giovedì 26 gennaio 2017

Restituzioni che arrivano da sole

Sono le piccole cose che arrivano senza essere chiamate a rendere felici noi maestri. Proprio come in giornate come oggi, 25 gennaio, in cui ci si è presentata davanti, in un contesto non formale, la bellezza dell'autonomia che cresce, delle capacità organizzative che prendono forma, dei bambini che sanno essere squadra.
In molti si interrogano su cosa sia una competenza, impazziscono dietro la ricerca di prove autentiche: cosa saranno, come le strutturo, come le propongo? Ma poi ci sono prove autentiche così e se noi maestri, cercandole altrove, smettiamo di riconoscerle, perdiamo il sapore del nostro mestiere.
Ecco, dopo questa premessa, vi domanderete: che cosa avrà mai visto di così grande?, e con buone probabilità rimarrete delusi dalla piccolezza di ciò che condividerò. Eppure, fidatevi, se foste stati lì con noi, oggi, sareste rimasti incantati anche voi... 

È ora della ricreazione, i bambini, come sempre, iniziano ad organizzarsi per andare in bagno seguendo l’ordine delle isole. C’è un’apparente confusione. C’è chi esce, chi entra, chi approfitta per riprendere in mano l’album con le figurine, un libro o un giochino da mostrare a un compagno. Nessuno che mangia. Ormai è consolidato da anni. La merenda si consuma tutti insieme, solo dopo che tutti rientrano, e rigorosamente dopo il buon appetito. Poi fuori il tempo è buono, non importa se è inverno, sarà un altro giorno di merenda e giochi all’aperto.
Ho appena finito di parlare con Alessia alla quale ho chiesto notizie dei due nuovi racconti che sta scrivendo, quando si avvicinano Lucilla e Sebastian per dirmi che anche loro stanno scrivendo un racconto. Parla dell’amicizia di due bambini – mi spiegano - uno italiano e uno clandestino. Sebastian mi precisa subito: - Lo stiamo facendo insieme, ma lei è la scrittrice e io l’illustratore.
Ruoli chiari, mi piace. Sorrido felice di leggere questa motivazione, di constatare che certe passioni sono davvero contagiose. Io ci ho sempre creduto, ma mi sorprendo ogni volta proprio come davanti a un dono. Forse è perché so bene che gli investimenti a lungo termine non sempre ci consentono di essere presenti quando si presentano gli effetti.
Mi avvicino dalle colleghe per riflettere proprio su queste cose, quando vedo che i bambini si portano tutti intorno ad un’isola. Mi avvicino a curiosare. Cosa staranno facendo?
Chiedo notizie e compare un primo foglio. – Ci siamo accorti che quando andiamo a giocare fuori perdiamo troppo tempo a stabilire le regole e a formare i gruppi per giocare – è Lucilla a parlare - perciò abbiamo deciso di scrivere le regole così tutti le conoscono e iniziamo subito. Le chiedo di mostrarmi il foglio. Bene… un piccolo testo regolativo.
Leggo: "Regole del gioco per chi scappa" e mi sorprendo di vedere in basso tutte le firme. Così domando: - Come mai lo state firmando?
- Perché chi firma accetta le regole del gioco per chi scappa e fa parte di quella squadra.
Sposto lo sguardo e sul banco c’è Alessia che ancora scrive. Un altro foglio: "Regole del gioco per chi acchiappa". E anche qui nuovi bambini in fila per firmare. Nel foglio sul quale scrive Alessia, mi sembra di scorgere un errore, vedo qualcosa tra due parole che non capisco, ma lei mi precisa subito: - No, maestra, non è un errore, è bambino barra bambina (bambino/a). Eccoli, attenti ai generi.
Non resisto. Fotografo i fogli e mi sposto dalle colleghe e insieme notiamo i tanti particolari. Davvero bello avere qualcuno per rileggere ciò che avviene.
Subito dopo usciamo all'aperto. I bambini consumano la merenda in fretta e si portano al centro della piazza. Alessia e Lucilla con i loro fogli in mano si mettono di fronte al gruppo. Tutti seguono. Così iniziano l’appello partendo dai due fogli. Ognuna ne chiama uno, alternandosi, proprio come facciamo in palestra quando formiamo le squadre. Io sono lì che li osservo, organizzati, procedere senza discussioni. Le regole sono ormai chiare a tutti così iniziano a giocare.
Tra me e me sorrido. Si sono organizzati talmente che in realtà un bel po’ di tempo per iniziare c’è voluto, proprio come accade a me prima di liberarli per il lavoro. Ma non importa, sono tutti più soddisfatti, sanno che ora il gioco funzionerà meglio.
E mentre corrono, tutti insieme, noi ci riuniamo ancora a riflettere su ciò che osserviamo.
Quanto si è offerto oggi ai nostri occhi… sorridiamo. Alla fine i nostri tempi invisibili stanno esprimendo la loro forma.



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