mercoledì 14 aprile 2021

A proposito di occhi bendati

Ne abbiamo parlato a lungo lo scorso anno: mentre ci ritrovavano dentro una situazione senza precedenti, la scuola, messa su la didattica a distanza, dopo una buona dose di lezioni frontali, interrogava e proponeva verifiche. Anche alla primaria. 

Cose che accadono quando si smette di chiedersi a cosa serva la scuola e quale sia il nostro compito. Quando non si è conquistata la capacità di attenzione al contesto e ai vissuti di chi apprende.

E ora, davanti alla notizia di una nuova interrogazione a occhi bendati, siamo allo sconcerto generale.

Ma cosa potevamo aspettarci da una scuola che si è occupata di tutto, ma è ripartita senza prendersi il tempo per rileggere ciò che durante il primo lockdown è stato messo in piedi in tutta fretta?
È sufficiente soffermarsi a guardare i contenuti di alcune sezioni dei vari Piani per la didattica digitale integrata e le preoccupazioni più diffuse che li hanno guidati saltano subito all'occhio. Documenti che dicono tanto su che scuola siamo e sull'incapacità di ripensarsi a partire dalle fragilità che sono state subito evidenti.

Eppure noi, ben prima di valutare, dovremmo avere il compito di aiutare i ragazzi a crescere (come ben scrive Regi Palermo), in un clima di fiducia, aggiungo io, costruendo autonomia e responsabilità.

Eppure, mentre noi siamo qui che discutiamo di occhi bendati durante un'interrogazione, ci sono tante altre bende che andrebbero rimosse.

Sono quelle di chi, in piena pandemia, con scuole e classi che aprono e chiudono tra colori e quarantene, famiglie in grave disagio economico e psicologico, docenti e studenti stremati, sta mandando circolari con il "cronoprogramma per la somministrazione delle prove per classi parallele".
Ne ho letto con attenzione una che mi è stata mandata ieri sera e mi sono chiesta: ma ci si è accorti dentro che cosa siamo? Come è possibile esprimere questo davanti alle evidenti difficoltà di essere accanto ai nostri studenti come meriterebbero e di garantire il nostro compito in modo adeguato?

È sconcertante osservare che anche ora, la scuola, scoperchiata come non mai, sia incapace di tornare al suo compito e di scegliere cosa mettere al primo posto. 

Perciò non stupiamoci troppo delle bende che si vedono: sono solo l'effetto di troppa cecità laddove, più che in qualunque altro luogo, si dovrebbe essere capaci di guardare lontano.

martedì 13 aprile 2021

Non stancarti mai di seminare

 
Ieri, a chiudere il tirocinio, dopo quattro anni insieme, tre con l'attuale classe, è stata Chiara. Quando fai scuola sperimentando nuove strade, riflettendo di continuo sugli effetti di ogni scelta, di ogni proposta, su ogni fatto che semplicemente accade e sulle vite che ogni giorno mostrano qualche nuova parte di sé, una studentessa attenta diventa presto una presenza preziosa. Sono altri occhi che osservano la stessa realtà, riflessioni che con te smontano e regolano; attenzione a ciò che nasce, a ciò che cresce. Emozioni che ti sorprendono nello stesso momento e costruiscono vicinanza e amore per questo mestiere così difficile ma così privilegiato.

Così è stato con Chiara, alla quale ho aperto senza riserve, facendole conoscere il mio essere maestra nelle pratiche, ma anche ogni rilettura e ogni fatica. E sempre l'importanza di farsi sorprendere dalla bellezza, di farle spazio. 
 
Ci siamo conosciute attraverso le riflessioni, i nostri sguardi posati sui bambini nello stesso momento, il dolore per le loro sofferenze, la gioia per le loro conquiste, lo stupore per la profondità e la pienezza delle loro parole. E soffermandoci insieme su tutto ciò che è nato, laddove nessuno avrebbe scommesso niente.

Sarà difficile dimenticarmi di te, alla ricreazione, mentre sorprendi N., proprio N., che si ritaglia il tempo per scrivere un libro. - Ma hai visto? N. sta scrivendo un libro! Mi ha detto il titolo e mi ha chiesto come può farlo diventare un libro vero.
Proprio come me hai cercato lo scatto. Non è una foto, noi lo sappiamo, non ai nostri occhi. Per te è una conquista che nessuno avrebbe creduto possibile. Per me ciò che dice che maestra sei già.

Grazie Chiara. Avrei potuto salutarti raccontando della tua unità sul bullismo, snodata tra il bellissimo silent book di Vanessa e il role-play, valorizzando quel fare insieme di cui hai respirato la forza, ma il tuo essere maestra lo avevo già visto ed apprezzato in tutto ciò che abbiamo condiviso in ogni giorno in presenza e tanto nel passaggio alla didattica a distanza. È con la tua complicità che ho sperimentato l'attività cooperativa su digitale, spegnendo le videocamere e osservando una realtà ancora nuova. È in te che ho trovato la mia stessa urgenza di dirci la meraviglia riempiendo ogni pausa e ogni dopo. 

A ogni bambino hai lasciato una piccola serra, con terra e semi e parole importanti, a me la bellezza che esplode nella semplicità che tu sai bene quanto amo.

Io ti rinnovo la mia gratitudine per ogni giorno condiviso, per ogni volta che mi hai fatto sentire meno sola, per aver accolto la mia fragilità insieme alla mia forza, per aver visto la fatica ma esserti fermata sulla bellezza. Per l'affetto grande che è nato. E per questa straordinaria complicità professionale che so che durerà nel tempo. Il mio bene è con te.

"E ricorda: se anche non dovessi raccogliere niente, non stancarti mai di seminare".
 
 

venerdì 9 aprile 2021

Regitro elettronico: spazio sostitutivo

Come noto, da qualche giorno, il registro elettronico è fuori uso.
Vi informo, pertanto, che sulla classe virtuale è disponibile un post sostitutivo.
Questo è di facile reperibilità in quanto è tenuto in primo piano sullo stream e sarà presente fino alla riattivazione del servizio Axios.

Link diretto al post: https://classroom.google.com/c/MTI4NTg3NTY1Mjgw/p/MjgxNTk4NDc0OTY3/details (accesso con account d'Istituto).

giovedì 8 aprile 2021

Che cosa sente davvero ognuno?

Ieri mattina, nella nostra cassetta della posta verde, quella che abbiamo in aula per raccogliere stati d'animo, pensieri e bisogni, ho trovato un biglietto: - Maestra, grazie infinite. Ho capito che io non sono inutile. Grazie.
Qualche giorno fa, una delle mie bambine, chiamandomi al suo banco, mi ha chiesto se poteva parlarmi un attimo. Io ho pensato a una richiesta comune, perciò mi sono semplicemente avvicinata.
- Sai maestra, io mi sento inutile.
Ho abbandonato ogni cosa e ogni altro pensiero e mi sono messa accanto.
- Cosa vuol dire, amore, in che senso ti senti inutile?
- Proprio come un oggetto che c'è ma non serve a nessuno. A volte mi metto anche in un angolo dove mi sento più tranquilla.
- Amore, le ho detto io, ma tu non sei affatto inutile, perché ti senti così?
- Perché molte volte non capisco le cose, faccio molta fatica.
- Ma questo non significa essere inutili. Ognuno ha i suoi tempi e noi tutti non abbiamo fretta e siamo qui per aiutarvi.
Non devi mai sentirti inutile. Pensa che io non riesco a immaginare questa classe senza di te. Senza la bellezza che ogni giorno porti con la tua gentilezza verso tutti, senza quello che tutti noi impariamo da te. A me non interessa se non sai fare tutto subito. Io voglio solo cercare sempre la strada per aiutarti.
E le ho raccontato le tante cose che porta tra noi.
Le sono scese lacrime silenziose. Le ho detto che ogni regola ha le sue eccezioni, perciò anche se non si potrebbe, l'ho abbracciata stretta.
Lei si è ammorbidita, mi ha detto che questa cosa l'ha detta anche ai suoi genitori e che pure loro sono rimasti molto sorpresi.
Visto come mi sono sentita io, da maestra, posso solo immaginare che cosa abbiano provato loro.
Le ho detto di non pensarlo mai, ma che ha fatto bene a dirmi come si sente perché è importante per me sapere che cosa prova e che cosa pensa.
È tornata a sedersi e io sono rimasta lì a pensare a quanto sia difficile, anche quando pensiamo di fare tutto il possibile, capire davvero come possa sentirsi un bambino.
Dopo un po' si è avvicinata a me e mi ha detto: - Sono più tranquilla, maestra. Non lo dirò più di sentirmi inutile.
E io le ho risposto: - Non preoccuparti di averlo detto, hai fatto bene. Ciò che desidero è che tu non lo possa pensare mai più. Perché tu sei molto preziosa e come ti senti conta più di ogni cosa.
Si è messa al lavoro - stiamo affrontando le divisioni in colonna - e le sono stata molto vicina per guidarla con gli strumenti che so esserle d'aiuto.
Mi sono interrogata molto, e lo sto facendo ancora adesso. Se si sente così una bambina amata da tutti noi, in una classe in cui al primo posto abbiamo messo la costruzione di un clima sereno, la cura e l'aiuto dell'altro. Dove non sono mai esistiti voti né giudizi, dove la competizione è tenuta fuori, cosa accade in altri scenari?
La verità è che non possiamo mai sapere che cosa senta davvero ognuno. Mi è stato consegnato un pensiero con una franchezza disarmante, come mai mi era capitato. Ma questo chissà quanto è dentro tanti dei nostri bambini, nonostante noi. Perché loro conoscono bene le loro difficoltà, senza bisogno che nessuno gliele mostri di continuo e si confrontano oltre ogni nostro confronto. Che male.

domenica 4 aprile 2021

Buona Pasqua

Io auguro a noi occhi di Pasqua
capaci di guardare
nella morte fino alla vita
nella colpa fino al perdono,
nella divisione fino all’unità,
nella piaga fino allo splendore,
nell’uomo fino a Dio,
in Dio fino all’uomo,
nell’io fino al tu.
E insieme a questo, tutta la forza della Pasqua!

Klaus Hemmerle

sabato 27 marzo 2021

Il cambiamento nasce da dentro: appuntamenti aprile/maggio 2021

Con grande piacere segnalo la ripresa delle attività di formazione attiva programmate da "Il cambiamento nasce da dentro" per i mesi di aprile/maggio 2021, proposte in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Dessì di Villacidro e Casa Emmaus di Iglesias.

Gli incontri sono pensati in continuità con le attività formative precedenti, allo scopo di riflettere sugli effetti delle stesse nelle diverse realtà scolastiche, anche alla luce della nuova normativa.

Sono organizzati in digitale ma, al fine di salvaguardare la formazione attiva che connota le proposte, prevedono momenti in plenaria e attività in piccoli gruppi. Sono così garantite le occasioni di condivisione e confronto, la diffusione orizzontale delle buone pratiche e la registrazione di nuovi bisogni.

Temi e date

La valutazione come apprendimento. L'apprendimento come valutazione.
Autovalutazione, valutazione tra pari e colloqui con gli studenti nella nuova valutazione.

Giovedì 15 aprile 2021, 17:00 - 19:00
Martedì 20 aprile 2021, 17:00 - 19:00


In apertura del secondo incontro interverrà Elisabetta Nigris, Preside del Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria presso l’Università di Milano Bicocca e Coordinatrice del Gruppo di lavoro ministeriale sulle Linee guida per la nuova valutazione.
Valutazione descrittiva e lavoro in classe: verso una progettazione coerente.
 

Costruire cittadinanza: quale ruolo per l'educazione civica?

Giovedì 13 maggio 2021, 17:00 - 19:00
Venerdì 21 maggio 2021, 17:00 - 19:00


In apertura del secondo incontro interverrà Philippe Meirieu, professore emerito di Scienze dell’Educazione all’Università Lumière Lyon II:
Educare alla cittadinanza oggi: perché? Come?
La traduzione sarà assicurata da Enrico Bottero, pedagogista e traduttore di libri e articoli di Philippe Meirieu in lingua italiana.


Conduzione

La conduzione degli incontri è affidata ad Enrica Ena, insegnante e responsabile della progettazione e del coordinamento de "Il cambiamento nasce da dentro".

Chi può partecipare?

Gli incontri sono rivolti a docenti delle scuole di ogni ordine e grado, dirigenti scolastici, genitori, figure educative, studenti universitari e/o di scuola secondaria per percorsi concordati.
Allo scopo di salvaguardare la formazione attiva, tuttavia, le presenze per ognuno dei percorsi proposti non potranno superare gli ottanta partecipanti.

Costi/Certificazione

La partecipazione è gratutita e sarà certificata con attestato valido ai fini della formazione in servizio e utile per fruire dei permessi previsti dal Contratto di lavoro.

Come ci si iscrive?

Per iscriversi è sufficiente compilare il seguente form ed assicurarsi di riceverne copia nella propria casella di posta elettronica: https://forms.gle/iEnLaZUh5hUJDMon8

Per qualunque necessità, è possibile contattare il gruppo di lavoro all'indirizzo: ilcambiamentonascedadentro@gmail.com

È stato, inoltre, anticipato che per il 27 maggio 2021, sempre su digitale, è programmato un incontro con il pedagogista Enrico Bottero (seguirà locandina e form per le iscrizioni) dal titolo: La pedagogia Freinet, un “sistema” alternativo alla pedagogia tradizionale.

 

martedì 23 marzo 2021

Il mio tirocinio di emozioni e l'amore spiegato dai bambini di 8 anni

Post di Chiara Pusceddu

La DAD non è necessariamente monotona, noiosa e alienante. La chiave giusta è capace di aprire porte magiche, anche quando non si è vicini.

Stamattina, ad attendermi su Google Meet, un'attività più speciale del solito: i bambini dovevano osservare questa bellissima immagine e successivamente confrontarsi in piccoli gruppi sul significato della parola 𝙖𝙢𝙤𝙧𝙚.


Bambini, ha detto maestra Enrica, che cos'è per voi l'amore?

Di seguito solo alcuni dei meravigliosi pensieri emersi:

L'amore è... quando due persone soffrono entrambe e cercano di stare più vicine per sconfiggere la sofferenza. Ad esempio quando cercano di sconfiggere una malattia insieme. Perché secondo me, quando stai vicino a una persona e le vuoi bene, si può superare tutto.

L' amore è... un viaggio con mia madre e mio padre insieme.

L'amore significa che qualcuno farebbe qualsiasi cosa per un altro.

L'amore è... quando tu vedi una persona che per te è bellissima e ti scatta una roba fortissima perchè ti piace talmente tanto e ogni volta te ne innamori.

L'amore è... quella cosa che mi permette di sentire mio nonno sempre vicino al mio cuore anche se è morto.

E c'è chi ancora mi chiede che cosa mi spinga a diventare una maestra.

sabato 20 marzo 2021

Vanessa Roghi, Le buone maestre

Con grande piacere, condivido apertura e link all'articolo di Vanessa Roghi, pubblicato in data odierna su Internazionale.

Le buone maestre di Vanessa Roghi, storica

Anna Marcucci Fantini, Maria Corda Costa, Dina Bertoni Jovine, Lydia Tornatore, Carmela Mungo, Maria Luisa Bigiaretti, Dina Parigi, Idana Pescioli, Giovanna Legatti Tamagnini, Nora Giacobini, Bianca Maria Pettini, Sara Cerrini Melauri, Bianca Fassino, Maria Bertini Casilli, Gina La Marca, Adriana Gerundino Ross, Luisa Tosi e tantissime altre. Nomi che ai più non dicono niente e che invece hanno accompagnato quotidianamente la vita di bambini e bambine, ragazze e ragazzi per generazioni.

Maestre e professoresse, che a partire dall’immediato dopoguerra hanno cambiato in senso democratico, nella pratica di ogni giorno, la scuola italiana. Di loro non si parla mai. I buoni maestri (e rivoluzionari) sono sempre maschi, i don Milani, i Mario Lodi, i Gianni Rodari, i Freinet, i Capitini, gli Ivan Illich, i Dewey, e indietro fino a Rousseau, la schiera dei pedagogisti, dei riformatori della scuola è sempre tutta al maschile. L’eccezione che conferma la regola, Maria Montessori, è davvero un unicum nella pedagogia italiana del novecento. Ma chi conosce i nomi di Maria Boschetti Alberti o Giuseppina Pizzigoni?

Malgrado quello dell’insegnare sia un mestiere che nel secolo scorso è diventato sempre più femminile, non è cambiata affatto la struttura piramidale del mondo dell’istruzione, che fa leva su una base di donne che educano bambini ma che a loro volta studiano teorie elaborate (e spesso insegnate) da uomini.


Leggi tutto l'articolo su: www.internazionale.it/opinione/vanessa-roghi/2021/03/20/buone-maestre

giovedì 18 marzo 2021

Prove di bassa direttività su digitale

Quando lessi le Linee guida per la Didattica Digitale integrata, rimasi sconcertata davanti alle ore previste per l'attività sincrona fin dalla scuola primaria. Nel paragrafo "L'orario delle lezioni", il documento parla di quote orarie settimanali minime di lezione in sincrono, indicando dieci ore per la classe prima e quindici per le restanti classi.
 
Sapevo bene di come in molti, moltissimi casi nel precedente anno scolastico la didattica a distanza era stata costruita sul modello “lezione, esercitazione, verifica”, con due opzioni prevalenti: video-spiegazione e una buona dose di compiti e pagine di studio, assicurate con WhatsApp e/o registro elettronico; lunghe mattinate in videoconferenza con replicazione pura delle lezioni frontali, per chi era ricorso ad ambienti di apprendimento con sistema di videoconferenza integrato.
Non solo. Ci sono state scuole che nel mettere su questa organizzazione, hanno addirittura seguito lo stesso orario delle lezioni in presenza, e che, per questo, venivano portate come esempio.
Ricordo ancora la mia preoccupazione davanti ad articoli usciti sulla stampa isolana che elogiavano queste pratiche.
 
È per questo che quando lessi le Linee Guida, pensai che se fossi stata nella condizione di ricorrere ancora alla didattica a distanza, mi sarei impegnata a studiare un’organizzazione attenta a salvaguardare, anche in sincrono, gli spazi per la didattica a bassa direttività, in modo da garantire momenti di attività collaborativa nei piccoli gruppi.
 
Venivo da scelte molto diverse, certamente condizionate anche dal momento: una progettazione completamente autogestita, un ambiente di apprendimento che non prevedeva al suo interno la videoconferenza, competenze delle famiglie da costruire, strumenti e reti in molti casi non adeguati.
Tuttavia, ad aiutarmi, in quel contesto, insieme alle competenze sul digitale maturate nel tempo, sono state proprio le scelte metodologiche basate su pratiche didattiche collaborative a bassa direttività.
 
La nostra esperienza, che ho documentato puntualmente e raccontato in diversi contesti, ha mosso da subito da una progettazione esplicita articolata in proposte asincrone, garantite a cadenza regolare per tre giorni la settimana, con scelte pensate per custodire una dimensione di comunità anche a livello di apprendimento, e appuntamenti sincroni (quattro) della durata di un'ora, rivolti a un massimo di 5/6 bambini per volta (che sceglievano liberamente giorno e orario, registrandosi sul calendario proposto) dedicati prevalentemente alla metacognizione ripartendo dai lavori svolti (vedi).
Per assicurarmi che i bambini continuassero ad arricchirsi grazie ai lavori di tutti, ho organizzato la valutazione tra pari, integrata da una semplice strategia che si è rivelata molto efficace: negli incontri sincroni i bambini erano invitati a presentare non il loro elaborato, ma quello di un compagno, argomentando la propria scelta.
 
Torno ad oggi. Ho sempre creduto che il lavoro più importante da fare dopo l'esperienza dello scorso anno fosse quello di riflettere per conoscersi meglio e guardare alle diverse scelte con nuova consapevolezza.
 
La nostra esperienza, nonostante i limiti oggettivi, è stata positiva. Le scelte ci hanno tenuto tutti insieme fino alla fine. Ci siamo completamente ripensati in uno scenario nuovo, senza però perdere mai di vista il modo in cui guardiamo alla scuola e le nostre scelte.
Tuttavia, c’era una grande assente, insieme alla vita di comunità, e questo ci è stato chiaro da subito: la vivacità tipica dell’apprendimento collaborativo, che consente di muovere da provocazioni alte rese possibili dal sapere che nessuno è mai solo.
 
Questa settimana di quarantena, per noi che siamo stabilmente in presenza da settembre, non poteva che essere tradotta in opportunità per ripensarci ancora e per dare gambe alle nostre convinzioni.
 
Oggi, la nostra terza può contare su bambini in cui sono cresciute molto autonomia e responsabilità e su competenze digitali sviluppate in modo importante, sia nei docenti sia negli studenti.
Abbiamo curato la formazione dei genitori e possiamo contare su strumenti e connessioni più adeguati.
 
Neanche per un attimo, pertanto, nonostante l’efficacia della nostra esperienza, abbiamo pensato di replicarla.
 
Ciò che abbiamo fatto è stato tornare al Piano scolastico per la DDI del nostro Istituto e ai suoi vincoli, per costruire una proposta che avesse la nostra forma e custodisse le nostre pratiche didattiche.
 
Le quindici ore di attività sincrona obbligatoria prevedono tre mattine articolate prevalentemente in due sottogruppi, mentre, le due restanti sono pensate per attività destinate alle attività in quattro sottogruppi, così da garantire proposte in forma collaborativa da gestire in autonomia.
Questi sono: formiche, farfalle, tartarughe e coccinelle.

La regia è assicurata dal pannello delle breakout rooms che consente la supervisione esterna a cura dei docenti con interventi nei vari gruppi quando necessario.
 
Sapevo che non sarebbe andato subito tutto liscio e che gli spostamenti richiesti ai nostri alunni fra i vari ambienti erano tanti. Ma, al solito, sta tutto nel fidarsi dei bambini e nel costruire un'organizzazione forte.
 
La prima proposta con questa modalità è stata dedicata ad un'attività "ordinaria": l'analisi grammaticale con il supporto delle forme geometriche (una semplificazione del modello Montessori). Data una frase, i bambini dovevano associare la forma adeguata (cerchio, triangolo grande/piccolo, mezzaluna) alle parti del discorso conosciute, mettendole in relazione a partire dal verbo e dai nomi.

Ho nominato i coordinatori (in questa fase ci ho pensato io) con il compito di assicurare il coinvolgimento di tutti e curare la restituzione del lavoro in plenaria.
 
Il tempo si è ristretto in un attimo, come sempre accade in questi casi, e non è mancato qualche problema da gestire. Tuttavia, sono intervenuta in modo molto discreto dove necessario e, al solito, per gestire il resto, ho atteso la fine dei lavori.
 
La bellezza - già perché bisogna vederla ed essere consapevoli di che motore sia - è stata tanta.
Mentre osservavo le stanze da esterna, attivando l'audio di ognuna a rotazione per capire come i bambini si fossero organizzati e come procedessero i lavori, è stato impossibile per me non mettere in primo piano l'attenzione all'apprendimento collaborativo che, in questa forma, mancava dai primi giorni di marzo dello scorso anno. Davanti ai miei occhi i bambini lavoravano di nuovo in gruppo, senza mascherina e senza doversi preoccupare delle distanze. Collaboravano come se fossero fianco a fianco.


Scaduto il tempo, di cui l'organizzazione, essendo la prima volta, ne aveva occupato buona parte, i bambini hanno fatto la loro seconda pausa destinata alla merenda e, puntuali, alle 11:20 sono tornati in plenaria per la restituzione.
Non tutti i gruppi avevano finito il lavoro, ma era una cosa messa in conto da subito; così come lo era la gestione di alcuni problemi.
 
La restituzione al grande gruppo è stata fatta dai coordinatori. Questi sono stati inviatati a condividere a due livelli: aspetti organizzativi e funzionamento del gruppo; svolgimento del lavoro.
 
Prima di questa, tuttavia, cinque minuti pieni li ho occupati io per riportare ciò che avevo appuntato durante le mie osservazioni da esterna, ma anche per rassicurare su alcuni problemi che, nel frattempo, avevano creato preoccupazione in qualche genitore, rendendo necessario ricordare che la scuola sperimenta di continuo nuove strade e che questo comporta tanti aggiustamenti prima che tutto funzioni come atteso.
 
Ancora una volta, perciò, ho chiesto fiducia nella consapevolezza che guida le scelte di noi docenti, ricordando che nel nostro lavoro le regolazioni non finiscono mai. E che in nessun caso la strada può essere la rinuncia.  Questo in presenza, questo sul digitale.
 
Completata la restituzione, ci siamo messi insieme davanti al file nel quale io avevo riportato man mano il lavoro dei singoli gruppi. Ma non abbiamo completato. Non c'è fretta. La nostra analisi grammaticale si è fermata sulle forme grandi; sulle piccole torneremo.
Oggi la proposta era un pretesto, un buon pretesto, ma l'attenzione era su ciò che renderà possibile tanto di più.
 

Questa mattina si tornerà per completare ed approfondire il lavoro e mettere a punto l'organizzazione. Il desiderio è di consegnare tempi più distesi.

Il ritorno in plenaria sarà gestito con una restituzione più snella da parte dei coordinatori e una ruota della fortuna sulle parti del discorso organizzata per dare la parola a tutti tutti.
 
Se tutto procede, nei giorni che restano, ci attende la ripresa della scrittura collaborativa che proporrò a partire da un'immagine.
Vediamo che cosa succede.

lunedì 15 marzo 2021

Didattica a distanza: una mozione

La nostra prima giornata in didattica a distanza di quest'anno inizia con una mozione di T., seguita alla condivisione dell'organizzazione a cui si è fatto spazio nella fase di apertura, all’interno dell’ora dedicata alle attività trasversali.
- Maestra, ma lo possiamo avere un tempo solo per noi, per parlare, per condividere delle cose nostre?
Io rispondo ricordando che hanno lo spazio "Chiacchiere in libertà" e che anche questi primi cinquanta minuti sono proprio come il nostro tempo al mattino in cui, con il programma della giornata e la lettura del libro (al momento, Lucy), ci sarà sempre anche il tempo dedicato alle condivisioni.
- No, maestra - riaccende il microfono - ma io intendo proprio una videoconferenza tutta per noi, per parlare direttamente e poterci mostrare le nostre cose.
Mi rendo conto che ha ragione. Chiacchiere in libertà è uno spazio di comunicazione asincrona e qui ci siamo sempre noi. 
Già... ciò che chiede T. è qualcosa a cui non abbiamo proprio pensato.
Mentre la testa è già impegnata a riflettere, spiego che per una questione di sicurezza - e illustro i possibili rischi - da soli in videoconferenza non possiamo proprio lasciarli.
Tuttavia, subito dopo, con uno sguardo d'intesa con Chiara, la tirocinante presente con noi, mi dico che questo è un bisogno che non si può proprio non accogliere. In quattro e quattr'otto propongo di integrare quindici minuti liberi a fine attività, dove però saremo presenti da esterne: videocamera e microfono spento.
T. Accetta. Il compromesso lo convince. È soddisfatto. E tutti sono felici con lui.
Così alle 12:00, completate le attività, i gruppi hanno potuto ritrovarsi, noi abbiamo assunto uno sguardo esterno e sullo schermo sono comparsi altri spazi della casa, animali, costruzioni, PlayStation... Di tutto di più.
Non tutti sono tornati in plenaria. Forse la decisione presa in itinere non è stata chiara. O, forse, le famiglie si erano già organizzate su questi orari.
Da domani, tuttavia, un nuovo quarto d'ora entrerà stabilmente nella nostra organizzazione e l'appuntamento sarà nella videoconferenza dello spazio "Chiacchiere in libertà".
Anche questa non è un'idea nostra. È arrivata da V., una delle nostre bambine, e ci è piaciuta subito. Uno spazio dedicato anche "fisicamente" e distinto da quello delle attività.
Che dire? Al solito condividere il programma e tutta l'organizzazione con i bambini non può essere un solo presentare e io sono felicissima ogni volta che loro ci aiutano a vedere ciò che sfugge al nostro sguardo.

Beh... come primo giorno in didattica a distanza non possiamo che essere soddisfatti. Ora seguiranno le attività autogestite.
Certo è che poter vedere gli effetti dell'esperienza a un anno di distanza è veramente interessante. Che questa quarantena avesse anche questo scopo? Chi lo sa… 
I bambini, comunque sia, dai loro otto anni, sono stati davvero straordinari, sia in termini di autonomia che di maturità. E questo va detto.