendenza all’inizio della sua vita e mentre si sviluppa, perfeziona se stesso superando gli ostacoli che incontra nel suo percorso; così facendo si libera dai tentativi degli adulti di “modellarlo”. Da questa convinzione nasce e si sviluppa la proposta educativa montessoriana basata sull’attività autonoma di ciascun bambino: “Aiutami a fare da solo.” Non significa abbandonarlo a se stesso, ma favorirne l’attività attraverso un’azione indiretta realizzata in un ambiente che l’adulto ha il compito di preparare. In alcune attività il controllo e l’autocorrezione sono diretti, in altri non così immediati. Sarà la ripetizione delle esperienze che porterà il bambino a vedere ciò che prima non aveva visto, a scoprire il proprio errore, trovare la via per risolvere il problema; senza l’aiuto dell’adulto. In altri termini non si corregge a parole un bambino, ma gli si dà il tempo di verificare da sé ciò che ha fatto. È così che sviluppa l’auto-giudizio, l’autovalutazione senza dipendere dal parere dell’adulto o dei compagni, l’auto-crescita nella stima di sé attraverso l’errore e l’autocorrezione che sono chiaramente strumenti essenziali per la costruzione di una personalità indipendente. Bisogna, però, aver chiaro che occorre dare ai bambini i mezzi per verificare da soli ciò che fanno (il bicchiere di vetro se cade si rompe, l’acqua cade dalla brocca se è troppo piena ecc.) molti anni prima di arrivare a controllare gli sbagli di ortografia o di calcolo. La scoperta dell’errore e l’autocorrezione diventa così un’abitudine».

Perché “sbagliando s’impara?”

«Sbagliando s’impara è una delle grandi verità; l’errore deve essere chiamato “signore” perché soltanto mediante la sua scoperta il sapere migliora. Negli errori si imbattono coloro che sono impegnati nel fare scoperte. Nelle scuole tradizionali l’alunno commette gli errori con indifferenza, perché non è lui che li deve correggere, ma è l’adulto che se ne incarica. Nelle scuole Montessori il bambino capisce gli errori che fa e sa controllarli assumendo un atteggiamento mentale di costante domanda di fronte all’esperienza e la consapevolezza della relatività di ciò che si conosce, un tollerabile grado d’incertezza, facendolo abituare alla ricerca del dubbio e dell’errore sviluppando un approccio critico verso tutto ciò che è studio. Gianni Rodari scriveva: “Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli”».

La cultura oggi dominante fatica ad accettare che il bambino sbagli e lo rimprovera. Quanto questo è dannoso?


«La cultura attuale non pensa a un bambino vero, come soggetto biologico e psichico. Ci troviamo davanti a un processo di accelerazione in nome di risultati che devono essere sempre più anticipati e che riducono il bambino sempre più ad un oggetto. Il bambino come persona è dimenticato ed è presente un’idea astratta che si nutre di cose che gli adulti propongono. Lo sovrastano continuamente persone che vogliono agire al suo posto imponendogli ciò che è conforme ai loro modelli, premiandolo o minacciandolo, punendolo, cercando di persuaderlo. L’autostima finisce per dipendere dall’approvazione altrui, ciò che esercita un controllo sul comportamento è l’ansia di non essere alla pari, alla moda. Il bambino viene in continuazione deresponsabilizzato, perché è in tutto e sempre gestito da altri che lo controllano, lo giudicano. Le regole vengono dall’alto, ci sono gli adulti che gli dicono come le cose vanno fatte e quindi il bambino deve limitarsi ad ubbidire, rinunciando a pensare. Si verifica così un apprendimento esteriore alla persona che induce a comportamenti di fuga.Tutti questi non sono solo strumenti di repressione, ma anche di regressione.
La proposta educativa montessoriana è il contrario di tutto ciò. Essa ha come concetto cardine la costruzione dell’autonomia. Essa è un valore forte, perché vuol dire non essere pronti a tutto pur di aver l’approvazione, vuol dire assumersi le proprie responsabilità, resistere alle influenze dirette e indirette, alla manipolazione».

L’educazione alla consapevolezza e all’autonomia per un bambino da dove deve partire?

«La conquista dell’autonomia personale è un lungo e sofferto percorso lungo il quale il bambino impiega energie per affermarsi. E’ il coronamento di una lunga serie d’indipendenze sia in campo fisico che in quello psichico. Questo percorso inizia dalla nascita e prosegue con le progressive e lentissime conquiste attraverso le quali s’impadronisce degli oggetti, dello spazio e del rapporto con gli altri grazie alle parole, all’abilità manuale e motoria. Ogni conquista, ogni ostacolo superato lungo il suo cammino gli daranno la consapevolezza di essere un individuo indipendente, libero, ricco di quelle risorse positive necessarie per affrontare autonomamente la propria vita.
Scrive Maria Montessori: “un’azione pedagogica efficace sui teneri bambini deve essere quella di aiutarli ad avanzare sulle vie dell’indipendenza così intesa, che consistono così nell’iniziare le prime forme di attività a bastare a se stessi e a non pesare sugli altri per la propria incapacità. Aiutarli ad imparare a camminare senza aiuto, a correre, a saltare e a scendere le scale, a rialzare oggetti caduti, a parlare per esprimere chiaramente i loro bisogni, a cercare con tentativi di giungere al soddisfacimento dei loro desideri, ecco l’educazione dell’indipendenza”. Il concetto d’autonomia è compendiato nel motto, cui ho già fatto riferimento, scritto sulle pareti delle scuole Montessori: “Aiutami a fare da solo”. Aiutami; la richiesta di aiuto che ogni bambino o giovane rivolge agli adulti o ai più grandi vuol dire: “ho bisogno di te“, perché da soli non si può vivere, né tanto meno ci si può educare; l’educazione è un dialogo. A fare; se faccio, capisco. Nessuno può apprendere al mio posto, nessuno può essere libero, autonomo per me(-stesso). Da solo; il bambino si auto-educa e noi siamo al suo fianco, permettendogli l’iniziativa individuale-libera».

E’ sempre bene lasciare che il bambino individui i propri percorsi o può essere utile anche indirizzarlo a volte?

«L’insegnante deve essere attento nel distinguere tra l’aiuto che “libera” e l’aiuto che “reprime” attraverso un’educazione indiretta che non è troppo interventista, ma neanche troppo attendista e quindi, non deve avere paura di causare danni all’alunno nel predisporre attività nell’ambiente. Egli deve preparare una tavola con un menù molto vario al quale il bambino possa attingere liberamente secondo le proprie motivazioni ed interessi. Si pone, così, come mediatore del rapporto libero e attivo tra bambino e ambiente, predisposto scientificamente, per consentire l’autocostruzione delle competenze dell’alunno, utilizzando quando crede, non nel modo in cui crede; libertà di tempo e non di modo nell’uso del materiale con l’assistenza attenta, ma quasi invisibile dell’adulto che prepara l’ambiente, predispone le attività e le propone al bambino nel momento giusto e nel modo giusto, graduando le difficoltà. La sua meta dovrà essere quella di non imporre la sua volontà al minore, ma di liberarne il suo potenziale».
“Il lavoro della nuova maestra è quello di una guida. Essa guida, ad utilizzare il materiale, a ricercare parole esatte, a facilitare e chiarire ogni lavoro; a impedire perdite di energia, a raddrizzare lo squilibrio eventuale” (Maria Montessori - Scoperta del bambino).